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venerdì 20 luglio 2018

FLASHBACK / BRITISH GP 2003. L'INVASIONE DI CORNELIUS


(20/7/2018) – THE CORNELIUS' INVASION. Gran Premio d’Inghilterra, 20 luglio 2003, Silverstone: oltre che per la vittoria della Ferrari di Rubens Barrichello, la gara di 15 anni fa sarà ricordata anche per la clamorosa invasione di pista ad opera di Cornelius "Neil" Horan. L’ex preste irlandese, indossando tanto di kilt, in diretta TV mondiale, cominciò a correre frontalmente alle monoposto lanciate sul velocissimo tratto dell’Hangar Straight. Nel compiere la pericolosissima impresa, il temerario brandiva due cartelli con le scritte "Read the Bible" ("Leggete la Bibbia") e "The Bible is always right" ("La Bibbia ha sempre ragione"). Dopo lunghissimi secondi, evitato per miracolo da tanti piloti, un commissario di percorso riuscì finalmente a bloccarlo e a trascinarlo – letteralmente – al di là della sede stradale. “Quando l’ho visto – disse Mark Webber, allora alla Jaguar – pensai solo che quel tizio sarebbe morto nei successivi trenta secondi”. Nel frattempo, la Safety car era già entrata in pista – per la seconda volta tra l’altro: in precedenza era stato necessario a causa dei detriti lasciati in pista dalla Mc Laren-Mercedes di Coulthard – e molti ne approfittarono per un nuovo stop ai box. Ormai “personaggio”, si scoprì di più di Cornelius, soprannominato The Grand Prix Priest (Il Prete dei Gran Premi) o The Dancing Priest (Il Prete Danzante) per le sue intemerate apparizioni a sorpresa nel corso di grandi eventi sportivi. Stesso copione, per esempio, alla maratona delle Olimpiadi di Atene 2004. La giustizia inglese lo condannò a due anni e due mesi di reclusione per trasgressione aggravata, ma venne scarcerato in anticipo. Ecco da YouTube il video in questione: https://www.youtube.com/watch?v=s519tP0mO_o


INTRAMONTABILE BIBENDUM, L'OMINO MICHELIN COMPIE 120 ANNI



(20/7/2018) - TIMELESS BIBENDUM, HE'S 120. Nel 1894, all’Esposizione Universale e Coloniale di Lione, osservando una pila di pneumatici disposti artisticamente, Édouard Michelin ha una folgorazione e dice: “Guarda, con un paio di braccia in più sembrerebbe un omino!”. E’ nato così, nel 1898, Bibendum, l’Omino Michelin che festeggia quest’anno il 120° compleanno.  L’Aventure Michelin, un luogo unico, aperto a tutti, che custodisce e testimonia la storia e il patrimonio culturale del Gruppo a Clermont Ferrand (32, Rue du Clos Four), celebra l’evento con una mostra dedicata, fino al 31 dicembre 2018.





BIBENDUM, MIGLIOR LOGO DI TUTTI I TEMPI - Ma ripercorriamo la storia di questo autentico “personaggio” che da allora accompagna generazioni di viaggiatori in tutto il mondo. Fu l’artista Marius Rossillon, conosciuto con il nome d’arte di “O’Galop”, a realizzarlo rendendolo protagonista di uno straordinario manifesto dal titolo “Nunc est Bibendum” (“Adesso bisogna bere”), in cui cita l’Ode di Orazio (I, 37) per dire che il pneumatico Michelin “beve” l’ostacolo. Poi comincia ad apparire su ogni canale pubblicitario, impegnato a fornire informazioni tecniche relative all’uso corretto del pneumatico. Altri grandi nomi del mondo della pubblicità e dei manifesti, come Hautot, Grand Aigle, Riz, Cousyn e René Vincent, contribuiscono quindi alla sua affermazione conferendogli ognuno il proprio stile e le proprie idee, forme e design diversi. Infine, per rendere l’Omino Michelin facilmente riconoscibile per tutti, diventa necessario uniformarne l’immagine. L’impresa sarà portata a termine, negli anni ‘20, dagli artisti dediti a Bibendum che lavorano nello studio grafico Michelin: con un numero ben preciso di pneumatici come struttura per il corpo e forme definite, a poco a poco l’Omino Michelin diventa il personaggio conosciuto in tutto il mondo. Il suo successo continua a crescere fino a quando, nel 2000, viene riconosciuto miglior logo di tutti i tempi da una giuria di esperti del Financial Times. Quello stesso anno, l’Omino Michelin assume un design high-tech in 3D, che ne sottolinea la predisposizione per l’innovazione e la tecnologia. 
Biografia di Bibendum >>

lunedì 16 luglio 2018

FLASHBACK / BRITISH GP 1983. L'ESORDIO DELLA SPIRIT, IL RITORNO DELLA HONDA



(16/7/2018) Gran Premio d’Inghilterra, 16 luglio 1983, Silverstone: al nono appuntamento della stagione fece il suo esordio in F1 il Team Spirit motorizzato Honda. Grazie a questo binomio si registrò l’importante ritorno della Casa giapponese nella massima formula dalla quale mancava dal Gp del Messico 1968. La gara non andò molto bene (piuttosto sgraziata la vettura, senza cupola motore): il pilota Stefan Johansson, buon 14° su 26 concorrenti in qualifica, si ritirò al quinto giro per problemi all’alimentazione. Anche il prosieguo della stagione non fu brillante, a parte lincoraggiante 7° posto in Olanda, ma da quella base la Honda pianificò il successivo accordo con la Williams e da lì una lunga scia di trionfi fino all’epopea con la Mc Laren e Senna.


DA SILVERSTONE... ALLA WILLIAMS - Il piano nipponico per il grande rientro prevedeva un primo step nella F2 1982 con la neonata Spirit – il motore era comunque già vincente sulla Ralt – che convinse a puntare su di loro per la bontà del nucleo fondatore del team inglese: John Wickham, manager ex March, Gordon Coppuck, celebre progettista della Mc Laren M23, John Baldwin, esperto aerodinamico anch’egli ex Mc Laren. Piloti, poi, due rampanti giovanotti: lo svedese Stefan Johansson e il belga Thierry Boutsen. Ne venne fuori il modello 201, capace di alloggiare sia il V6 da 2000 cc per la formula cadetta che il futuro turbo 1500 per la F1 nei piani Honda. Nonostante un deficit in fatto di peso, la monoposto consentì a Boutsen di centrare tre esaltanti vittorie e di classificarsi ottimo terzo (8 le pole complessive della squadra). I tempi erano già maturi e alla fine di quell’anno, dopo test segreti in America, venne decisa e annunciata la partecipazione al campionato di F1; pilota prescelto Johansson. Prima, lo svedese scese in pista nella extra-campionato Race of Champions ma dopo solo quattro giri dovete arrestarsi per problemi al V6 sovralimentato. Come detto, la 201B, praticamente una F2 adattata, non poteva dare più di tanto e dopo i GP di Monza e Brands Hatch le strade si separarono con la Spirit che sopravvisse senza acuti altri due anni col motore Hart e la Honda lanciata verso vette altissime che…adesso torna a cercare con la Red Bull.



venerdì 13 luglio 2018

OGGI E' IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI ALBERTO ASCARI




(13/7/2018)ALBERTO ASCARI: TODAY IS THE CENTENARY OF BIRTH. Ma cos’altro aggiungere, nel giorno del Centenario della nascita, della vita e delle imprese del grande Alberto Ascari? Delle vittorie sportive di questo campionissimo del volante tutti sanno, con l’accento sul fatto che resta l’ultimo pilota italiano ad aver vinto il campionato mondiale di F1 nel 1953 (bis del 1952). Si sa della predilezione di Enzo Ferrari per il figlio del mitico Antonio Ascari, tanto da affidargli nel 1940, agli albori della carriera, la prima Ferrari, la 815, quando ancora doveva essere denominata Auto Avio Costruzioni in base all’accordo di fuoriuscita dall’Alfa Romeo. Della sua implacabilità, una volta al comando di una gara. Della sua rivalità (correttissima) con un altro asso del tempo, Fangio: “Meglio averlo davanti che alle spalle, non dava tregua” diceva l’argentino. Della sua estrema superstizione. Del suo incidente (non la causa, però) il 26 maggio 1955 a Monza, al volante di una Ferrari 750 Sport, che fece seguito alla caduta in mare a Montecarlo. Ma fuori dalle piste di tutto il mondo, Ascari era un  tranquillo signore milanese, marito di Mietta e padre di Tonino e Patrizia. Ecco, magari è il caso di soffermarsi un attimo sulla milanesità e sul versante familiare del campione. Intervistato alla TV nei giorni successivi il mortale e misterioso incidente, il pilota-amico Luigi Villoresi disse infatti: “Vorrei fosse ricordato l’uomo, il padre di famiglia e marito”, a voler evidenziare anche la dimensione umana di un uomo semplice che per le folle di sportivi e appassionati italiani (e non) era invece un vero e proprio idolo.




LA SUA MILANO. Nato in una casa di Corso Sempione al civico 60, frequentatore di un bar di Via Vercelli, amico fraterno di un altro milanese doc come Luigi Villoresi. Le vacanza al mare, come tanti meneghini, a Santa Margherita Ligure. Una passione “vip” per il golf. Il funerale di Ascari si tenne nella Chiesa di san Carlo, dove si radunò una folla enorme. La salma riposa al Cimitero Monumentale del capoluogo lombardo, affianco a quelle del padre, morto come lui a 36 anni, il giorno 26, in un incidente automobilistico.
Tonino Ascari
LA SUA FAMIGLIA. Nel 1942, appeso temporaneamente il volante al chiodo per il tragico incedere della Guerra, si sposò con la dolce Mietta Tavola, conosciuta nella cerchia di amici con il Gigi nazionale, dalla quale ebbe due figli: Tonino, nato nel 1943, e Patrizia, classe 1946. Un rapporto, con loro, caratterizzato dalla consapevolezza che il pericolo insito nella gare automobilistiche avrebbe potuto privarli della figura paterna.
Quando il padre morì, i bambini, all’oscuro di tutto, furono affidati alla famiglia Lancia - Alberto era passato alla scuderia torinese lasciando la Ferrari - e portati in una villa di Torino dove restarono per due settimane prima di apprendere la triste notizia.
Patrizia Ascari
Tonino, che aveva ben presente la caratura internazionale di cotanto padre, cercò di intraprendere la carriera di pilota, nonostante la delicata avversione della madre: F.3, F. Junior e poi motocross. Ma, lasciata Milano per la più tranquilla e verde Gazzada nel varesino, finì per dedicarsi all’imprenditoria: socio della Hiro, che produceva motori per il motocross, e proprietario di una concessionaria auto. Morì improvvisamente nel 2008, a 66 anni, per problemi cardio-respiratori. Due figlie, Vanessa e Veronica.
La sorella Patrizia, moglie del noto pittore Sandro Somarè, fondatore della Galleria di Milano, si è dedicata alle arti figurative ed è spesso all’estero. Un pronipote, Helio, è un modello e costruisce bici di lusso a New York, le Ascari Bicyles.

mercoledì 11 luglio 2018

CINEMA & MOTORI: "GRAND PRIX" GRATIS






(11/7/2018) - Gli appassionati di cinema e motori hanno un appuntamento giovedì 12 luglio: nell'area esterna de La Pista (Centro guida sicura ACI-Sara Lainate), nei pressi del centro commerciale Il Centro di Arese (MI), verrà infatti proiettato gratuitamente su un maxi schermo di 7x5 metri "Grand Prix", il celebre film del 1966 sulla F1 diretto da John Frankenheimer, vincitore di ben tre Oscar e che venta anche due nomination ai Golden Globe. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Monza Eni Circuit in quanto la pellicola è stata girata, in parte, proprio all'Autodromo nazionale.
Il colossal americano prodotto dalla Metro Goldwin Mayer fu proiettato nelle sale in Cinerama nella Primavera del 1967 e racconta le vicissitudini di alcuni piloti di Formula 1 durante un campionato mondiale. La sua fama è dovuta anche al fatto che per immortalare le scene di gara vennero utilizzate innovative tecniche di ripresa. Le inquadrature in camera-car furono effettuate in parte dal vivo, utilizzando autentiche monoposto di F.1 e F.3 dell'epoca. Inoltre, dopo l'intercessione di Enzo Ferrari, al regista venne concesso di effettuare le riprese anche durante i weekend di alcuni Gran Premi di Formula 1, coinvolgendo il pubblico sugli spalti come comparse, e le scene finali vennero girate nel fine settimana del reale Gran Premio d'Italia 1966 a Monza. Nei giorni immediatamente successivi alla gara, sulla Sopraelevata venne simulato un incidente mortale. La troupe ricostruì parte del guard-rail in piombo, in modo che la finta lamiera potesse essere facilmente sfondata dalla monoposto del pilota Sarti impersonato da Ives Montand. La vettura venne poi letteralmente sparata in aria tramite un cannone ad idrogeno posto alla base del tracciato. Molti veri piloti di Formula 1 come Graham Jill, Jack Brabham, Jim Clark e Jochen Rindt si prestarono come attori per ruoli secondari.


L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei 200 posti a sedere; gli spettatori potranno prendere posto a partire dalle 20.30, in attesa dell'inizio del film che avverrà alle 21. A disposizione per le auto, il parcheggio del centro commerciale.

martedì 10 luglio 2018

FORMULA ATA: I FUTURI INGEGNERI SI SFIDANO A VARANO



(10/7/2018) FORMULA ATA: THE CHALLENGE IS AT VARANO. Dall’ 11 al 15 luglio, presso l’Autodromo “Riccardo Paletti” di Varano de’ Melegari, avrà luogo la  XIV edizione di Formula ATA (SAE Italy, Formula Electric Italy & Formula Driverless), la competizione automobilistica organizzata da Anfia e aperta alle facoltà di Ingegneria delle Università di tutto il mondo.
PROVE E CLASSI - L’Autodromo parmense ospiterà 87 team (67 europei, di cui 14 italiani in rappresentanza di 13 atenei) provenienti da 26 Paesi, per un totale di circa 2.600 studenti. I futuri ingegneri, impegnati nella progettazione e realizzazione di prototipi monoposto da competizione, secondo il regolamento del SAE International, si sfideranno in due tipologie di prove: quelle statiche (Design, Business e Cost), per vagliare le conoscenze tecniche di ciascun team, e quelle dinamiche (Acceleration, Skid Pad, Autocross, Endurance), per mettere alla prova, su pista, i prototipi realizzati. Nella giuria che valuterà i progetti nel corso delle prove statiche, saranno presenti sette ingegneri Bosch: uno per il Design event, due per la Business presentation e quattro per il Cost event.
I team sono suddivisi in quattro categorie: Classe 1C (vetture a combustione interna), Classe 1E (vetture a trazione elettrica), Classe 3 (categoria dedicata unicamente alla valutazione progettuale, senza presentazione di prototipi) e per la prima volta Classe Driverless (guida autonoma), la vera novità di quest’anno

La manifestazione rappresenta per gli studenti un’importante opportunità per testare le proprie capacità, mettendosi alla prova davanti a specialisti del settore, ma anche per avvicinarsi concretamente al mondo del lavoro. Domani, alla cerimonia d’apertura, sarà presente il pilota Gian Maria Gabbiani, testimonial del progetto Bosch “Allenarsi per il Futuro”, dedicato alla formazione, all’orientamento e all’alternanza scuola-lavoro dei giovani. I referenti del servizio risorse umane di Bosch Italia saranno presenti con un corner dedicato, per individuare gli studenti più talentuosi. Buona fortuna!

lunedì 9 luglio 2018

POST GP GB / CALMA MERCEDES, RICORDA I DUE TAMPONAMENTI A SCHUMACHER NEL 2000




(9/7/2018) – MERCEDES STAY CALM, REMEMBER THE TWO COLLISIONS OF SCHUMACHER IN 2000 CHAMPIONSHIP. Se a volte Sebastian Vettel, vedi Baku 2017, è “un po’ meridionale” (copyright: Sergio Marchionne), altre volte, vedi sorpasso decisivo per la vittoria di ieri a Bottas, ricorda a tutti di essere un freddo e preciso tedesco, oltre che 4 volte campione del mondo. La reazione stizzita di Toto Wolff in diretta TV a questo colpo da maestro del ferrarista è l’immagine che consegna agli archivi il gran premio di Gran Bretagna, forse il punto di svolta della stagione, forse l’inizio della battaglia senza esclusione di colpi non solo in pista ma anche e soprattutto a livello psicologico tra le armate d’argento e rosse. L’ardita ipotesi di origine Mercedes, anzi Allison, secondo la quale il nuovo tamponamento ai danni delle W09 – Vettel su Bottas a Le Castellet, Raikkonen su Hamilton a Silverstone – è stata giustamente rigettata al mittente da Arrivabene con il bollo “vergogna”.
Intendiamoci, fa una gran rabbia vedere la propria gara compromessa da un errore altrui – specie se si tratta di un diretto contendente al titolo o alla vittoria – ma da qui a cominciare a sospettare di complotti e kamikaze adeguatamente istruiti ce ne passa. L’idolatrato Verstappen, per dirne una, ha rovinato parecchie gare di altri piloti che avevano molto più da perdere rispetto allo spigoloso olandesino. Quindi, tanto di cappello a Lewis Hamilton che ancora una volta ha fatto vedere di essere super (al 10° giro era già sesto) con una rimonta spettacolare dall’ultima posizione. Quella di Silverstone è ovviamente la gara dell’anno per l’inglese e ieri ha dimostrato che avrebbe potuto anche vincere nonostante la Ferrari stia confermando di essere estremamente performante in gara, ma non dare la mano a Raikkonen nel post-gp non è stato un bel gesto.

Germany GP 2000
NEL 2000 FERRARI TAMPONATA DUE VOLTE  - Ricordo solo che nel 2000 successe qualcosa di simile alla Ferrari di Michael Schumacher che subì due tamponamenti che potevano pregiudicare la rincorsa al titolo che durava da 21 anni,  e la tenuta psicologica degli uomini del Cavallino, molto sotto pressione. In piena e delicata lotta con la Mc Laren-Mercedes (sempre loro!) di Hakkinen, al Gran Premo d’Austria il tedesco venne tamponato alla prima curva dopo lo start dalla Bar di Zonta (e poi centrato anche dalla Jordan di Trulli) e fu addirittura costretto al ritiro! Stesso copione alla partenza del successivo Gran Premio di Germania: partito dalla prima fila col 2° tempo venne colpito alle terga dalla Benetton di Fisichella, terminando la gara di casa nella ghiaia dopo poche centinaia di metri. Ricordate? La vittoria del compagno di squadra Barrichello, che continuò con le slick su pista bagnata, aiutò Schumi (che alla fine abbracciò il brasiliano) a tenere ancora dietro Hakkinen in classifica.  Alla fine il mondiale tornò a Maranello. Insomma: le corse possono riservare queste amarezze ma occorre, tutti, mantenere la calma e contare sempre sulle proprie qualità e sulla compattezza della squadra. Lo show è bello ma non rendiamo tutto aspro e inutilmente frontale. P.S. Toto tranquillo: i due della Ferrari sono anche capaci di tamponarsi tra loro (vedi Singapore 2018).
Austrian GP - 2000



venerdì 6 luglio 2018

ANNIVERSARY / LUIGI MUSSO E JO SCHLESSER, RICORDIAMOLI


(6/7/2018) – In questo week end si commemorano due piloti che hanno perso la vita in tragici incidenti, entrambi in occasione del Gran Premio di Francia, inseguendo la loro passione e il mito della velocità: il 6 luglio 1958 (60 anni fa) moriva  Luigi Musso, il 7 luglio 1968 (50 anni fa) fu la volta di Jo Schlesser.

LUIGI MUSSO – Musso, dopo gli esordi in Maserati, guidava una Ferrari e la sua morte sul temibile tracciato di Reims  fece vieppiù scalpore. Romano, giovane (aveva 33 anni), colto, bello, di famiglia benestante, dopo la scomparsa di Castellotti l’anno prima, era visto un po’ come il suo ideale erede per riportare nel Belpaese il titolo mondiale dopo l’epopea di Ascari. Quel 1958 sembrava proprio l’anno buono, nonostante rapporti tesi con il sempre esigente Drake. Tra lui e il mondiale c’era il compagno di squadra Hawthorn, che viveva quella sfida con atteggiamento anglosassone mentre Musso era animato da mille ansie.
La sua biografia si tinge di svariate tinteggiature: da quella rosa per il rapporto sentimentale, lui sposato, con la fascinosa Fiamma Breschi – alla quale in seguito rivolse le sue affettuose attenzioni lo stesso Enzo Ferrari – a quella più oscura per le difficoltà derivanti da un grosso debito di gioco contratto durante una partita a poker nel volo verso l’Argentina. “Ho bisogno di guadagnare molto”, confessò al giornalista Antonio Ghirelli. Ma aveva fatto debiti anche per l’acquisto di un Autosalone nella Capitale.
Il Gran Premio di Francia, col suo ricco premio al vincitore, era l’occasione giusta per rimettere in sesto la e il conto in banca. Ma l’amico Fangio, insieme al quale aveva vinto fino ad allora l’unica corsa di F1 nel 1956 in Argentina, lo aveva avvisato: “C’è troppo vento, non prendere le curve in pieno, è pericoloso”.
Pronti-via e Musso si trovò alle spalle di Hawthorn – così come in prova  - in una sfida decisiva. Dopo aver perso tempo e metri alle prese con doppiati, il pilota romano spinse per riagguantare l’inglese capofila, che aveva nell’altro ferrarista Collins un buon alleato, ma arrivato troppo veloce alla curva del Calvaire dopo il traguardo perse il controllo della vettura finendo per cappottarsi fuori pista con ferite alla testa purtroppo mortali. Fiamma Breschi, alla notizia in ospedale, tentò di gettarsi dalla finestra, fermata in tempo dalla compagna di Fangio, Beba. Mike Hawthorn vinse il titolo ma, segnato anche da quella ennesima morte di un collega, decise di ritirarsi.


JO SCHLESSER – Tutte le Ligier che hanno corso in F1 (e tuttora per volere di Jacques Nicolet i prototipi impegnati nelle gare endurance) sono state contrassegnate da una sigla: JS, le iniziali di Jo Schlesser.
Così il patron transalpino continuava a ricordare il grande amico e pilota francese – che sarebbe stato suo socio nell’avventura nella massima formula -  col quale aveva vinto la 12 Ore di Reims nel 1957 e morto tragicamente durante le prime fasi del Gran Premio di Francia a Rouen (che per la cronaca vide la prima vittoria di Ickx al volante di una Ferrari). Era già scampato ad un brutto incidente su Ferrari durante le prove della 24 Ore di Le Mans nel 1961 e quella domenica di sette anni dopo, che a 40 anni rappresentava il suo debutto in F1, c’era un cattivo presagio.
Aveva infatti accettato di portare in gara la innovativa Honda RA302, cosa che invece si era rifiutato di fare il pilota titolare dei nipponici, John Surtees che riteneva troppo pericoloso il telaio in magnesio. Al terzo giro, Schlesser usci di pista alla curva Six Frères schiantandosi violentemente contro un terrapieno. La vettura, ancora piena di benzina, prese immediatamente fuoco non lasciando scampo allo sfortunato conduttore. Una vita e una carriera particolare, quella di Schlesser che visse per qualche anno in Madagascar ma poi cominciò a dedicarsi alle corse: rally, GT, endurance (nel 1965 vittoria di classe alla 12 Ore di Sebring), due volte campione nazionale di F. Junior. Infine arrivarono le monoposto: F2 e quella invitante occasione nel gran premio di casa che però si tramutò in dramma.

mercoledì 4 luglio 2018

HAPPY BIRTHDAY / RENE ARNOUX, 70 ANNI DI PURA PASSIONE



(4/7/2018) -  Buon compleanno a René Arnoux: e sono 70 anni! E’ un vero piacere fare gli auguri al grande pilota francese ex Ferrari, uno tra i più simpatici, disponibili e autenticamente appassionati dell’universo motorsport. Campione di F2 nel 1977, René, come tutti quelli genuinamente animati dal sacro fuoco - nel suo caso -  delle corse, è uno che non conosce mezze misure. Ne sa qualcosa Gilles Villeneuve, co-protagonista del famoso duello di Digione 1979 senza esclusione di colpi. Ne sa qualcosa Alain Prost che al GP di Francia 1982, nonostante l’ordine box della Renault, non si vide lasciare la posizione dall’intransigente compagno di squadra che, alla fine, disse: “Quando uno è in testa con 15 secondi vantaggio, non c’è ordine di scuderia che tenga”.


DALLA RENAULT ALLA FERRARI - Ormai bruciato alla Regie, l’anno dopo passò – con suo sommo gaudio - alla Ferrari. Un amore sviscerato, quello di Arnoux per la Rossa e un rispetto sacrale per il suo mitico patron, Enzo Ferrari. Neanche l’improvviso “licenziamento” a inizio 1985 ha mai rotto questo legame profondo. Lo incontrai a Modena nel 2005 e mi disse: "Fu un addio difficile ma non traumatico. Quando lasciai Modena, piansi: la Ferrari mi era entrata nel cuore, mi trovavo benissimo ed avevo vissuto momenti forti ed intensi. Passai alla Ligier ma fino al 1996 tornavo spesso a Montale dove avevo preso casa. Quella separazione è un problemino davanti a 50 anni di storia e alla vita di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla comune passione per l'automobilismo: Enzo Ferrari. Qualcuno lo dipinge come un uomo duro, io non posso dirlo”.




Renè nel 2004 con la figlia Manon
ARNOUX E LA F1 DI IERI E DI OGGI - Semmai, ha il grande rammarico di non aver vinto il titolo con l’amata Ferrari: ci andò subito vicino nel 1983 e, nonostante tre vittorie, dovette alzare bandiera bianca solo all’ultimo gran premio in Sudafrica, afflitto da problemi di gomme. Ma la sconfitta ha radici americane: “Avevo una macchina vincente – mi spiegò - ma persi tutto a Detroit. Sapevo che era una gara decisiva ma purtroppo cedette una saldatura di stagno della centralina elettronica che gestiva l'iniezione. Decidemmo di montarla in gara ma forse potevamo aspettare, chissà. Quella saldatura valeva poche lire". Ma Renè è uomo semplice, non è uno che vive di rancori. La sua carriera è nata dalla passione per la meccanica: non aveva un soldo in tasca quando cominciò a lavorare alla Conrero di Moncalieri (TO) elaborando Opel. Un’esperienza che si rivelerà utilissima una volta indossati tuta e casco e che gli farà dire, approdato a Maranello dove la Ferrari costruiva tutto in sede, telai-cambio-motori, “Per me era sempre Natale”. Arnoux non si è mai allontanato dalla Ferrari e da Modena dove ha anche un’attività imprenditoriale: partecipa con grande disponibilità a raduni ufficiali del Cavallino, ritrovi di club, incontri vari. In Svizzera possiede inoltre aziende che producono meccanica di precisione per orologi e in Francia un kartodromo dove è cresciuta la figlia Manon, molto brava al volante. Segue ancora la F1 ma è difficile che lo entusiasmi, i suoi erano davvero altri tempi…


LEGGI ANCHE:

https://motor-chicche.blogspot.com/2013/05/intervista-rene-arnoux-la-f1-oggi-e-un.html

https://magazine.ferrari.com/it/corse/2016/04/29/news/rene_arnoux_torna_alla_ferrari_f1-7141/












































martedì 3 luglio 2018

RICCIARDO, VAI ALLA RENAULT (SE LA FERRARI NON TI VUOLE...)


(3/7/2018) – E’ probabile che questo post su Daniel Ricciardo venga a breve soppiantato dall’arrivo della notizia di mercato di conferma alla Red Bull, ma ora come ora la Renault sarebbe l’approdo migliore per l’estroverso pilota australiano di origini italiane (se la Ferrari non lo vuole). Perché? Innanzi tutto, l’aria a Milton Keynes sembra proprio essersi fatta irrespirabile e il rapporto con Helmut Marko vira inesorabilmente verso quello (pessimo) che aveva Webber al tempo delle diatribe con Vettel. Parliamoci chiaro: Max Verstappen è il “cocco” di Marko e Horner ma anche della F1. Smuove masse incredibili di tifosi, alimenta la passione dei giovani, ha persuaso una grande azienda di bevande a sponsorizzare il Circus. Dunque, untouchable. Ricciardo continua a lamentarsi di presunti favori sempre a favore dell’olandesino - e se lo dice qualcosa ci deve essere - e ora che l’imberbe ha capito che si corre (e si può vincere) restando innanzi tutto in pista e poi facendo valere le sue indubbie qualità e quelle della magica RB di Adrian Newey, per Daniel, che era quello che nonostante il “freno” motore Renault portava a casa i risultati più eclatanti, la musica è cambiata. In negativo. Pari stipendio con Max? Ok, ma Daniel, che non è più un ragazzino, vuole vincere gare e vincere il mondiale. Ne ha i mezzi, deve solo essere lasciato libero di attaccare. Alla Red Bull non è aria.
RICCIARDO COME HAMILTON - Dunque, meglio guardarsi in fretta attorno e magari fare come fece Hamilton che lasciò senza troppe remore l’ancora competitiva Mc Laren (e il suo mentore Ron Dennis) puntando su una grande Casa come Mercedes allora non ancora dominante che gli ha assicurato altri titoli e  nuova gloria. Scommessa vinta. La Renault potrebbe fare al caso dell’australiano in cerca di considerazione e di traguardi importanti. Lì ci sono i capitali per sostenere il suo ingaggio e le strutture adeguate per arrivare a quello sviluppo vincente, finora per la verità ancora lontano sebbene i francesi siano al momento diventati la quarta forza del campionato. Inoltre sta appena carburando Marcin Budkowsy, il tecnico ex FIA in possesso di tanti segreti approdato alla Losanga tra tante polemiche della concorrenza. Pare che dalla Francia l’offerta sia partita e che sia seria, facilitata dal fatto che Sainz è tuttora pilota Red Bull prestito e quindi l’avvicendamento sarebbe presto fatto. Esclusa la disponibile ma  in crisi Mc Laren, perché non alla Ferrari, allora? Radio-box parla di Lecelrc sicuro al Cavallino dove sarebbero rimasti contratti dalle richieste economiche troppo esose del pilota di Perth che comunque continua a nicchiare sul suo futuro. Raikkonen è in bilico pertanto l’accordo potrebbe ancora farsi: quel treno per Maranello passa una volta… Può il siculo-calabrese-australiano Ricciardo perderlo così???

lunedì 2 luglio 2018

VINCENTI E (MOLTI) DELUSI DEL GP D'AUSTRIA



(1/7/2018) – WINNING AND (A LOT OF) DISAPPOINTED OF AUSTRIAN GP - Il Gran Premio d’Austria ha sparigliato le carte della F1 ma, a fronte della clamorosa debacle Mercedes, (motivi?), la Ferrari non ne ha approfittato per vincere la corsa, sebbene ora il Cavallino conduca sia in classifica piloti sia in quella costruttori. A trionfare, come spesso accade in questi frangenti, è stato il maturando Verstappen che si è tenuto (abbastanza) lontano dai guai in fase di partenza e ha amministrato alla meglio gli pneumatici afflitti da blistering. Onore a lui, dunque e ci si rivede domenica a Silverstone.



HAMILTON E BOTTAS KO - In Inghilterra, comunque, per molti delusi e arrabbiati sarà prova della verità. Lo sarà per Lewis Hamilton che davanti al suo pubblico vorrà e dovrà riscattare la magra figura di Spielberg – il suo muretto compreso - ma ancor di più per Valtteri Bottas, il più sfortunato: dopo la foratura di Baku e la tamponata di Vettel a Le Castellet, lo stop bruciante di ieri. Sembra il più in palla di tutti ma la scadenza di contratto aumenta inevitabilmente la sua ansia da prestazione. Stesso discorso per Ricciardo che dopo i fasti di Montecarlo è in fase negativa. La sta tirando lunga sul contratto e intanto l’arcigno compagno di squadra Verstappen ha imparato anche da lui a gestire più saggiamente le gare, riuscendo a vincere di più! Vettel sorride dall’alto della classifica, ma certe sbadataggini possono costare caro e da un campione come lui, in un momento decisivo per il campionato, ci si attende più attenzione. L’incomprensione con Sainz e il conseguente arretramento di tre posizioni, a detta dello stesso tedesco, può essere costata la vittoria, visto l’ottima gestione degli pneumatici a banda gialla da parte della SF71H. Al gran ballo dei delusi, infine, invitiamo la Renault che nonostante proclami, seppur non roboanti, e innovazioni varie non solo non ha brillato due domeniche fa in terra Patria – (8 e 9° con Sainz e Hulkenberg) ma a Spielberg si è prodotta (vedi Nico) in fuochi d’artificio ad uso e consumo esclusivo dello spettacolo…

domenica 1 luglio 2018

ANNIVERSARY / ACHILLE VARZI 70 ANNI DALLA MORTE, CHE RIVALITA' CON NUVOLARI!


(1/7/2018) – Oggi a Galliate, in provincia di Novara, si tiene il tradizionale Achille Varzi Day . Ma l’annuale commemorazione della morte del grande pilota questa volta coincide con il 70° anniversario del fatale incidente sul circuito svizzero di Bremgarten che privò l’Italia di uno dei pionieri dell’automobilismo nostrano. Stava provando sulla strada bagnata e finì in testa-coda a 170 km/h ribaltandosi e rimanendo schiacciato dopo aver urtato un terrapieno. 
Varzi era assurto agli onori delle cronache, oltre che per la sua classe eccelsa, anche per la leggendaria rivalità con un altro protagonista assoluto dell’epoca, Tazio Nuvolari. Come il mantovano volante, anche Varzi, di famiglia facoltosa, nel 1922 aveva fatto ingresso nel mondo dei motori , con successo, in sella ad una moto da corsa e i due si incrociarono già sulle due ruote. Dal 1926, Varzi  passò invece alle quattro ruote dove il suo stile “intelligente, calcolatore, grintoso…. direi spietato”  - ebbe così a descriverlo Enzo Ferrari – gli garantirono una carriera ricca di affermazioni, dall’Alfa Romeo alla Maserati, alla Auto Union. In Germania, si innamorò della fatale Ilse Hubac e con lei finì coinvolto in una storia di assunzione di morfina che ne minò le prestazioni e l’immagine.



VARZI - NUVOLARI, CHE SFIDA ALLA MILLE MIGLIA DEL 1930 - Ma la sua fulgida carriera trovò sempre, o quasi, Nuvolari sulla strada della vittoria! Varzi fu ingaggiato dalla neo costituita Scuderia Ferrari, tra l’altro sostituendo proprio il Nivola in cerca di altre avventure, entrando così storicamente a far parte della pattuglia di grandi piloti di prima linea del futuro Drake, insieme a Campari, Fagioli, Chiron, Farina e altri. Tra i duelli indimenticabili Varzi-Nuvolari, il Gran Premio di Monaco del 1933 con una serie di sorpassi mozzafiato tra i due – uno su Alfa Romeo, l’altro su Bugatti – con zampata decisiva di Varzi all’ultimo giro e Nuvolari subito dopo tradito dal motore e arrivato sul traguardo a spinta! Ma la rivalità tra i due ha una sua primizia nella famosa Mille Miglia del 1930: entrambi al volante di un’Alfa Romeo si trovarono a duellare prima distanza e poi in maniera ravvicinata grazie ad un escamotage che fa parte degli annali delle sfide tra campioni. Varzi conduceva con grande velocità e sicurezza, ma Nuvolari, affiancato da Guidotti, non demordeva mai finchè, in Veneto, entrò in contatto visivo col grande rivale. Attento e scaltro, Varzi se ne avvide e aumentò l’andatura quanto bastava per mantenere la distanza di sicurezza. Fu allora che Guidotti suggerì a Nuvolari di spegnere i fari per sorprendere l’avversario che, in effetti, fu tratto in inganno da questa mossa prontamente accettata dal Nivola e rallentò quel tanto da consentire al mantovano di piombargli alle spalle e superarlo!