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mercoledì 10 gennaio 2018

HAPPY BIRTHDAY / EDDIE CHEEVER 60 ANNI, L’AMERICANO QUASI ITALIANO E QUASI FERRARI

(10/1/2018) – Riesce difficile credere che oggi Eddie Cheever compia 60 anni, ma buon compleanno all’Americano di Roma! Quasi italiano e, come leggerete, quasi Ferrari. Il fatto è che nel pensiero appare sempre come quell’imberbe yankee di Phoenix sbarcato in Italia all’età di 4 anni, quell’indomito kartista che sulla Pista d’Oro di Roma battagliava all’ultima curva con Elio De Angelis cercando di imitare il suo idolo Ronnie Peterson, quel giovanissimo talento che all’età di 19 anni venne scelto da Enzo Ferrari per sostituire Niki Lauda. Beh, se aggiungiamo che nel 1998 ha vinto la 500 Miglia di Indianapolis e che ha creato un proprio team per la F. Indy, basta per fare di Eddie un pezzo di storia del motorsport. Eppure…. Eppure, la sua è una carriera incompiuta e lui lo sa. Si è divertito, lo ribadisce convintamente, ma gli è mancata la consacrazione che solo una sequela di vittorie o la conquista di un titolo è in grado di fornire. Il momento decisivo? Non ci sono dubbi: 1977.


LA CHANCE FERRARI - In quell'anno fu condotto alla corte del Drake - criticato per essersi presentato con l’avvocato - che pianificava il dopo Lauda. Due settimane di prova a Fiorano (compresi gli pneumatici Michelin che la Ferrari avrebbe usato l’anno successivo), la firma sul contratto sogno di ogni pilota. Ma la situazione precipitò e il sogno divenne incubo. Lo intervistai nel 2008 in occasione del Motorsport Expo Tech di Modena e mi disse: «Avevo 19 anni e moltissima fretta. Dopo aver provato la Rossa a Fiorano avevo pronto un bellissimo contratto ma ho voluto andare a correre una gara a Vallelunga con la Bmw. Ebbi un incidente stupido e mi ruppi polso e gomito. Ferrari assunse Gilles Villeneuve. Feci un errore enorme in un momento favorevole per me. Poi andai personalmente tre volte dal Commendatore per chiedere se mi potevo liberare dal contratto. Per due volte non volle ricevermi; la terza, dopo un'attesa di metà giornata, mi fece una sola domanda: se ero sicuro di quello che stavo facendo (gli fu offerto di testare il motore Dino F2, ndb). Confermai, il contratto fu rotto, ci demmo la mano e fini così il mio momento Ferrari. Fu comunque un'esperienza di vita eccezionale in un momento diverso dall'attuale. Ricordo che potevo girare liberamente per la fabbrica, a patto che il Drake non fosse nei paraggi, ed ero affascinato dal reparto motori. Quei giri al volante della Rossa, i meccanici, tutti gli uomini di Maranello: ricordi e sensazioni indimenticabili». Maledetta fretta, ma erano mesi “eroici” della F1 – il dopo Nurburgring – e Eddie voleva sfondare, far vedere chi era. 


UNA LUNGA CARRIERA - Iniziò in F. Ford GB e poi la F3 col Team Modus nel 1975; il suo mentore fu Ron Dennis che lo fece correre in F2 per il Project Four, categoria dove dopo le prime delusioni F1 si rilanciò con l’Osella, la Scuderia italiana che gli offrì una nuova chance nella massima formula. Con il senno di poi, anni dopo, capì che senza macchina competitiva non si va da nessuna parte. Nella massima formula ha preso parte a 132 gran premi senza vincere mai. Dalla sua, otto podi e due secondi posti (GP Usa-Est 1982 e GP Canada 1983) come migliori risultati. Il debutto, nel 1978, con la Theodore, poi Hesketh, Osella (1980), Tyrrell (1981), Ligier (1982), Renault (1983), Alfa Romeo (1984/85), Lola (1986) e Arrows (1987/89). “Volevo tutto e subito, ma solo vincere fa la differenza”, il suo commento riepilogativo di una vita dedicata ai motori. Sulle sue orme, il figlio Eddie Cheever III che il 27 gennaio correrà la 24 Ore di Daytona per il Team Spirit of Daytona, già campione GT3 2016 nel GT Italiano (è stato secondo nel tricolore F3 e si è cimentato anche in EuroNascar).





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