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mercoledì 31 gennaio 2018

ALPINE A100 E' L'AUTO PIU' BELLA



31/1/2018) – La nuova Alpine A110 è l’auto più bella dell’anno: il prestigioso premio è stato assegnato al 33° Festival Automobile International e consegnato a Carlos Ghosn, CEO del Gruppo Renault. È il secondo titolo ottenuto da Alpine in meno di due mesi, dopo il “Trofeo della migliore sportiva dell’anno”, assegnato da l’Argus. Il lavoro di rilancio di questa iconica marca trova dunque ulteriore ricompensa se si pensa che il premio è assegnato dal grande pubblico sul web. «Rilanciare un’icona sportiva come l’A110 è una sfida appassionante. L’importante è non dimenticare la storia, iniettando nello stesso tempo un know-how e delle tecnologie attuali. L’entusiasmo suscitato dalla nuova Alpine A110 è per noi motivo di orgoglio, non solo a Dieppe, in Francia, dove viene prodotta, ma anche in tutto il Gruppo Renault. Questo premio ricompensa tutte le nostre équipe e l’energia dispiegata in questi cinque anni per far rivivere questo simbolo dell’eccellenza e dell’eleganza alla francese», commenta Ghosn. Progettata e prodotta in Francia, nello storico stabilimento di Dieppe in Normandia, questa coupé due posti con motore centrale posteriore si distingue per la struttura in alluminio, a vantaggio della leggerezza, e per raffinate sospensioni a doppia triangolazione. A110 Première Édition monta un quattro cilindri turbo benzina 1,8 litri, che eroga 252 cv e consente una velocita massima di 250 Km/h e un’accelerazione da o a 100 in 4,5 secondi. E’ previsto l’assemblaggio di 6.000 Alpine l’anno, per un investimento di 35 milioni di euro. Le prime 1955 Alpine Première Édition risultano già tutte vendute.



martedì 30 gennaio 2018

ALONSO - TOYOTA: FINALMENTE HA CAPITO COME VINCERE LA 24 ORE DI LE MANS

(30/1/2018) – Finalmente Fernando Alonso ha capito come riuscire a vincere una delle grandi classiche del motorsport alle quali tiene legittimamente così tanto, la 24 Ore di Le Mans. Reduce dalla deludente 24 Ore di Daytona – solo 38° dopo tante noie ai freni e una foratura – arriva l’annuncio tanto atteso: il pilota spagnolo si è accordato con la Toyota e non solo correrà la leggendaria maratona francese ma disputerà l’intero campionato WEC, ad eccezione della 6 Ore del Fuji concomitante con il Gp degli Stati Uniti di F1.  In buona sostanza, si è reso conto che per centrare l’ambito risultato non può affidarsi ad estemporanee presenze – vedi anche 500 Miglia di Indianapolis dell’anno scorso su una Mc Laren Honda affidata alla gestione del Team Andretti, ritirato 20 giri dal termine per un guasto al motore - ma deve abbracciare un preciso, collaudato e determinato programma finalizzato all’obbiettivo. Lo sbocco Toyota è quasi naturale, sia perché dopo il ritiro Porsche è l’unica LMP1 ibrida in lizza, la più competitiva, sia perchè il rapporto con i giapponesi aveva cominciato a cementarsi in occasione del test di Fernando a fine novembre scorso in Barhain al volante della TS050 Hybrid. I dirigenti nipponici, ovviamente, non avevano fatto mistero di apprezzare tantissimo il grande campione spagnolo. 
ALONSO COME HULKENBERG? - Due più due fa quattro e Alonso esordirà già il 6 maggio alla 6 ore di Spa ma con appuntamento principe il 16 giugno a Le Mans quando dividerà la vettura n° 8 con Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima. Ripeto: finalmente ha capito, un po’ come successe a Nico Hulkenberg che nel 2015, al primo colpo, ha impreziosito il suo palmares vincendo la 24 Ore di Le Mans grazie al suo coinvolgimento nel programma ufficiale di un colosso sportivo e organizzativo come Porsche. Isatake Murata, Team President della Toyota Gazoo Racing fa il punto della situazione:  "Fernando è un debuttante nel WEC ma porta la velocità e l'esperienza acquisite da molti anni al vertice del suo sport. Siamo tutti entusiasti di lavorare con lui, ma le gare di endurance sono uno sforzo di squadra e sappiamo che tutti i nostri piloti si stanno comportando a un livello molto alto". Fernando replica: "Devo ringraziare la McLaren per questa opportunità. Sono molto entusiasta di partecipare alla 24 Ore di Le Mans per la prima volta. È una gara che ho seguito da vicino da molto tempo ed è sempre stata una mia ambizione partecipare. Le gare endurance sono una disciplina diversa rispetto alle monoposto e mi sono goduto il mio primo assaggio a Daytona. Non vedo l'ora di lavorare insieme a Sébastien e Kazuki, entrambi esperti piloti di endurance. Sarà una curva di apprendimento ripida per me, ma sono pronto per questa sfida e non vedo l'ora di iniziare”. Allo spagnolo, a questo punto, chiederemmo solo una cosa. Ma quanto gli interessa ancora la F1?

lunedì 29 gennaio 2018

ARROWS STORY, 40 ANNI FA DEBUTTO E TANTI GUAI!

(
29/1/2018) – Certo che. la Arrows ha fatto parlare molto di sé, fin dalla fondazione e dal debutto, avvenuto il 29 gennaio di 40 anni fa, al Gran Premio del Brasile 1978, seconda gara della stagione. Il modello FA1, approntato in poco meno di due mesi e affidato a Riccardo Patrese, si caratterizzava per la sua silhouette particolare ma c’era…un ma. Il mitico patron della Shadow, Don Nichols – scomparso la scorsa estate – gridò al plagio intentando subito causa. Il gruppo dirigente della neonata scuderia, sostenuto finanziariamente dal discusso finanziere Franco Ambrosio e composto da Alan Rees, Jackie Oliver, Dave Wass e Tony Southgate, da cui l’acronimo “Arrows”, era effettivamente transfugo dalla squadra di Nichols.

Già nel mese di agosto, una Corte di giustizia inglese riconobbe le ragioni di questì'ultimo ingiungendo ai plagi la distruzione (o la restituzione) dei pezzi (almeno il 40%) costruiti in base ai disegni della futura Shadow DN9. Non passò, dunque, la linea la difesa del capo-progettista Southgate che reclamò la proprietà intellettuale delle sue idee ed inoltre Oliver & C. furono condannati a pagare le spese processuali e risarcimento danni. Una bella mazzata, per un piccolo team all’esordio! 

ARROWS, 24 STAGIONI IN F1 - Fu l’epilogo di un’operazione maldestra originata dal tentativo di quel gruppo - Ambrosio, già sponsor della Shadow rimase poi invischiato in oscure vicende giudiziarie - di rilevare a fine 1977 proprio la scuderia anglo-americana con Gunnar Nilsson quale pilota. Don Nichols resistette all’assalto e non rimase altro da fare che mettersi in proprio con le conseguenze appena descritte. La FA1, più avanti opportunamente modificata, si dimostrò subito competitiva tanto che Patrese già al secondo gran premio, in Sudafrica, stupì tutti e solo un guaio al motore gli negò la clamorosa vittoria. Quell’anno, la Arrows e Patrese (al quale poi venne affiancato Stommelen) salirono sul podio in Svezia (2°posto),  furono protagonisti di una spaventosa carambola con Pironi a Zandvoort e finirono sotto accusa per l’incidente mortale di Peterson a Monza, che costò un’ingiusta squalifica per una gara del pilota italiano. Dopo 24 stagioni complete tra passaggi di proprietà, vedi Footwork e TWR di Tom Walkinshaw, e le più disparate motorizzazioni – dalla Ford alla BMW, dalla Porsche alla Mugen-Honda e alla Hart, dalla Megatron alla Yamaha, dalla Supertec alla Asiatech – la Arrows alzò definitiva bandiera bianca a fine 2002 con all’attivo un quarto posto nel 1988 e una pole (Patrese, Long Beach 1981). 

mercoledì 24 gennaio 2018

FERRARI F2003 GA, LA ROSSA DEDICATA A GIANNI AGNELLI


(24/1/2018) – C'è stata una Ferrari dedicata a Gianni Agnelli, scomparso giusto 15 anni fa: la F2003 GA. L'avvocato, era molto coinvolto nelle “cose” Ferrari ma sapeva essere presente senza pesare quanto poteva. Lo stile Agnelli, per l’appunto. Nel 1969 ebbe l’arguzia di acquisire l’Azienda di Maranello e inglobarla nel perimetro FIAT  ma anche la lungimiranza, diversamente da quanto ritenne la Ford, di lasciare piena autonomia al Grande Vecchio per quanto riguarda la gestione sportiva. Seguiva i grand prix in televisione, si informava costantemente, era un habitué di Montecarlo e nel 1996 pensò bene allargare di cordoni della borsa per accaparrarsi l’asso del momento, Michael Schumacher. Una decisione che cambiò in meglio – sportivamente e industrialmente - le sorti del Cavallino, a digiuno da 21 anni. Dunque, una figura di assoluto riferimento della storia Ferrari e nel 2003 fece bene l’allora presidente Luca Cordero di Montezemolo, legato all’Avvocato da fortissimo sentimento di stima e riconoscenza, a denominare F2003 GA, quindi con le sue iniziali, la Rossa che sarebbe scesa in pista per la prima volta senza la “supervisione” dell’uomo forte di Torino. “E’ stata una scelta dettata dal cuore: era il minimo che potevamo fare in omaggio ad una persona fondamentale per la mia vita e per quella della Ferrari”, disse un commosso Montezemolo in sede di presentazione a Maranello, il 27 febbraio 2003.


COM’ERA LA F2003 GA – La monoposto 2003, esordì solo al quinto Gp, in Austria – era previsto a Imola -  e aveva l’arduo compito di succedere alla fenomenale e invincibile F2002 ma il trio Rory Byrne, Ross Brown e Paolo Martinelli riuscì nell’impresa di assicurare un’altra arma assoluta, frutto di ricerche esasperate, nelle mani dei piloti Schumi e Barrichello (Massa era il terzo pilota). Ci furono problemi con le gomme Bridgestone – Schumacher fini addirittura doppiato in Ungheria – ma alla fine grazie a 5 vittorie (altre due le centrò Barrichello) il tedesco conquistò il quarto titolo da ferrarista. La monoposto, compatta, leggera e filante, era caratterizzata dalla estrema miniaturizzazione del cambio – tempo di cambiata inferiore ai 10 millisecondi - longitudinale in fusione di titanio a sette marce e dal braccio interno del triangolo inferiore della sospensione posteriore fissato al motore V10 a 90 ° progetto 052 da circa 900 cavalli. Due autentiche innovazioni. Da sottolineare inoltre l’accuratezza del disegno delle pance (radiatori più inclinati) e il nuovo bilanciamento dei pesi (abitacolo arretrato) nonché sistema di ammortizzazione. Prolungati e proficui furono anche gli studi di fluidodinamica per ottenere un’efficienza aerodinamica eccellente. 

venerdì 19 gennaio 2018

60 ANNI FA IL PRIMO SUCCESSO DI UNA F1 A MOTORE POSTERIORE

(19/1/2018) – Per la serie date storiche della F1, eccone una da celebrare oggi: cosa successe il 19 gennaio del 1958, 60 anni fa? Il Gran Premio di Argentina, gara inaugurale della stagione, fu vinto da Stirling Moss su Cooper ma, soprattutto, a bordo di una monoposto per la prima volta spinta da un motore posteriore (schierata inoltre da un team privato, quello di Rob Walker). Una novità sensazionale. Era la sola in pista ad aver adottato questa inedita soluzione, un’intuizione epocale che infatti avrebbe cambiato nel giro di pochi anni la filosofia costruttrice di tutte le Case in lizza, fino ai giorni nostri. Anche Enzo Ferrari, autore della celeberrima affermazione “Non ho mai visto i buoi dietro al carro”, tre anni dopo dovette convertirsi al motore dietro alle spalle del pilota con lo “squalo” di Carlo Chiti. La singolarità del successo in terra argentina della scuderia inglese fondata da John Cooper e dal padre Charles, stava anche nella motorizzazione Coventry-Climax, ancora agli albori ma che, anch’essa, avrebbe contribuito a far scrivere pagine leggendarie.

Quella domenica, in Argentina, la stagione si avviava sulla base di nuovi regolamenti – e moli Team non erano pronti - e il pilota, Moss, libero da impegni con la Vanwall, era stato ingaggiato solo per l’occasione. Ebbene, la rivoluzionaria Cooper 2000 a motore posteriore sbaragliò le Ferrari di Musso e Hawthorn, futuro campione del mondo 1958, e una pletora di Maserati. La stessa monoposto, con Trintignant al volante, tagliò il traguardo per prima anche a Montecarlo. Come detto, una sberla a tanta blasonata concorrenza che, gioco forza, si vide progressivamente costretta a considerare e abbracciare l’idea. Il propulsore posteriore, infatti, garantiva una ottimale distribuzione dei pesi, una maggiore penetrazione aerodinamica e faceva risparmiare molti chili per la riduzione del volume di diversi pezzi meccanici (albero di trasmissione, per esempio). Ci fu un pilota che intuì immediatamente l’efficacia di una simile soluzione, che l’altro prevedeva la posizione sdraiata del pilota stesso, e fu Jack Brabham. Nel 1959 e 1960 l’australiano accomunò il suo nome a questa splendida realtà e per due volte si laureò campione del mondo. Il giovane ingegnere della scuderia, tal Colin Chapman, fece in seguito tesoro di tanta innovazione e dai primi anni ’60 sarà la sua Lotus a dominare la scena.

giovedì 18 gennaio 2018

A MONZA LA SFIDA (E LA PREMIAZIONE) DI TUTTI I CAMPIONI ITALIANI

(18/1/2018) – Chi sarà il “Campione dell’anno?” Il verdetto arriverà domani 19 gennaio a Monza, su un tracciato interno dell’Eni Circuit brianzolo: 32 protagonisti tricolori del motorsport si sfideranno a partire dalle ore 14.00 -  Tribune e paddock aperte al pubblico - prima di prendere parte, dalle ore 19.00, alla premiazione Acisport dei campioni 2017. Chi ci sarà? Ecco la lista (dai sedicesimi alla finalissima, tutti al volante delle Seat Leon Cupra ST, protagoniste del tricolore Turismo TCS):
da Luca Filippi, portacolori d’Italia nel Campionato di Formula E ai Campioni Italiani Gran Turismo Michele Beretta e Alex Frassineti; il Campione del Mondo e d’Europa Karting KZ, Paolo De Conto, il Campione Italiano Velocità Montagna Domenico Scola e il talentuoso Fabio Andolfi, protagonista in WRC2 con i colori di ACI Team Italia. Molti altri dal mondo del rally: dal Campione Italiano Rally Terra Andrea Dalmazzini a quello Rally Junior Marco Pollara, sino al vincitore del Trofeo Abarth 124 Rally Fabrizio Jr. Andolfi e del Trofeo Peugeot Top Competition Damiano De Tommaso. Al via anche tutti i Campioni Italiani in pista: Stefano Comandini e Alberto Cerqui, vincitori del tricolore Gran Turismo Super GT3, Simone Niboli, campione Gran Turismo GT3, Eugenio Pisani, vincitore del tricolore GTCup, Ivan Bellarosa, Campione Italiano Sport Prototipi e Nicola Baldan, trionfatore nel TCR Italy. 
Non potevano mancare gli assi delle cronoscalate: oltre al Campione Italiano Assoluto Domenico Scola, saranno della partita il campione di Gruppo GT Lucio Peruggini, quello di Gruppo CN Luca Ligato, i campioni di Gruppo E1 ItaliaMarco Sbrollini, di E2SH Manuel Dondi e di gruppo N Antonino Migliuolo. Presenti inoltre i kartisti Alex Irlando, Campione CIK FIA International KZ2 Super Cup, Luca Bombardelli e Claudio Tempesti Campioni Italiani Karting KZ3 Junior e Over. A completare lo schieramento, i campioni delle Autostoriche Enrico Rondinelli, Piero Lottini e “Lucky”, del fuoristrada Elvis Borsoi e Ivano Nicoletta, il Campione Italiano Formula Challenge Giordano Pietro Belfiore, il vincitore assoluto del tricolore slalom Saverio Miglionico e il giovane Michele Poma, campione tra gli Under 23.
Come detto, seguirà la tradizionale cerimonia di premiazione Acisport a definitiva chiusura della stagione agonistica 2017, alla presenza del Presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani, dei Dirigenti della Federazione e del Ministro dello Sport. E’ annunciata la presenza della Scuderia Ferrari con Antonio Giovinazzi, poi Alessandro Pierguidi, campione mondiale endurance e Giancarlo Fisichella. Ci sarà anche l’ing. Giampaolo Dallara e inoltre Simone Faggioli, 10 volte campione europeo della Montagna, e Paolo De Conto, campione del mondo karting. La Federazione, grazie anche ad proficue partnership come quella assicurata dalla Pirelli, ha annunciato i piloti dell’ACI Team Italia che sosterrà nel 2018, sono: Leonardo Lorandi (velocità in circuito), Fabio Andolfi, Luca Bottarelli, Diamiano De Tommaso e Marco Pollara (rally). Il Presidente ACI illustrerà i programmi di questa "nazionale azzurra "dell’automobilismo.

lunedì 15 gennaio 2018

UNA MERZARIO IN PISTA, 40 ANNI FA IL DEBUTTO IN ARGENTINA

(15/1/2018) TEAM MERZARIO, 40 YEARS AGO THE FIRST START. C’era la Ferrari, con Gilles Villenueve; c’era la Brabham, con Niki Lauda e la Lotus, con Mario Andretti. E c’era la Merzario con…Arturto Merzario. Tutto nacque da una frattura! Quarant’anni fa, al primo Gran Premio della stagione 1978 di F1, il 15 gennaio in Argentina, debuttò un’altra monoposto rossa, iscritta al campionato col nome del pilota cow-boy, ex ferrarista che all’alba dei suoi 35 anni decise di provare ad emulare i vari Mc Laren, Brabham, Surtees, ecc. Il pilota di Civenna, con il coraggio che non gli era (ed è) mai mancato, diventava costruttore. Le esperienze tutt’altro che soddisfacenti con la Ferrari – fu lui a dover lasciare il sedile a Lauda nel 1974 – la Iso, la Williams (Sir Frank apprezzava moltissimo Arturo), la Fittipaldi/Copersucar, la Wolf Williams, la March e la Shadow lo aiutarono a prendere una decisione non facile, gravida di problematiche ma entusiasmante ed estremamente motivante. Ma la scintilla si deve…ad un infortunio! 

COME NACQUE L'IDEA DELLA MERZARIO F1 - Ecco infatti come Arturone racconta la genesi del progetto: “Inizio 1977, ero a Cervinia a sciare. Per scattare una foto mi sono spostato, ho messo un piede sul ghiaccio, sono scivolato e caduto da una bella altezza. Femore rotto e addio al contratto con la ATS. In ospedale ho avuto tanto tempo per pensare. Ho comprato una March, ho visto che riuscivo a tirarci fuori qualcosa nonostante la sua vetustà e poichè che la lotta con le Case ufficiali era dura ho deciso di passare dall’altra parte!”.  Nella calura Argentina fu schierato il modello A1. La risicata squadra al box (Arturo spesso scendeva dalla macchina e, casco ancora in testa, aiutava i giovani meccanici a capire le modifiche necessarie…), si fece onore nonostante un’uscita di strada durante le prove. In prova 20° tempo su 24 concorrenti (davanti alle due Ensign, a Brett Lunger su Mc Laren privata e al debuttante Pironi su Tyrrell); in gara ritiro dopo 9 giri per guai alla trasmissione. La qualifica di Buenos Aires si rivelerà il miglior risultato assoluto conseguito dal Team di Carate Brianza. Per il resto, tante non qualificazioni e innumerevoli ritiri nonostante la collaborazione di Joe Palazzoli, Gian Paolo Dallara, le prove che il Drake acconsentì a Fiorano,  sponsor (anche importanti) che andavano e venivano, l’aiuto dei tifosi chiamati a dare un supporto economico dal settimanale Autosprint, l’acquisizione del materiale Kaushen, le chance offerte anche a due giovani talenti italiani come Colombo e Brancatelli. Fino alla capitolazione un anno dopo, con Arturo a lungo alle prese con i debiti prodotti da questa oggi incredibile avventura che comunque rimane nella storia della F1.

LA NUOVA DUCATI MOTOGP, INCOGNITA LORENZO

(15/1/2018)NEW DUCATI MOTOGP, UNKNOW LORENZO. E’ appena stata presentata la nuova Ducati MotoGP, l’arma della Casa di Borgo Panigale per conquistare il titolo 2018 a lungo conteso a Marquez l’anno scorso grazie all’annata magica di Dovizioso. Resta l’incognita Lorenzo. Ci sono ottime possibilità che la moto italiana di proprietà Audi continui a dare filo da torcere a Honda e Yamaha ma la domanda che deve trovare (immediata) risposta è: quale rendimento offrirà lo spagnolo? Il centauro di Maiorca, 31 anni il prossimo 4 maggio, ingaggiato a 12 milioni di euro annui, è stata la grande delusione del 2017, classificato soltanto settimo (tre podi), dietro pure a Zarco. Ok, anche lui ha pagato lo scotto di tanti altri (vedi, uno per tutti, Valentino Rossi) approdati sul sellino della difficile Desmosedici, ma uno della sua classe ed esperienza ha ora un solo imperativo: riscattarsi. 
Nelle dichiarazioni ufficiali, il team lo sostiene e capisce gli sforzi profusi per cambiare lo stile di guida, soprattutto per acquisire maggiore feeling con l’anteriore. Sempre secondo il Team Principal Davide Tardozzi, la presenza del campionissimo è stata anche di stimolo per Dovizioso che effettivamente ha dato il meglio di sé. Dunque niente polemiche e, come si suol dire, testa bassa e correre. Jorge sa però che si gioca molta parte di reputazione (le accuse sono di aver ragionato con la testa e non con il cuore accettando il passaggio alla Ducati) e intanto ha ingaggiato il connazionale Alex Albon, quale coach personale. Bene, ma…forse pensa troppo al dopo e non è un bel segnale: pare infatti stia alacremente scrivendo la sua autobiografia e non manca di prospettare un futuro sulle quattro ruote: “Mi piacerebbe correre la 24 Ore di Le Mans”. Ducati nel 2017 ha venduto 55.871 moto in tutto il mondo, con un +12% solo in Italia (8.806 moto consegnate), +4% in Europa e +1,3% negli USA, suo primo mercato. Numeri che devono progredire ancora e il Lorenzo del 2017 non è il pilota “globale” che si cercava.


ADDIO A DAN GURNEY, MORTO A 86 ANNI


(15/1/2018) – Ci lascia un’altra icona del motorismo degli anni ruggenti.  Ieri, all’età di 86 anni, è morto Dan Gurney, grande pilota americano, fondatore della Eagle F1 con la quale riuscì a vincere il Gran Premio del Belgio 1967 (4 i successi nella massima formula). Ma la F1 è stato solo uno dei suoi impegni nel motorsport che hanno spaziato dalla Sports Car alla F. Indy, dalla Nascar alla Can Am, alla TransAm e quant'altro. Nel 1967 ha anche trionfato alla  24 Ore di Le Mans insieme ad un altro “mostro sacro” Usa come A.J. Foyt, ma altre grandi classiche lo hanno visto protagonista. Teneva molto all’affermazione della tradizione americana nelle corse, di cui era fulgido esempio, e infatti fondò la AAR, la All American Racers. Era nato il 13 aprile 1931 a Port Jefferson e Motor Chicche gli aveva già dedicato un  post


La famiglia, che ha comunicato la notizia, ha anche fatto sapere che, secondo il volere di Dan, è possibile effettuare donazioni alla Hoag Hospital Foundation di Newport Beach. appassionato, concreto, efficace, anticipatore di modernità, dotato di grandi cognizioni ingegneristiche, aperto alle sfide, senza timore del futuro. Questo era Dan Sexton Gurney.

sabato 13 gennaio 2018

HAPPY BIRTHDAY / GIANNI MORBIDELLI 50 ANNI, A PUNTI CON LA FERRARI NEL 1991

(13/1/2018) – Buon compleanno a Gianni Morbidelli che oggi compie 50 anni! Il pilota di Pesaro “imperversa” tuttora in pista nel TCR International Series con ottimi risultati ed ha una chicca nella sua carriera: ha corso per la Ferrari andando anche a punti! Ma è una storia lunga…o, se volete, breve. Gianni è un altro talento italiano del volante che purtroppo non ha trovato duratura considerazione in F1 e quella fiducia che invece è stata accordata a tanti altri piloti a lui indubbiamente inferiori. Un pilota completo, entusiasta e concreto, in grado di primeggiare in ogni categoria. 


DALLA F3 ALLA FERRARI - La vittoria perentoria nel campionato italiano di F3 nel 1989 gli valse la chiamata della Ferrari – allora diretta da Cesare Fiorio,  sempre attento alla promozione degli italiani – della quale divenne collaudatore. Un'altra entità sensibile al coinvolgimento tricolore - la Minardi, quell’anno motorizzata Ferrari - nel 1991 gli diede l’occasione di affrontare una stagione completa dopo l’esordio frammentato con la Dallara nel 1990. L’epilogo del rapporto tra Maranello e Prost – ricordate il licenziamento del prof francese dopo il GP del Giappone? – aprì all’improvviso uno scenario incredibile: bruciando la concorrenza dell’altro collaudatore del Cavallino, Andrea Montermini, fu proprio il pesarese ad avere l’occasione di disputare l’ultima gara in Australia al volante della 642. Era il 3 novembre 1991, una gara disputata sotto la pioggia battente che venne arrestata dopo 14 giri: alla bandiera rossa Morbido era sesto. Punti dimezzati, ma che soddisfazione! L’inizio di qualcosa di bello? 

No, la Ferrari l’anno seguente (quello della terribile F92A) si affidò ad Alesi e Capelli e Morbidelli, confermato collaudatore, tornò alla Minardi per poi passare nel 1994 alla Footwork con cui continuò anche nel 1995 (non tutte le gare), e sempre in Australia riuscì a salire sul podio (!) grazie ad un mirabolante terzo posto. Ma la F1 diventava sempre più esigente a livello di budget e Morbidelli aveva saggiamente rivolto la sua attenzione al Turismo Italiano dove corse per Alfa Romeo e BMW. L’ultimo tentativo in F1, con la Sauber al posto di Larini, fu vanificato da un incidente durante un test a Magny Cours che lo costrinse a saltare tre GP. Di nuovo sotto, allora, con le ruote coperte: BTCC, ETCC, ALMS, FIA GT, WTCC e anche Superstars. Tante gare, vittorie fino all’attuale esperienza in TCR con il team West Coast Racing al volante della Volkswagen Golf GTI. Infinito Gianni!


venerdì 12 gennaio 2018

SSANGYONG ALLA DAKAR CON UNA TIVOLI SPECIALE


(12/1/2018) SsangYong mancava dalla Dakar dal 2009. In quella occasione la Casa coreana schierò la Kyron 270 Xdi mentre più indietro nel tempo, 1995 e 1996, aveva partecipato con la Musso. All’edizione 2018 della maratona sudamericana - 9000 chilometri in 14 tappe, dal Perù all’Argentina passando per la Bolivia, epilogo il 20 gennaio a Cordoba - si è presentata con una accattivante Tivoli completamente rivista e rivoluzionata. La speciale vettura, appositamente studiata nel rispetto dei parametri FIA, è dotata di un motore V8 da 6.2 litri e 405 cavalli, e solo 4.200 giri al minuto.  La trazione posteriore e il complesso insieme di sospensori e ammortizzatori, consentono di affrontare i percorsi più difficili, proprio come le dune del deserto sudamericano. Inoltre, nonostante SsangYong Tivoli DKR superi le due tonnellate in configurazione gara, è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 4,4 secondi e raggiungere una velocità massima di 193 km h. Aver accettato nuovamente questa sfida e un grande passo in vista di altri ambiziosi traguardi. “Il nostro è un progetto a lungo termine. Avevamo pianificato una partecipazione alla Dakar nel 2019, ma gli ottimi risultati sportivi ci hanno permesso di essere qui in Sud America già nel 2018” dice Oscar Fuertes, il pilota spagnolo che a bordo della Tivoli si è aggiudicato lo European Dakar Challenge e il conseguente invito alla corsa principale. Fuertes, cresciuto allievo di Carlos Sainz, nonostante una lunga esperienza di 14 anni nel mondo del rally, è all’esordio nella Dakar insieme al co-pilota Diego Vallejo: “Ma SsangYong mi ha messo a disposizione tutti gli strumenti migliori, e la Tivoli DKR è una delle macchine migliori che abbia mai guidato”.

ANNIVERSARY / 12 GENNAIO 1998. ADDIO A PIERO TARUFFI, THE SILVER FOX

(12/1/2018) – Venti anni fa, il 12 gennaio 1998, veniva a mancare Piero Taruffi, la Volpe argentata, gloria italica del mondo dei motori. Nato ad Albano Laziale nel 1906, con lo sport nel DNA (ha praticato sci e canottaggio) è stato grande protagonista sia con le moto, sia con le auto. L’ultimo nome nell’albo d’oro della mitica Mille Miglia, nel 1957 (anno dell’incidente di De Portago), è il suo. Teneva tantissimo a quella maratona internazionale così popolare e ci aveva provato 13 volte: quell’anno, a 50 anni, la sua carriera trovò degno compimento e, mantenendo la promessa fatta alla moglie Isabella e confermata all’ingegner Ferrari, si ritirò. Ma questa fu la ciliegina sulla torta perché nel suo palmares figurano grandi classiche del tempo come la Carrera Panamericana (1951), la Targa Florio (1952), oltre ad un secondo posto nella Coppa d’Oro delle Dolomiti.

Ma la grandezza di Taruffi risiede anche nelle sue enormi capacità ingegneristiche e creative, nel suo costante e insopprimibile anelito di futuro, di sempre nuove mete da raggiungere. Ha scritto anche un libro (“Tecnica e pratica della guida automobilistica da corsa”), tester-giornalista per la rivista “L’Automobile”. Suo il progetto del Turf, l’innovativo veicolo col quale nel 1954 sul circuito francese di Monthery si lanciò fino alla velocità di 200 Km/h. Il motore Gilera derivava da quello della Rondine, il mezzo considerato antenato delle future motociclette al cui sviluppo Taruffi aveva fattivamente collaborato. Era un perfezionista, “uomo pignolissimo sia nelle sperimentazioni tecniche che nella preparazione atletica prima di una gara”, come scrive Enzo Ferrari nel libro “Piloti, che gente”. Il Drake, nel libro dedicato ai piloti che hanno corso per lui – Taruffi debuttò vincendo con l’Alfa Romeo della Scuderia Ferrari al circuito di Bolsena – si dilunga sull’affermazione alla Mille Miglia del 1957 che Taruffi inseguiva “con accanimento commovente”. Come sempre, attendeva i suoi piloti a Bologna e all’arrivo di Taruffi, sotto la pioggia, lo incitò nonostante problemi fisici e meccanici lamentati dal pilota laziale: “Lei deve continuare perché può vincere!”, gli intimò. Ritirato Collins, solo Von Trips poteva insidiare la sua rincorsa alla vittoria. Il Drake parlò “a questo nobilissimo signore” tedesco e Taruffi “coronò il suo sogno di pilota completo”.

A lui è intitolato l’Autodromo di Vallelunga e l’Associazione Storico Culturale che gestisce anche il Museo in quel di Bagnoregio, in provincia di Viterbo. La figlia Prisca, pilota, tester, giornalista, custodisce e celebra tanta gloria, la preziosa memoria di Silver Fox.

giovedì 11 gennaio 2018

RACE SCOUT, LA APP BY AMG


(11/1/2018) – Si chiama Race Scout ed è una app che consente agli appassionati comunicazione e scambio di informazioni. Sarà presentata da AMG in occasione della 24 Ore di Dubai. Si tratta di uno strumento innovativo che, attraverso una piattaforma on-line nata in cooperazione con Lab1886, offre alla community la possibilità di assegnare o richiedere posti liberi al cockpit di vetture da competizione.

Come si utlizza? Dopo aver effettuato il log-in, sia i piloti che i team possono creare le proprie pagine di profilo ed editarle. Nel sistema sono già memorizzate numerose competizioni automobilistiche, percorsi e vetture GT3 e GT4. Con diversi filtri si eseguono ricerche in base ad opportunità d’ingaggio o caratteristiche specifiche dei piloti. Inoltre, tramite un servizio messenger integrato, piloti e team manager possono avviare una conversazione privata direttamente nell’app. E’ possibile dunque ottimizzare con il minimo sforzo le vetture da gara, offrendo una panoramica completa dei posti al volante a disposizione, dall’ambito amatoriale fino a quello professionale, indipendentemente da serie, classi e marchi.

Gli interessati potranno registrarsi per la prima volta tramite il sito www.racescout.com. Prima che la app Race scout sia lanciata in modo ufficiale ad aprile e resa disponibile gratuitamente, partirà un beta testing intensivo, con la collaborazione dei primi utenti.

KVYAT, PISTA RUSSA PER LA FERRARI

(11/1/2018) – KVYAT, NEW FERRARI DEVELOPMENT DRIVER. WHY. La notizia dell’ingaggio da parte della Ferrari di Kvyat quale nuovo pilota di sviluppo al simulatore non è una sorpresa e questo blog aveva già raccolto le voci che davano il russo vicino ad un accordo con Maranello. Sarà curioso vedere il pilota di Ufa passare informazioni a Vettel: proprio il doppio tamponamento al ferrarista al via del Gp di Sochi 2016 (che faceva seguito a quello in Cina) aveva segnato l’inizio della fine dell’allora pilota Red Bull. Che non si è più ripreso. La decisione, diciamo un po’ “particolare”, di Arrivabene & C. non va considerata comunque un’assoluta novità. Basti ricordare il caso di Esteban Gutierrez, messo sotto contratto a fine 2014 come collaudatore e terzo pilota. Qual è l’analogia? Il russo, come il messicano, rappresentano grandi Paesi che intendono investire nella F1 e magari godono di buoni (se non ottimi) appoggi economici – Gutierrez sostenuto dal magnate Carlos Slim e infatti sulla Ferrari campeggiava lo sponsor Claro - che fanno sempre comodo e che possono anche prefigurare futuri sviluppi. 


FERRARI E RUSSIA, QUANTI ACCORDI - Inoltre, ultimamente la Ferrari sembra essere molto sensibile ai piani russi di progressivo aumento della presenza nel motorsport ai massimi livelli (vedi il post https://motor-chicche.blogspot.com/2017/12/sirotkin-o-kubica-F1-russian-connection.html). 
E’ recente l’annuncio dell’ingresso nella Ferrari Driver Academy di Robert Schwartzman, classe 1999 di San Pietroburgo, dal 2015 parte dell’imponente programma di sviluppo di giovani piloti russi varato dalla SMP Racing che ha nell’ex ferrarista Mika Salo il suo Direttore Sportivo tra l’altro ora impegnatissimo nel concludere la trattativa che porterà presto Sergey Sirotkin al volante della seconda Williams. Per completare il quadro, dal 2010 la Ferrari ha una forte partnership (F1, GT) con Kaspersky Lab, azienda leader nel settore di protezione dalle minacce informatiche, che è anche sponsor DS Virgin di Formula E, il team per il quale Antonio Giovinazzi effettuerà il rookie test del 14 gennaio a Marrakech…. Incroci, accordi, affari: è la F1, bellezza!

mercoledì 10 gennaio 2018

HAPPY BIRTHDAY / EDDIE CHEEVER 60 ANNI, L’AMERICANO QUASI ITALIANO E QUASI FERRARI

(10/1/2018) – Riesce difficile credere che oggi Eddie Cheever compia 60 anni, ma buon compleanno all’Americano di Roma! Quasi italiano e, come leggerete, quasi Ferrari. Il fatto è che nel pensiero appare sempre come quell’imberbe yankee di Phoenix sbarcato in Italia all’età di 4 anni, quell’indomito kartista che sulla Pista d’Oro di Roma battagliava all’ultima curva con Elio De Angelis cercando di imitare il suo idolo Ronnie Peterson, quel giovanissimo talento che all’età di 19 anni venne scelto da Enzo Ferrari per sostituire Niki Lauda. Beh, se aggiungiamo che nel 1998 ha vinto la 500 Miglia di Indianapolis e che ha creato un proprio team per la F. Indy, basta per fare di Eddie un pezzo di storia del motorsport. Eppure…. Eppure, la sua è una carriera incompiuta e lui lo sa. Si è divertito, lo ribadisce convintamente, ma gli è mancata la consacrazione che solo una sequela di vittorie o la conquista di un titolo è in grado di fornire. Il momento decisivo? Non ci sono dubbi: 1977.


LA CHANCE FERRARI - In quell'anno fu condotto alla corte del Drake - criticato per essersi presentato con l’avvocato - che pianificava il dopo Lauda. Due settimane di prova a Fiorano (compresi gli pneumatici Michelin che la Ferrari avrebbe usato l’anno successivo), la firma sul contratto sogno di ogni pilota. Ma la situazione precipitò e il sogno divenne incubo. Lo intervistai nel 2008 in occasione del Motorsport Expo Tech di Modena e mi disse: «Avevo 19 anni e moltissima fretta. Dopo aver provato la Rossa a Fiorano avevo pronto un bellissimo contratto ma ho voluto andare a correre una gara a Vallelunga con la Bmw. Ebbi un incidente stupido e mi ruppi polso e gomito. Ferrari assunse Gilles Villeneuve. Feci un errore enorme in un momento favorevole per me. Poi andai personalmente tre volte dal Commendatore per chiedere se mi potevo liberare dal contratto. Per due volte non volle ricevermi; la terza, dopo un'attesa di metà giornata, mi fece una sola domanda: se ero sicuro di quello che stavo facendo (gli fu offerto di testare il motore Dino F2, ndb). Confermai, il contratto fu rotto, ci demmo la mano e fini così il mio momento Ferrari. Fu comunque un'esperienza di vita eccezionale in un momento diverso dall'attuale. Ricordo che potevo girare liberamente per la fabbrica, a patto che il Drake non fosse nei paraggi, ed ero affascinato dal reparto motori. Quei giri al volante della Rossa, i meccanici, tutti gli uomini di Maranello: ricordi e sensazioni indimenticabili». Maledetta fretta, ma erano mesi “eroici” della F1 – il dopo Nurburgring – e Eddie voleva sfondare, far vedere chi era. 


UNA LUNGA CARRIERA - Iniziò in F. Ford GB e poi la F3 col Team Modus nel 1975; il suo mentore fu Ron Dennis che lo fece correre in F2 per il Project Four, categoria dove dopo le prime delusioni F1 si rilanciò con l’Osella, la Scuderia italiana che gli offrì una nuova chance nella massima formula. Con il senno di poi, anni dopo, capì che senza macchina competitiva non si va da nessuna parte. Nella massima formula ha preso parte a 132 gran premi senza vincere mai. Dalla sua, otto podi e due secondi posti (GP Usa-Est 1982 e GP Canada 1983) come migliori risultati. Il debutto, nel 1978, con la Theodore, poi Hesketh, Osella (1980), Tyrrell (1981), Ligier (1982), Renault (1983), Alfa Romeo (1984/85), Lola (1986) e Arrows (1987/89). “Volevo tutto e subito, ma solo vincere fa la differenza”, il suo commento riepilogativo di una vita dedicata ai motori. Sulle sue orme, il figlio Eddie Cheever III che il 27 gennaio correrà la 24 Ore di Daytona per il Team Spirit of Daytona, già campione GT3 2016 nel GT Italiano (è stato secondo nel tricolore F3 e si è cimentato anche in EuroNascar).





martedì 9 gennaio 2018

VOGLIA DI CORSE? DA DOMANI LA TOYOTA RACING SERIES IN NUOVA ZELANDA


(9/1/2018)Inizio anno, voglia di corse? Con la Dakar in corso e dopo la Roar before 24 di Daytona ora bisogna volgere lo sguardo alla Nuova Zelanda. Domani inizia infatti la tradizionale Toyota Racing Series 2018: cinque round che molti promettenti o già affermati giovani piloti utilizzano per fare esperienza, non perdere smalto in vista delle stagioni ufficiali e, perché no, aggiungere titoli al proprio palmares. 

Tra questi, la star sarà Marcus Armstrong, neozelandese di Christchurch che quindi gioca in casa e che fa il bis dopo la partecipazione dell’anno scorso coronata da tre vittorie ma senza il successo finale che è il suo primo obiettivo 2018. Ancora una volta, il fresco campione italiano di F4 Italia (secondo nella serie tedesca) sarà in pista in qualità di pilota Ferrari Driver Academy con il team M2 Competition. Da Maranello hanno pensato di coinvolgere  nella spedizione in terra dei kiwi anche l’ultimo arrivato tra i “cavallini” di Massimo Rivola, il russo di S. Pietroburgo Robert Schwartzman, 18 anni appena compiuti, reduce dalla F. Renault 2.0. Gli altri piloti? Cito l’olandese Richard Verschoor (tre successi un anno fa), l’inglese vice campione British F3 James Pull, l’americano Juan Manuel Correa (M2 Competition); l’altro neo-zelandese Reid Harker, il francese by Tony Kart al debutto in monoposto Clement Novalek, il brasiliano Felipe Branquinho (Giles Motorsport); l’altro kiwi Brendon Leitch (Victory Motorsport) e il francese della F4 France Charles Milesi (MTEC Motorsport). Sotto, il calendario completo degli appuntamenti 2018:

2018 Castrol Toyota Racing Series

sabato 6 gennaio 2018

UN COMPLEANNO SPECIALE: DIDIER E GILLES PIRONI 30 ANNI




(6/1/2018)A SPECIAL 30th BIRTHDAY: DIDIER AND GILLES PIRONI. Un compleanno speciale? Quello di Didier e Gilles Pironi che compiono 30 anni! Sono i due figli del campione della Ferrari Didier, che non hanno mai conosciuto. Il pilota francese, infatti, reduce dal terribile incidente di Hockenheim, mori il 23 agosto 1987 durante una gara off-shore. Cinque mesi dopo, la moglie Catherine Goux diede alla luce i gemelli e pensò di chiamarli con i nomi del padre e del suo ultimo compagno di squadra, quel Gilles Villeneuve col quale non aveva mai avuto l’opportunità di riappacificarsi dopo lo “sgarbo” al Gran Premio di San Marino 1982 al quale seguì il tragico incidente mortale del canadese a Zolder. Didier e Catherine, per la verità, si erano già lasciati: le loro strade si separarono ben presto e Didier aveva iniziato una relazione con l’attrice francese Veronique Jannot. 





Catherine ha scritto un libro, "Lettre a Didier" e la copertina dice tutto: raffigura i due gemelli nati da poco in braccio alla madre e, sullo sfondo, una gigantografia di Didier. Didier e Gilles hanno ereditato la passione per la competizione - Gilles in particolare ha corso in Coppa Clio, F. Renault, Fun Cup – ma, anche su spinta della madre, si sono concentrati su corsi di studio, anche ingegneristici, di alto livello. Spesso sono Italia, in visita dai parenti friulani che rendevano ad Enzo Ferrari un pò italiano l'amato Didi.

venerdì 5 gennaio 2018

HAPPY BIRTHDAY / FRANCK MONTAGNY 40 ANNI

(5/1/2018) – Oggi Franck Montagny compie 40 anni. Al nome dell’ex pilota francese di Feurs, oggi consulente a Canal +, verrebbe da aggiungere: peccato. Sì perché la sua carriera terminò a fine 2014 non per un incidente o per aver deciso di ritirarsi ma a causa del risultato positivo ad un controllo anti-doping successivo alla gara di Formula E di Putrajaya, alla quale prese parte in qualità di pilota del Team Andretti (si era classificato secondo nella gara inaugurale della stagione in Cina). Un metabolita derivato dalla cocaina. Immediata la sanzione della FIA: due anni di squalifica da ogni competizione che, a 36 anni, significò di fatto la brusca, inaspettata, brutta fine di un percorso iniziato molti anni prima sui kart. Gli va dato atto che non cercò scuse e ammise: "Dal momento in cui sono stato sottoposto al controllo sapevo quale sarebbe stato l'esito: ho fatto una sciocchezza e la sto pagando.

Peccato, ripeto, per quello che poteva essere e non è stato. Buoni risultati in F. Renault, F3 France, F.3000 e soprattutto la vittoria nel World Series by Nissan nel 2003 lo imposero all’attenzione dei team manager della F1 quale ultimo virgulto della grande tradizione transalpina. Fino al 2005 fu infatti la Renault a metterlo sotto contratto quale collaudatore e terzo pilota – i titolari allora erano Alonso e Trulli – per poi accasarsi nel 2006 alla Super Aguri. La giubilazione del pilota titolare Yuji Ide gli spalancò le porte del debutto e sette gare poco esaltanti, prima di cedere di nuovo il volante ad un altro giapponese, tal Yamamoto. La F1 l’ha sfiorata ancora nel 2007 come terzo pilota Toyota (Trulli e Ralf Schumacher i titolari) e con un test (senza esito) alla Force India per poi passare in A1 Grand Prix (4 gare) e Champ Car. Soddisfazioni ne ha prese con le ruote coperte, correndo in ALMS  (2 vittorie) e soprattutto 12 volte la 24 Ore di Le Mans dove si classificò secondo nel 2009 su Peugeot. 

giovedì 4 gennaio 2018

GIOVINAZZI ROOKIE IN FORMULA E: A GOOD START




(4/1/2018)Antonio Giovinazzi prenderà parte al rookie test di Formula E in programma il 14 gennaio a Marrakech con i colori del DS Virgin Team. E’ una buona notizia o no? Dipende. Per il 2018 il pilota della famiglia Ferrari ambiva ad un volante fisso in F1 dopo un anno di panchina (se si eccettuano le due gare con la Sauber al posto dell’infortunato Werlhein). Marchionne ha però prima riconfermato Raikkonen in scadenza di contratto e poi ha dovuto alzare bandiera bianca nei confronti di Ericsson nonostante la presumibile ricca sponsorizzazione della Sauber nell’ambito dell’operazione-ritorno Alfa Romeo.  Inoltre, al momento, nonostante l’interesse crescente della serie elettrica, per molti piloti è ancora un ultimo ripiego o un riempitivo in attesa di chiamate “superiori”.
Detto questo, vediamo gli aspetti positivi. Intanto, il Team è di quelli top – 6 vittorie e 14 podi e questa stagione schiera Sam Bird e Alex Lynn - dall’unione del brand lusso della Citroen e l’impero Virgin del magnate inglese Richard Brenson, già autore di una sortita – per la verità tutt’altro che soddisfacente – in F1. Inoltre, un’esperienza in più nel mondo mutevole ed estremamente esigente del motorsport non fa mai male. Con questo test, infatti, Antonio aumenta le sue già ricche cognizioni di guida e meccaniche che, ad oggi, annoverano: kart, F. Abarth, F3, DTM, Asian Le Mans (Oreca D3R-Nissan), GP2 e non ultimo il richiestissimo simulatore. Antonio, quindi, è un pilota completo e a questo punto gli manca solo la costanza dei chilometri percorsi. Per questo il 2018 è un anno decisivo e, tutto sommato, la Formula E è un buon inizio.

mercoledì 3 gennaio 2018

CONCORSO: DISEGNA IL NUOVO CASCO DI VALTTERI BOTTAS!


(3/1/2018)BOTTAS FANS, YOU HAVE THE CHANCE TO DESIGN HIS NEW HELMET. Valtteri Bottas affida il disegno del suo nuovo casco ai fans. Sarà lo stesso pilota della Mercedes a scegliere il vincitore del concorso che avrà quindi il piacere di vedere il frutto della propria creatività indossato dal finlandese in buona parte dei gran premi della stagione di F1 2018. Il prescelto, inoltre, avrà in regalo una replica del casco autografato da Valtteri. Come fare per partecipare? Ecco per i fan ufficiali il link esplicativo:

In pratica, basterà scaricare il modello e dare sfogo alla propria creatività (anche più di un’idea) ed inviare il pdf all’indirizzo mail indicato. C’è tempo fino alle ore 17 GMT del 12 gennaio prossimo, quindi forza!!

martedì 2 gennaio 2018

F1, WILLIAMS, FERRARI, MERCEDES: MAKE YOUR CHOICE

(2/1/2018) – Ancora pochi giorni e avranno pieno inizio le “operazioni” di avvio della stagione F1 2018. Le nuove monoposto sono quasi pronte (la Ferrari ha già sottoposto a crash test a Bollate il suo progetto 669) e i piloti trascorrono l’ultimo periodo di vacanza prima delle presentazioni ufficiali e dei test collettivi in programma a Barcellona dal 25 febbraio all’1 marzo con replica dal 6 al 9 marzo. Quindi non rimarrà che scoprire tutte le carte al GP d’Australia, il 25 marzo. Williams, Mercedes e Ferrari, però, devono completare i ranghi o decidere molto presto il da farsi per il 2019. Decisioni importanti, dai tanti risvolti (economico-commerciali e sportivi) ma così è lo sport e la vita: make your choice, dunque.
WILLIAMS, KUBICA O SIROTKIN? – Sirotkin o Kubica? L’ultimo abitacolo ancora libero sta per essere assegnato e sembra proprio che l’abbia spuntata il russo sul più celebrato polacco. Il management della scuderia inglese ha apprezzato molto il risultato del test finale al quale Robert Kubica si è sottoposto a quasi sette anni dall’incidente nei rally ma è rimasto piacevolmente sorpreso anche dalle prestazioni del pilota moscovita. Quest’ultimo, però, ha dalla sua anche un corposo finanziamento messo sul tavolo dallo sponsor bancario SMP e l’argomento dollari, in F1, è notoriamente sempre molto gradito. Questo è quanto. Il punto è che la Williams rischia molto affidando le sue monoposto a due giovani ancora acerbi come Stroll e Sirotkin e Jacques Villeneuve, che l’anno scorso è stato dichiarato “persona non gradita” dal suo ex team, ha detto in un’intervista ad Auto Bild: “La Williams ha venduto la sua anima ai milioni di Lawrence Stroll”. Alla pista il verdetto finale.
FERRARI, ANCORA CON KIMI? – Ancora una volta, verso metà stagione, a Maranello dovranno decidere se prolungare di un altro anno il contratto di Kimi Raikkonen. A favore del finlandese, appena sbarcato su Instagram (!), la stima del Presidente Marchionne – “se troviamo la vite giusta, lui va da Dio…” - e del pilota di riferimento del Cavallino, Seb Vettel, ben contento di continuare ad avere a fianco un pilota amico…ma anche battibile. Tutto dipende effettivamente dai punti che Kimi saprà portare perché sempre Marchionne ha sottolineato che interessa moltissimo anche il campionato Costruttori. Se le cose non dovessero girare per il verso giusto, c’è un Giovinazzi che ormai scalpita e che sarebbe davvero un grande colpo di mercato, di sport, di immagine, di marketing per la Ferrari e, sissignore, per l’Italia intera. Avranno questo “coraggio”? Forse già a Montecarlo se ne saprà qualcosa di più.

MERCEDES, OCON PER IL DOPO HAMILTON? – Anche alla Mercedes hanno un pilota in scadenza e cioè Bottas. Il fatto che lo abbiano riconfermato per un solo altro anno fa riflettere. Evidentemente si pensa molto al futuro che per le Frecce d’argento si chiama Esteban Ocon. Se il francesino confermerà o migliorerà quanto di buono fatto vedere quest’anno con la Force India, Toto Wolff dovrà pensare bene di inserirlo in squadra fin dal 2019 anche se potrebbe “infastidire” la stella Lewis IV. Ma questo è l’ultimo problema. Dall’altro canto, Bottas, altro “figlioccio” di Wolff è già molto concentrato sulla nuova stagione. “Mi servirà maggiore costanza e consistenza. Ho imparato, mi servirà quest’anno”. Dunque fa sul serio, pronto a sfruttare eventuali defaillances soprattutto psicologiche del più blasonato compagno. Una mossa difficile, dunque, per Toto e Niki che però hanno già dimostrato di non sbagliare un colpo.