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mercoledì 26 dicembre 2018

HAPPY BIRTHDAY / ADRIAN NEWEY 60 ANNI, VALKYRIE E HONDA LE SFIDE 2019


(26/12/2018) – Adrian Newey compie oggi 60 anni: buon compleanno! Anche il superlativo ingegnere della Red Bull taglia dunque un importante traguardo al termine del suo personale grand prix 2018. In queste ore il suo nome circola come una garanzia in relazione alla ipotesi, fatta circolare da Helmut Marko in persona, di un possibile impegno nel mondiale WEC e alla 24 Ore di Le Mans se i regolamenti in vigore dal 2021 non saranno di loro gradimento. Arma totale dell’operazione sarebbe la Valkyrie, l’hypercar della Aston Martin, Casa già title-sponsor della scuderia di Herr Mateschitz in F1, nata dalla fervida creatività e dalla immensa esperienza aerodinamica di Newey. Un bolide in fibra di carbonio che sarà disponibile nel 2019 in soli 150 esemplari da 2,8 milioni di euro. Pare che le prenotazioni stiano fioccando.

Si vedrà dunque come andrà a finire ma certo è che Newey non finisce di stupire. Dal 2014, fine dell’era Vettel e con l’avvento della F1 ibrida, le sue monoposto sono state per così dire estromesse dalla lotta per il titolo ristretta a Mercedes e Ferrari  - a Milton Keynes accusano un giorno sì e l’altro pure il deficitario motore Renault  -  ma pur in presenza di questo gap le Red Bull si sono rivelate clienti difficili per tutti.  Nel 2019 avrà una nuova sfida, forse la più difficile: disegnare una vettura che possa esaltare le qualità del propulsore Honda. Si dice che, in stretta collaborazione con i giapponesi, abbia già individuato soluzioni inedite per permettere il più efficace alloggiamento degli elementi della power unit. Se Honda troverà i cavalli che mancano e se l’aerodinamica sofisticata di Newey continuerà a garantire il guadagno di preziosi decimi aggiuntivi ecco che il nuovo “miracolo” dell’ingegnere di Stratford, sogno proibito di tutte le Scuderia Ferrari compresa,  si materializzerà a sua perenne gloria…

domenica 23 dicembre 2018

HONDA, 10 ANNI FA IL RITIRO DALLA F1 MA LA BROWNGP....


(23/12/2018) – Nel 2019 la Honda si rilancia in F1 e fornirà i motori alla Red Bull. Nel 2008, era dicembre di dieci anni fa, invece l’improvvisa quanto clamorosa decisione del ritiro e dalle sue…ceneri nacque la BrownGp che vinse il mondiale! Ma andiamo con ordine.

Dopo un 2008 alquanto deludente, tutto era già pianificato per affrontare la stagione successiva ma davanti alla crisi economica globale dell’epoca – era il tempo della catastrofe dei crediti deteriorati subprime - i vertici nipponici non esitarono a tagliare la voce di costo “F1” e a calare in fretta e furia la saracinesca dando il benservito a piloti, tecnici e sbigottiti meccanici della sede di Brackley. I miseri risultati della Ra108 avevano però indotto il Team Principal Ross Brawn a rivolgere da tempo tutte le attenzioni al progetto 2009 che, dunque, era bello e pronto: ma chi poteva portarlo avanti? Ci pensò proprio lo scaltro tecnico di Birmigham. L’ex ferrarista, oggi dirigente Liberty Media, rilevò tutto per una somma simbolica, fece un accordo per avvalersi dei motori V8 Mercedes, confermò i piloti Button e Barrichello et voilà ecco a voi la BrownGp, un caso unico. Quella che doveva essere la Ra109 venne denominata Bgp 001 e si rivelò subito stupefacente. D’altronde il Team si avvaleva di gente di esperienza come Nick Fry, il Direttore Tecnico Joerg Zander, l’aerodinamico Loic Bigois. Qual era il suo segreto? Muso prominente, pacchi radianti ridotti, bocche delle fiancate molto alte, rinuncia al KERS – unica monoposto 2009 senza il dispositivo di recupero dell’energia cinetica – ma soprattutto il discusso diffusore doppio (il double decker), fonte di aspre polemiche regolamentari. I tempi sul giro fatti segnare nel corso dei test collettivi pre-campionato non lasciavano dubbi: la Brown Gp era, a sorpresa, la lepre da inseguire. Così fu fin dal debutto in Australia finchè la concorrenza non si adeguò al nuovo dettame aerodinamico. Troppo tardi però: Jenson Button fu il campione 2009! (...e dalle sue ceneri la Mercedes di oggi!)



martedì 18 dicembre 2018

FERRARI IN MOSTRA A MARANELLO E MONTECARLO


(18/12/2018) – L’attrattività della Ferrari, della sua storia e dei suoi protagonisti, non avrà mai fine. Due mostre, a Maranello e Montecarlo, lo confermano. E’ di ieri l’annuncio che il Museo Ferrari dedicherà una mostra speciale a Michael Schumacher: “Michael 50”, in collaborazione con la Fondazione Keep Fighting. Sarà inaugurata il prossimo 3 gennaio non a caso. E’ il infatti il giorno del 50° compleanno del grande pilota tedesco e questa celebrazione, sottolineano a Maranello, è un segno di gratitudine per il pilota del Cavallino Rampante più vincente di sempre con i suoi cinque Titoli Piloti consecutivi, dal 2000 al 2004, che sono valsi anche sei Titoli Costruttori alla Scuderia. La mostra, viene aggiunto, permetterà di scoprire inoltre il fondamentale contributo che Michael ha dato allo sviluppo di vetture GT straordinarie, perché il suo apporto è stato fondamentale come pilota ma anche come consulente. L’evento durerà qualche mese, con apertura tutti i giorni con orario 9.30 - 18.00. E’ un momento di grande speranza per tutti i tifosi che continuano a trepidare per la salute del campione rimasto infortunato 5 anni fa a causa di un incidente sulle piste di sci e ancora oggi convalescente nella sua casa in Svizzera. Secondo il giornale inglese Daily Mail le condizioni sarebbero in miglioramento e il fatto che recentemente Jean Todt si sia “sbilanciato” nell’affermare di aver visto il GP del Brasile insieme all’amico Michael fa davvero pensare positivo, pur con tutte le cautele del caso.

ROSSE A MONTECARLO - E’ stata invece già inaugurata al Museo dell’Automobile di Montecarlo  la mostra dedicata alle auto da corsa del Cavallino. Al taglio del nastro c’erano il principe Alberto, appassionato e collezionista, niente meno che John Elkan,  Jean Alesi e…ovviamente Charles Leclerc, il neo pilota della Ferrari nato proprio nel Principato dove a maggior ragione il mito della Rossa affonda le sue radici. In sfavillante mostra, cinquanta modelli storici del Cavallino, a partire dalla 250 GTO de 1962 recentemente battuta all’asta al prezzo di 70 milioni di dollari! Beh, se pensate che ne sono state prodotte solo 36…. Altri gioielli sono la 250 Le Mans, la 512S, la F40 e LaFerrari solo per citarne alcuni. La mostra è visitabile fino al 15 marzo prossimo, con orario 10.00 – 18.00 con prezzo di ingresso 8 euro.

venerdì 14 dicembre 2018

HAPPY BIRTHDAY / ANTONIO GIOVINAZZI 25 ANNI. INTERVISTA A MICHELE PALMISANO: “COMINCIO’ DA ME A 3 ANNI…”


(14/12/2018) – Oggi Antonio Giovinazzi compie 25 anni: buon compleanno! Il pilota di Martina Franca per la prima volta festeggia con in tasca un contratto da titolare in F1, quello con l’Alfa Romeo Sauber. Se calcolate che è su un kart dall’età di tre anni e che da quel momento magico non ha avuto praticamente altro in testa se non arrivare proprio in F1, ebbene sono occorsi ventidue intensi anni per coronare il sogno. Dopo il kart, il trasferimento in Indonesia e la vittoria nel campionato Formula Pilota Cina, tre stagioni in F3 (compreso il Masters di Zandvoort trionfalmente conquistato), il secondo posto in GP2 con gare memorabili (Baku e Monza su tutte), l’emozionante impegno quale terzo pilota Ferrari, belle esperienze in DTM, ELMS, Asian Le Mans Series, WEC, Formula E, fino alla agognata consacrazione che lo porterà il 17 marzo a Melbourne a far parte del ristretto club di piloti del Circus. Come si vede, una lunga strada, densa di sacrifici, anche delusioni, ma soprattutto di meritate soddisfazioni.

Il suo carattere mite, la ferrea determinazione sono ben noti a Michele Palmisano, il titolare del kartodromo Touch & Go di Martina Franca dove un bambino di nome Giovinazzi effettuò i primi giri di pista che lo hanno portato molto, molto lontano...


Signor Palmisano, forse lei è tra le persone meno sorprese del fatto che Antonio sia arrivato in F1

 

Direi di sì: lo ricordo quando ha iniziato con noi, sul primo kart, all’età di tre anni. Il papà voleva regalargli una ferrarina ma io lo convinsi ad acquistare un kart per bambini, un Puffo da 38 cc. E così fu. Poi è salito di categoria ottenendo subito risultati di rilievo e infine, con il passaggio sulle monoposto, ha dimostrato tutte le sue grandi qualità.

 

Lei ha avuto modo di valutare tanti giovani piloti: in cosa si è distinto Antonio?

 

Ho visto tanti ragazzi che hanno anche dimostrato doti velocistiche non indifferenti ma dove Antonio ha fatto la differenza è stata la testa. Ha un carattere diverso da tutti gli altri che magari cominciano a sognare troppo dopo qualche vittoria: lui invece è una persona sempre molto umile e lo è rimasto anche ora che è arrivato in F1. E’ una persona educata, pacata pure nelle interviste, sempre col sorriso. Non l’ho mai sentito alzare la voce con un meccanico e anche quando le cose non andavano bene lui era sempre tranquillo.

 


Come definirebbe il suo stile di guida?

 

Molto veloce, pulito, poche sbavature. Inoltre ha sempre dimostrato nei vari passaggi di categoria di sapersi adattare molto rapidamente.

 

E’ un pilota che si è costruito anno dopo anno o sapeva dove voleva arrivare?

 

Fin da bambino ha sempre detto che voleva correre in F1 con la Ferrari. E ci è riuscito! E’ stata una conquista a suon di sacrifici. A 15 anni è andato via da casa, in Indonesia, allontanandosi da genitori e amici. Non è una cosa facile. Certo, ha conosciuto una persona importante ma anche altri hanno avuto opportunità simili e non hanno saputo sfruttarla. Lui, invece, piano piano è arrivato dove voleva.

 

Avete sperato che la Ferrari lo confermasse titolare?

 

Beh sì, poteva succedere. Poi la Ferrari ha optato per Leclerc ma l’importante è che nel 2019 Antonio sia in F1 e che tramite lui l’Italia ritorni finalmente ad avere un proprio pilota nella massima formula. Poi penso che l’Alfa Sauber, anche grazie al supporto dell’esperto Kimi Raikkonen, potrà fare buoni risultati. Lo stesso Leclerc, l’anno scorso, ha già dimostrato che è possibile qualificarsi in posizioni importanti e ora, con un lavoro ancora maggiore, penso che riusciranno a fare un salto avanti.

 

Due aggettivi per definire Antonio Giovinazzi pilota e ragazzo.

 

Determinato e umile.





mercoledì 12 dicembre 2018

PILOTI F1 2019, L'EUROPA E' IL SERBATOIO




(12/12/2018) – F1 DRIVERS 2019: EUROPE IS THE THANK. Per quanto riguarda i piloti, anche nel 2019 l’Europa si conferma il baricentro della F1. Su venti fortunati partecipanti ben 16 hanno infatti solide radici europee, d’altronde terra generatrice del motorsport: in Francia la prima gara automobilistica a fine ‘800, in Inghilterra la base di una cultura che ha fatto scuola, in Italia le radici delle più affascinanti e leggendarie Case, Ferrari in primis. Si è assottigliata, invece, la rappresentanza extra-europea con un pilota dell’Oceania (Ricciardo), un sudamericano (Perez), un nord-americano (Stroll) e un Russo di ritorno (Kvyat). L’ho già scritto e lo ripeto: è abbastanza incredibile, per non dire assurdo, che il massimo palcoscenico delle corse lamenti in particolare a mancanza di piloti brasiliani, giapponesi e americani e meno male che si è appena interrotto – ma quanta fatica  - il digiuno durato sette lunghi anni in fatto di piloti italiani con l’ingaggio Sauber di Antonio Giovinazzi. Anche il continente Africano, un tempo rappresentato in qualche modo da Jody Scheckter, è assente dal parterre come pure il Medio Oriente e, dopo le short experiences di Karun Chandok e Narain Kartikheyan, l’India che un tempo vantava pure un gran premio in calendario. In fatto di tradizione, penso a Fangio e Reutemann, pesa l’assenza di un pilota argentino – Josè Maria Lopez ci aveva provato con il fantomatico USF1 Team -mentre guardando avanti sarebbe importante avere in lizza un pilota cinese.




GREAT BRITAIN, GREAT PARTICIPATION. A fare la parte del leone nel 2019 è la Gran Bretagna (guarda caso anche in Formula E con 5 piloti al via) e si può capire. Succede sempre così: se c’è un pilota che compie meraviglie, leggi Hamilton, sulle ali dell’entusiasmo si rimpingua il gruppo di possibili epigoni rappresentati oggi dai giovani e rampanti Norris, Russell e infine Albon. Tiene botta la Finlandia con il duo Bottas – Raikkonen, quest’ultimo addirittura in pista fino a 41 anni! Segue la Francia che schiera l’ambizioso Gasly alla prova del nove e l’ormai veterano Grosjean che ha appena dichiarato di vedere davanti a sé almeno altre quattro stagioni. Uno a testa, infine, per Principato di Monaco, Olanda, Canada, Messico, Polonia, Australia, Russia, Danimarca, Spagna e, come detto, finalmente Italia. Con il grande Kubica è tornata la Polonia mentre la giubilazione di Ericsson ha messo fuori dal giro la Svezia dei Peterson e Nilsson e quella di Hartley la Nuova Zelanda dei Mc Laren, Amon e Hulme (ma Marcus promette di rientrare presto come pure l’altro russo Sirotkin). Insomma, il quadro è bello ma qualche pennellata aggiuntiva occorrerebbe.

venerdì 7 dicembre 2018

24 ORE DAYTONA 2019: ROBA DA TOP DRIVERS




(7/12/2018) – La 24 Ore di Daytona rappresenta il primo, grande evento della stagione entrante del

motorsport: nel 2019 l’appuntamento inaugurale del campionato IMSA è fissato per il 26-27 gennaio. Ma quello che renderà ancora più elettrizzante la prossima classica endurance della Florida è l’incredibile platea di top driver che sarà della partita. L’ultimo nome iscritto è quello di Rubens Barrichello, ex ferrarista e ora star della Stock Car Brasil, che correrà su una delle due Cadillac DPR V.R. della JDC Miller Motorsports. La notizia precede di pochi giorni quella che riguarda un altro sudamericano, un altro ex F1 come Pastor Maldonado che affronterà per la prima volta la maratona americana al volante di una Oreca-Gibson 07 LMP2 del team DragonSpeed, la stessa con la quale disputa il mondiale endurance WEC.



E’ nota da tempo la partecipazione “pesante” di Fernando Alonso che, dopo l’annuncio del ritiro, per la prima volta non avrà in agenda la F1 e quindi focalizzerà la stagione sull’obiettivo Triple Crown con la 500 Miglia di Indianapolis in primis, ma anche la vittoria a Daytona, dopo l’esperienza già maturata nel 2018 con la United Autosport di Zak Brown, lo alletta molto. Nel 2019 proverà il colpaccio questa volta su una Cadillac classe Dpi del Wayne Taylor Racing: “Spero di lottare per la vittoria, la 24 Ore di Daytona è senza dubbio una delle più grandi gare del motorsport in America e nel mondo”, il suo proclama. Altro motivo di grande interesse sta nella partecipazione dell’inesauribile Alex Zanardi che a Miramas ha recentemente rifinito l’approccio alla BMW M8 GTE appositamente allestita per lui, tipo la frenata azionata a mano e palette del cambio al volante. Particolare attenzione è stata riposta nella procedura di cambio-pilota.
Insomma, che dire: in attesa di altre novità il count-down scorre inesorabile come la passione di questi grandi e coraggiosi piloti.

martedì 4 dicembre 2018

F1 NEW BRITISH WAVE, TROPPO TARDI PER WILL STEVENS



(4/12/2018) – TOO LATE FOR WILL STEVENS. La stella Lewis Hamilton e poi le nuove leve George Russell, Lando Norris e, in extremis, Alexander Albon. L’Inghilterra torna a far la parte del leone in F1 con quattro piloti della terra d’Albione che faranno parte del…parterre de roi 2019. Me ne ero già occupato nel 2016.

https://motor-chicche.blogspot.com/2016/02/la-difficiile-eredita-di-lewis-hamilton.html

A questo punto, quasi dispiace per Will Stevens che, evidentemente, non ha colto l’onda buona. Lo ricordate? Nel 2014 il pilota di Rochford proveniente dalla WS 3.5 by Renault, riuscì a debuttare in F1 al volante della Catheram, dopo esserne stato tester, nell’ultimo gran premio di quella stagione. Il team navigava davvero in brutte acque, tanto è vero che prese parte alla gara dopo un doppio stop e solo grazie ad una ardita ma riuscita operazione di crowfunding alla quale contribuì anche l’ambizioso inglesino. Messo il piede dentro, arrivò la possibilità Manor per il 2015. Ma buttava male anche in seno a questa scuderia che non riuscì neanche a mettere le due monoposto in pista nell’appuntamento inaugurale di Melbourne. Il resto della stagione fu, sostanzialmente, un calvario e fu già molto portare la vettura al traguardo ma sempre nelle retrovie. La battaglia, per Stevens, consistette nel far meglio del compagno di squadra spagnolo Mheri poi sostituito dallo yenkee Alexander Rossi che, per la verità, si dimostrò più veloce dell’inglese.

Da allora Stevens, che oggi ha 27 anni, si è buttato anima e corpo nelle ruote coperte dove si è tolto molte soddisfazioni a dimostrazione delle sue buone qualità: WEC 2016 (secondo alla 24 Ore di Le Mans in classe LMP2), Blancpain GT Series 2017 (primo di classe a Le Mans con una Ferrari 488 del JMW Motorsport) e infine ELMS dove corre nel team dell’ex pilota di F1 francese Panis e dell’ex portiere della nazionale transalpina (e poi buon pilota) Barthez. Condivide la Ligier JS217-Gibson con Timothe Buret e Julien Canal con i quali è salito spesso sul podio. Un’esperienza che lo gratifica molto: “Ho capito quanto sia eccitante guidare una vettura prototipi in endurance”. Panis lo coccola: “Ha un grande talento”. Ricordo che un collega blogger inglese lo definì l’erede di Hamilton. La domanda, dunque, è: dove sarebbe arrivato in F1 Will  Stevens con una monoposto sufficientemente competitiva?


sabato 1 dicembre 2018

WAITING SCHUMACHER. MICHAEL VERSO I 50 ANNI


(1/12/2018) – E’ un buon segno il fatto che, a cinque anni dal suo disgraziato incidente con sulle nevi francesi di Meribel (29 dicembre 2013), si torni a parlare molto di Michael Schumacher? Ovviamente si spera proprio di sì perché, se per molto tempo la moglie Corinna ha completamente azzerato ogni news che lo riguardava, negli ultimi tempi le cose sembrano essere cambiate. La figura del grande ex ferrarista, sette volte campione del mondo, è infatti tornata di nuovo a far frequente parte delle cronache dei motori e non solo per l’inevitabile collegamento con le gesta vittoriose del figlio Mick, neo campione europeo di F3 e prossimo pilota di F2 con vista già sulla F1 (porte aperte alla Ferrari, è stato già dichiarato…). No, si torna finalmente a parlare proprio di lui ed è una buona cosa perché, pur rispettando il volere della famiglia, i tifosi – sempre tantissimi – è questo che vogliono: sentirlo vicino, presente.
Prima ha cominciato Corinna stessa che, secondo quanto riportato dalla rivista tedesca Bunte, in una lettera inviata al musicista tedesco Sascha Hercenbach, autore di un inno dedicato a Michael intitolato “Born to fight, avrebbe aggiunto in una lettera di ringraziamento “Michael è un combattente e non si arrende”. Tanto è bastato per rincuorare migliaia di fans e appassionati.
Poi, sempre la famiglia, ha diffuso un bel video girato poco tempo prima dell’incidente nel quale il grande campione tedesco riassume le sue emozioni e considerazioni sugli anni in F1: dalla felicità per la conquista del primo titolo con la Ferrari nel 2000, alla celebrazione della rispettosa amicizia con Mika Hakkinen e della importanza di un tecnico come Ross Brawn, fino al tifo giovanile per il calciatore Toni Schumacher. Poi i dogmi della sua grandezza: la ferrea tendenza al costante miglioramento, il riconoscimento del valore del lavoro di squadra, la valenza dei primi anni sui kart.
Infine, le recenti dichiarazioni dell’arcivescovo tedesco Padre Georg, sempre al giornale Bunte che, per la prima volta, svelano l’attuale aspetto di Schumacher, incontrato nell’estate 2016: “Il viso resta quello che conosciamo, solo un po’ più pieno”. Poi altre parole cariche di speranza: “Sente l’amore delle persone che gli sono intorno e si prendono cura di lui. Una persona malata ha bisogno di discrezione e comprensione”.
Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per arrivare con maggiore serenità ad una data nella quale si parlerà ancora di più di lui e cioè il 3 gennaio 2019 quando Schumacher compirà 50 anni. Nel ritirare un premio della rivista Auto Bild, Jean Todt ha avuto nuove parole di grande affetto nei suoi confronti (che va a trovare due volte al mese): "Il tempo passato con lui è il migliore della mia vita". La storia sportiva e umana che i due hanno vissuto e scritto è un legame eterno che ora…si rinnova: pare infatti che la carriera del figlio Mick possa essere gestita dalla società di management di Nicolas Todt, il figlio di Jean.

martedì 27 novembre 2018

PNEUMATICI F1: VINCE PIRELLI MA HANKOOK FA SUL SERIO NEL MOTORSPORT


(27/11/2018) – Oggi e domani i test Pirelli 2019 ad Abu Dhabi. Il produttore milanese ha battuto la concorrenza della Hankook e continuerà dunque la fornitura esclusiva degli pneumatici per le F1 nel quadriennio 2020-2023, assumendo così anche l’incarico del traghettamento dai 13 ai 18 pollici a partire dal 2021. Un impegno rinnovato e soprattutto una nuova sfida all’orizzonte che però è già nelle corde della Pirelli: nel 2014 a Silverstone il tester Lotus di allora, Charles Pic, effettuò 14 giri sulla E22 con i nuovi pneumatici più stretti e alti. E’ chiaro che la guida delle monoposto cambierà abbastanza radicalmente con l’adozione del nuovo formato – Pic riferì di comportamenti più “nervosi” e più “immediati” della vettura - ma c’è tempo per calibrare il tutto.
Ma torniamo alla Hankook che si era abbastanza coraggiosamente candidata per calcare anche il palcoscenico della F1 oltre ai diversi impegni che la Casa sud-coreana già persegue nel motorsport. Probabilmente, la massima formula automobilistica sarebbe stata confacente agli annunciati programmi che prevedono il rafforzamento della posizione di marca premium dell’azienda. Hankook è una realtà industriale consolidata: i risultati finanziari per il terzo trimestre 2018 evidenziano vendite globali consolidate pari a 1,76 bilioni di KRW (1,35 miliardi di euro) e un profitto operativo di 184,6 miliardi di KRW (141,5 milioni di euro) con una crescita del 4,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

HANKOOK NEL MOTORSPORT - Hankook e il motorsport, si diceva: un impegno che forse non tutti conoscono bene. Intanto è partner esclusivo del DTM dal 2011 ma l’impegno e gli orizzonti sono più ampi. “In Europa – dice Han-Jun Kim, presidente di Hankook Tire Europa - gli sport motoristici sono di casa in molti mercati chiave di Hankook e costituiscono una parte importante del DNA del nostro brand. Pertanto cerchiamo sempre nuovi modi per sviluppare serie e formati interessanti in Europa con i nostri prodotti di alto livello. Il DTM è particolarmente importante per noi, anche se nella stagione abbiamo dovuto separarci da Mercedes-Benz; nella prossima stagione, tuttavia, grazie ad Aston Martin, potremo accogliere un nuovo costruttore premium. Anche la continuità nel sostegno alle nuove leve è una delle nostre priorità, in quanto permette di sviluppare i piloti vincenti di domani”. Ciò avviene grazie al supporto riservato a FIA Formula 4 Spain, SMP Formula 4, F4 British Championships certified by FIA e campionato europeo FIA Formula 3. Con orgoglio Hankook ricorda che molti piloti attualmente vincenti, come Max Verstappen, Lance Stroll, Esteban Ocon o Carlos Sainz, hanno affinato in F3 la loro tecnica con gli pneumatici da corsa Hankook. C’è il parere del nuovo campione europeo FIA Formula 3 Mick Schumacher: “Mi sono trovato molto bene con gli pneumatici da corsa Hankook. La costanza è sempre presente; il loro punto di forza è che durano per molti giri sulla maggior parte dei circuiti”.

Per le squadre ha un grande valore anche il Best Pit Stop Award di Hankook. Dal suo debutto nel DTM, il produttore di pneumatici premium assegna questo riconoscimento per onorare l’importantissimo lavoro degli uomini ai box. La squadra con il punteggio migliore, che nel corso della stagione è stata più veloce nel cambio degli pneumatici, viene premiata con un trofeo messo in palio quale coppa challenge. Inoltre, organizza ogni anno un evento esclusivo per la squadra vincitrice. In questa stagione, l’Audi Sport Team Phoenix, oltre ad aver difeso il titolo conquistato lo scorso anno, ha anche conquistato per la terza volta l’ambito premio.
Si guarda sempre avanti: all’inizio del 2018 è stato siglato un nuovo partenariato con la casa automobilistica britannica Radical. Da allora, il produttore premium equipaggia le auto da corsa e sportive di Radical tanto con la dotazione di pneumatici stradali Hankook Ventus quanto con il Ventus Race in versione slick (F200) e in variante da pioggia (Z217), impiegati con successo nelle serie di corse Radical di tutto il mondo, come ad esempio la North American Masters, l’European Masters o le serie Cup Middle East, Canada, Australia e Scandinavia.
Anche quest’anno, poi, Hankook è nuovamente sponsor del titolo e partner per gli pneumatici della 24H GT e Proto Series powered by Hankook, la più grande serie di endurance del mondo con quattro gare di 24 ore e quattro gare di 12 ore in occasione di otto tappe su tre continenti. Hankook, in questa stagione, è stata per la prima volta partner esclusivo per gli pneumatici della Rundstrecken Challenge Nürburgring (RCN), una delle più antiche serie racing di massa d’Europa. Inoltre, anche quest’anno Hankook ha equipaggiato in esclusiva con i suoi pneumatici da corsa le classi SRO/GT4 e TCR nel quadro del campionato endurance VLN e della 24 Ore ADAC Zürich. Una novità nel calendario degli sport motoristici è stata in questa stagione l’Audi Sport Seyffarth R8 LMS Cup: la coppa monomarca si è svolta in sei tappe parallelamente al DTM e ha offerto a professionisti, Gentlemen e Under 21, l’opportunità di avvicinarsi al mondo GT4 Sport.


lunedì 26 novembre 2018

POST ABU DHABI GP / F1: CIAO 2018, AVANTI 2019. SORRISI E LACRIME



(26/11/2018)F1 2018 / 2019: SMILES AND TEARS. Con il Gran Premio di Abu Dhabi, 100° dell’era ibrida, e la 73^ vittoria di Hamilton, già campione del mondo per la quinta volta, va in archivio la stagione 2018 di F1 e si apre ufficialmente quella 2019. La Ferrari si deve inchinare allo strapotere Mercedes e conquista entrambe le piazze d’onore con Vettel e Raikkonen mentre la Red Bull si conferma insidioso incomodo con un Verstappen sempre stellare. Il tempo di cambiarsi le tute e di rimettere in sesto le monoposto – soprattutto la Renault di Hulkenberg… – e già domani e dopodomani inizia il 2019 con i test Pirelli e l’entrata ufficiale in scena dei piloti 2018 sulle loro prossime monoposto. Ma facciamo un sintetico e prospettico bilancio dell’annata, in base a sorrisi e lacrime

 

SORRISI/SMILES – Sorride alla grande Hamilton, sempre più stella on track e off track (negli Emirati ieri per lui c’era l’attore americano Will Smith). Nulla sembra frenare gli sviluppi delle Frecce d’Argento, che lui non manca di accarezzare e osannare, e quindi può dormire sonni tranquilli con un chiaro obiettivo ormai già in vista: i 7 titoli mondiali, attuale record by Michael Schumacher.

Sorride anche Max Verstappen che, finalmente, ha fatto segnare più punti complessivi del compagno di squadra Ricciardo. E’ maturato e si è tolto altre soddisfazioni. Il suo atteggiamento può piacere o non piacere ma il valore aggiunto a questa F1 lo porta lui e nel 2019 sarà il N° 1 incontrastato della Red Bull motorizzata Honda alla quale, ad oggi, tutti concedono ampia range di sviluppo. Quindi, occhio all’olandesino terribile!

Poi c’è un trio che, finalmente terminata la stagione, sorride perché ora tocca a loro e non vedevano l’ora. Prendi per esempio Lance Stroll: il canadese conta i secondi che lo separano dal calarsi nella agognata ex Force India ora Racing Point acquistata da papà. Tutta un’altra cosa rispetto a quella Williams che, a sentir lui, ha azzoppato ogni sua velleità. Poi Pierre Gasly che ha un’occasione d’oro per riportare con una certa regolarità un pilota francese sul podio: il passaggio dalla Toro Rosso alla Red Bull è pura gioia anche se il futuro compagno Verstappen e il motore Honda sono fonti di una certa apprensione. Ma la progressione del bravo pilota di Rouen prosegue e fa piacere. Infine, il sorriso più grande è certamente quello di Charles Leclerc che a 21 anni, da domani, entra a far parte della STORIA della F1 vestendo la tuta rossa della Ferrari. Complimenti e auguri a lui, sperando che il sorriso permanga intatto per tutto il 2019.





LACRIME/TEARS – Lacrime virtuali per l’enigmatico Sebastian Vettel che, statene certi, al di là delle parole di prammatica non ha assolutamente digerito l’esito del campionato che sembrava davvero poter essere suo. Ha compiuto errori, anche marchiani, ma ha chiarito che anche senza quelli la Ferrari non avrebbe vinto. Insomma, anche quest’anno la Rossa non è stata all’altezza delle sue ambizioni. Il tempo passa e la frustrazione aumenta: sindrome Alonso?

A proposito, lacrime per Fernando Alonso che lascia la F1. Un ritiro incredibile, quello dello spagnolo che non ha azzeccato i tempi del suo ritorno alla Mc Laren né ha trovato un altro team di pari lignaggio intenzionato ad ingaggiarlo. Peccato perché, come tutto l’ambiente sa bene, la sua forza è intatta. Per questo il suo addio sa di obbligatorietà, un po’ quello che accadde nel 2006 a Schumacher che avrebbe volentieri continuato con la Ferrari ma l’ingaggio non rinviabile di Raikkonen e il possibile sacrificio dell’amico Massa lo indusse alla decisione di attaccare il volante al chiodo (tre anni dopo, infatti, tornò con mucho gusto alla Mercedes).

Piange lacrime amare Valtteri Bottas, sì proprio lui. Lo ha detto: è stata la sua annata più brutta, confermata infatti dalla deludente quinta piazza finale in classifica, dopo aver sognato ben altro. La mancata vittoria di Baku per una foratura ma soprattutto l’aver dovuto sottostare agli ordini di scuderia pro-Hamilton lo hanno proiettato in un cono d’ombra dal quale potrebbe non uscirne più. Per l’incupito finlandese si mette male: non solo è stato marchiato col ruolo di “secondo” ma Toto Wolff, per il 2019, gli ha giocato un brutto scherzetto psicologico ingaggiando quale terzo pilota quell’Esteban Ocon che già da tempo grida ai quattro venti di essere predestinato a guidare una Mercedes!

venerdì 23 novembre 2018

DOCTOR STRANGE VETTEL AD ABU DHABI


(23/11/2018) – Cosa succede a Sebastian Vettel? Il pilota della Ferrari chiude questa stagione che ha premiato il suo arci-rivale Hamilton con il sorriso tirato. Anzi, sembra proprio triste. Che differenza rispetto a cinque anni fa, il 24 novembre 2013, Gran premio del Brasile: con la Red Bull Seb vinse la sua ultima gara con l’imbattibile monoposto – era la RB9 - dell’imbattibile Adrian Newey. Sfuriata iniziale di Rosberg su Mercedes, poi il facile sorpasso e il dominio: 13^ vittoria stagionale, nona consecutiva, quarto titolo mondiale in bacheca. Che bellezza. L'orizzonte, oggi, è nuvoloso. La frase proferita ieri ad Abu Dhabi è piuttosto esemplificativa: “Non ho ancora pensato al futuro, a come ripartire dopo una stagione così difficile. L’importante sarà farlo con felicità, questa è la cosa più importante”. Felicità che, evidentemente, ora non c’è. Qualche osservatore sottolinea come, negli ultimi tempi, il campione tedesco sia stato visto molto spesso in compagnia dei suoi vecchi amici della Red Bull, quasi a cercare di ritrovare un calore umano che forse gli manca.

Eh, tempi magnifici, quelli a Milton Keynes. Poi, nel 2014, l’avvento dei motori turbo sovvertì gerarchie e certezze. Le vittorie non arrivarono più, a differenza di quanto seppe però fare il più brillante compagno di squadra Ricciardo. Anche in quel periodo, il sorriso si spense, i modi diventarono scorbutici, la mente vagava verso altre direzioni. Alla Ferrari, dove è approdato da ormai quattro anni, non sono certo mancati momenti di gloria, di intima ed enorme soddisfazione. Ma qualcosa, soprattutto in questo finale di stagione 2018, non ha convinto il pilota di Heppenheim. Lo ha disturbato. “Abbiamo avuto una buona macchina, ma non dominante come la Mercedes”, sottolinea. Il titolo che questa volta sembrava nelle sue mani è invece sfuggito (anche grazie a suoi errori clamorosi, non sempre riconosciuti), la stampa bacchetta lui e glorifica Hamilton che macina record e ha eguagliato Fangio, la Scuderia di Maranello soffre il dopo-Marchionne e, nonostante il suo endorsement pro Raikkonen, per il 2019 gli ha affiancato il rampante monegasco Leclerc.

Riuscirà, come dice lui, a ripartire con ottimismo? E’ un bel dilemma: cosa succederà se la nuova monoposto Ferrari non sarà più competitiva della Mercedes? Se anche la Red Bull disturbasse stabilmente i nuovi sogni di gloria? Se Leclerc dovesse rivelarsi più veloce di Seb? A quel punto, Vettel potrebbe diventare ingestibile e imprevedibile. Nel 2019 compirà 32 anni, ha moglie (Hanna Prater) e due figlie piccole, Emilie e Matilda, rispettivamente 4 e 3 anni. E’ in pista dal 1995, con i kart, e in F1 dal 2006. E’ l’unico pilota del Circus assente dai social. Ora c’è Abu Dhabi, poi verrà il tempo del riposo e della riflessione, la Race of Champions in coppia con Mick Schumacher. Quello che pensa oggi e che si aspetta domani è riassunto in questa dichiarazione: “Penso che dovremo rinforzare il pacchetto, visto che quest’anno in alcune occasioni ci è mancata un po’ di velocità; ma stiamo lavorando intensamente per quel passo avanti che farà la differenza. Chiunque lavora alla Ferrari ama quello che fa e si sente privilegiato di fare parte di questo team”.

giovedì 22 novembre 2018

KUBICA - WILLIAMS F1 2019: NOTHING IS IMPOSSIBLE




(22/11/2018) – La notizia del ritorno in F1 di Robert Kubica è una buona notizia. Per molti motivi. Innanzi tutto per Robert stesso che ha dedicato la sua vita ai motori. Poi per la Williams 2019 che, francamente, non poteva affidarsi ancora a due piloti a corto di esperienza e che ha colmato quindi un vuoto. Infine per il Circus della F1 che ritrova non solo un pilota di solido talento ma anche un personaggio umano, simpatico, amato dagli appassionati, seguito da tantissimi fans personali. Salutiamo quindi con piena soddisfazione questa decisione del team inglese e del pilota polacco che, si badi bene, ha rinunciato a far parte della Scuderia Ferrari declinando l’offerta di prendere il posto di Kvyat e Giovinazzi al simulatore. Un diniego non da poco, per un amante della Rossa come Kubica che, prima dell’incidente, era davanti al portone principale d’ingresso a Maranello richiuso dal destino… Vicino, il 7 dicembre, a compiere 34 anni ha scelto di fare quello che sente di poter ancora fare, e fare bene: il pilota della massima formula. Nel corso del 2018, vissuto in veste di fremente terzo pilota Williams, ha almeno avuto il tempo e relativa tranquillità per valutare le sue condizioni, ponderare le sue risposte a tutti i livelli, ricalibrare la sua gestualità al volante di una moderna monoposto F1. Alla fine ha avuto la risposta che cercava: “Capisco che probabilmente a questo ritorno non avrebbe creduto nessuno e probabilmente sono stato il solo a non arrendersi mai, ma se non fossi in grado di pilotare in maniera competitiva non sarei qui. Negli ultimi 16 mesi ho visto che sono in grado di riuscirci”.

Dopo l’incidente al rally ronde di Andora, il 6 febbraio 2011, e il grave infortunio al braccio destro molti, al posto suo, non avrebbero avuto la forza di reagire. Intendiamoci, probabilmente anche lui deve aver passato momenti in cui l’idea di alzare bandiera bianca deve essergli balenata per la testa. Ma l’affetto della famiglia e dei tifosi, unito alla sua forza interiore, hanno avuto la meglio. Il percorso, lungo e bellissimo, iniziato all’età di 4 anni con i kart non poteva essere interrotto senza una nuova chance. Una sfida personale, prima ancora che sportiva. Ricca di insidie, certamente, ma non per questo da schivare. E’ stato protagonista sia di momenti indimenticabili in pista – vedi la prima vittoria Canada 2008 ma anche Monza 2006 - di brutti incidenti, si è cimentato con coraggio nei rally, si è riavvicinato con umiltà alle piste, senza nascondere dubbi e debolezze, ma infine il sacro fuoco della F1 si è ravvivato. Non si era affatto spento, anzi covava possente nelle sue più intime pieghe. Kubica sa essere duro in pista, non può essere altrimenti, ma possiede e conserva un’anima buona, genuina. Bellissime infatti le  parole con le quali ha autocelebrato questo incredibile ritorno: “Spero di essere da esempio per il team e di poter guidare la rinascita. Non vedo l’ora di tornare a correre. Questo ritorno in F1 resterà come uno dei più grandi traguardi della mia vita”.

mercoledì 21 novembre 2018

W SERIES, W POWER: L'OPPORTUNITA' CHE MANCAVA




(21/11/2018) – L’incidente di Macao a Sophie Floersch, operata e fortunatamente fuori pericolo paralisi, ha acceso i riflettori sulle donne pilota tra l’altro in un momento di grande rilancio della loro presenza sulle griglie di partenza. Tatiana Calderon ha appena girato a Fiorano con la Sauber F1 e farà parte, per i colori della DS Techeetah, dei test-drivers della Formula E impegnati il 16 dicembre in Arabia Saudita  insieme alla inglesina Jamie Chadwick (NIO), a Simona De Silvestro (Venturi), Carmen Jorda (Nissan), alla veterana Katherine Legge (Mahindra), a Beitske Visser (BMW I Andretti Autosport) e alla prima donna-pilota araba Amna Al Qubaisi (Virgin Racing). E' un esercito! Agguerrito!

Il dubbio è sempre lo stesso: sono idonee all’automobilismo? Perché non dovrebbero esserlo, dico io! Hanno tutto il diritto di assecondare la loro passione e di cimentarsi in questo sport esattamente come tante ragazze fanno in altre discipline, boxe compresa tanto per dirne una. Un tempo, la loro naturale costituzione fisica ne rendeva la partecipazione veramente ardua ma oggi la guida di una monoposto risulta molto più abbordabile grazie a vari sistemi quali servosterzo e cambio al volante ed inoltre il DNA umano è generalmente molto migliorato forgiando esseri uomo/donna molto più robusti (e poi la palestra fa miracoli se frequentata con sacrificio e professionalità). Si dirà: ma non hanno mai avuto successo. Intanto non è del tutto vero: Lella Lombardi è andata a punti in F1 e si è distinta con le Sportcar, Danica Patrick a momenti nel 2005 vinceva la 500 Miglia di Indianapolis e comunque è riuscita a imporsi in una gara Indycar e a far bene nella Nascar, per non parlare della competitività di Michelle Mouton, regina dei rally.



La svolta definitiva, in grado di aumentare il numero e la preparazione delle “pilotesse”, verrà forse con l’ultima iniziativa e cioè l’organizzazione del nuovo campionato tutto femminile W Series, al via dal maggio 2019, al momento solo su piste europee (6 appuntamenti-sprint da 30’). E’ l’uovo di colombo: monoposto identiche (Tatuus F3), iscrizione gratuita, montepremi da 1,5 milioni di dollari e 500mila dollari per la vincitrice, selezione affidata a David Coulthard, l’ex manager F1 Dave Ryan e al ben noto Adrian Newey, questi ultimi due, rispettivamente, DS della W Series e membro del Comitato consultivo. Coinvolto anche il grande Matt Bishop, ex capo della Comunicazione Mc Laren.

Funzionerà? Sul web impazzano i pareri contrastanti. C’è chi parla di “ghettizzazione” e chi parla di ottima “opportunità”. Certo, sarebbe stato fantastico la concomitanza con i week end della F1 ma anche il DTM offre visibilità e attenzione da parte degli addetti ai lavori e dopotutto si è appena all’inizio di questo viaggio. La filosofia della W Series è quella di offrire opportunità a capacità già esistenti: “Creare un habitat competitivo e costruttivo in cui i piloti saranno in grado di dotarsi delle competenze necessarie per fare il passo successivo nelle categorie più importanti e confrontarsi alla pari con i loro rivali maschili”. Catherine Bond Muir, CEO della W Series, promoziona bene il tutto: “La nostra missione è importante: pensiamo che chiunque abbia talento, passione e impegno debba avere una chance nel motorsport e questo campionato nasce per dare questa opportunità. Le donne che correranno nella W Series diverranno delle superstars globali, modelli di riferimento e di ispirazione per le donne di tutto il mondo. Ogni organizzazione, azienda, sponsor e singola persona che aiuterà le vincitrici della W Series a raggiungere il successo internazionale si garantiranno un successo duraturo in tutto il mondo”. Che dire, good luck!


HAPPY BIRTHDAY / JACQUES LAFFITE 75 ANNI, LA SUA FILOSOFIA IN QUATTRO RIGHE





(21/11/2018) – Buon compleanno a Jacques Laffite che oggi compie 75 anni! Motor Chicche ha già dedicato altri post a questo forte e simpatico pilota francese che ha vissuto e ha gareggiato con grande spontaneità e sportività. Per cui, in questo giorno, riassumiamo la sua apprezzabile filosofia di vita nella seguente sua dichiarazione che risale al 1979, anno in cui con la Ligier lottò a lungo per il titolo mondiale con le Ferrari di Scheckter e Villeneuve:


A me piace vincere ma io sono diverso dai miei compagni. Io mi diverto anche solo a correre, invece c’è chi se non vince diventa intrattabile e non si diverte più. Io sono sempre rimasto quell’appassionato che nel 1966 seguiva Jabouille nella Coppa R8 Gordini e che iniziò a correre nel 1970 con Tico Martini”.

Questo è stato ed è Jacques Laffite, Jacquot. Joyeux anniversaire!

venerdì 16 novembre 2018

HAPPY BIRTHDAY / ROBERTO GUERRERO 60 ANNI, EL MAESTRO DE UNA NUEVA GENERACION



(16/11/2018) – Tra i tanti piloti sudamericani, per lo più brasiliani, che nella seconda metà degli anni ’70 si trasferirono in Europa, c’era anche un colombiano, Roberto Guerrero, che arrivò fino alla Formula 1 e che oggi compie 60 anni. Buon compleanno! Insomma, la crescente rappresentanza della Colombia rappresentata poi ai livelli più alti da Juan Pablo Montoya, Carlos Munoz e oggi Tatiana Calderon ha avuto in Roberto il capofila, el Maestro de una nueva generacion!
Guerrero seguì tutta la trafila: scuola piloti Jim Russell, Formula Ford, F3. Nel 1980 si piazzò ottimo secondo nel super competitivo campionato inglese di F3, preceduto solo dallo svedese Johansson. Tempo dunque di passare alla F2, dove riuscì a vincere una gara, e già nel 1982 gli si prospettò infine l’opportunità della meta agognata: la F1. Fu la Ensign di Morris Nunn a offrirgli l’occasione ma per due anni il Team che navigava in acque finanziarie agitate – nel 1983 subentrò la Theodore Racing di Teddy Yip – gli diede più che altro modo di partecipare quasi per onor di firma, tra non qualificazioni, ritiri e piazzamenti nelle retrovie. Miglior risultato: ottavo al Gran Premio di Germania 1982.



Tramontati i sogni di gloria nella massima formula, Guerrero puntò sulla CART americana dove si distinse. Da segnalare il secondo posto alla 500 Miglia di Indianapolis 1984, gara leggendaria che non vinse per un soffio nel 1987. Un drammatico incidente nel corso di un test – uno pneumatico lo colpì alla testa – lo precipitò in coma per due settimane determinando l’impossibilità di lottare per il titolo che poteva essere certamente suo. Si riprese e tornò alle corse, dispose anche di un motore Alfa Romeo per la categoria  testato insieme a Bruno Giacomelli e, a conferma del feeling con Indy, nel 1992 centrò la pole position vanificata da un incredibile fuori pista nel pace lap. Ma il meglio era ormai alle spalle e chiuse la dignitosa carriera nella IRL nel 2001.