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venerdì 10 novembre 2017

PILOTI BRASILIANI ESTINTI COME I DINOSAURI?

(10/11/2017)BRASILIAN DRIVERS LIKE DINOSAURS? Si corre il Gran Premio del  Brasile, sulla pista storica di Interlagos. Quanti ricordi. Ma per i piloti brasiliani, un tempo idoli della Torcida, siamo all’anno zero: Felipe Massa si ritira e l’anno prossimo, a meno di sorprese, non ci saranno piloti brasiliani in Formula 1. L’eredità dei vari Fittipaldi, Piquet, Senna non ha più assegnatari. Nasr era stato estromesso a fine 2016 e i tentativi per rientrare nella massima formula non hanno avuto esito positivo. Onore dunque al buon Felipe che avrebbe voluto continuare ma che non ha trovato corrispondenza d’intenti nel Team Williams. Come ha detto lui, è stata una buona carriera con il 2008 quasi mondiale e tanti anni a Maranello che lo hanno fatto amare da dirigenti, meccanici e tifosi per il suo buon carattere e le sue qualità e, in qualche modo, rimanere nella grande famiglia Ferrari.


Pietro Fitipaldi
PILOTI BRASILIANI COME I PILOTI ITALIANI? E ora? Piloti brasiliani come gli italiani? Una volta esaurita la vena tricolore (vedi Liuzzi, Trulli e Fisichella) non si è più ripristinata la tradizionale presenza in F1 che aveva toccato quote altissime negli anni ’80 e ora l’unica speranza è Giovinazzi. Andrà così anche per i “cugini” latini sudamericani? Forse ci sono più speranze. Nelle formule inferiori lottano i vari Pietro Fittipaldi, Pedro Piquet, Sergio Sette Camara. Enzo Fittipaldi è entrato nella Ferrari Driver Academy. Come si vede, si tratta per lo più di figli e nipoti d’arte ma evidentemente qualcosa si è inceppato nel meccanismo che costruiva e proiettava verso la gloria grandi talenti di quella terra. In qualche modo lo spiega Guilherme Samaia, ultimo dei paulisti in cerca del sogno F1. Impegnato con successo  nella F3 Brasil (Team Cesario) e con meno successo in F3 British – il vecchio percorso di tanti campioni del passato – è alla spasmodica ricerca di sponsor per continuare a correre in Europa. Ma l’impresa appare ardua. Finora a sostenere la sua carriera, come ammette lui, è stato il padre, visto che praticamente non ci sono più incentivi di grandi sponsor a favore dei piloti del Paese di Senna. Un andazzo che non porta a niente di proficuo, vedi Italia.

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