Translate

martedì 31 ottobre 2017

PROPOSTA (IN)DECENTE: GIOVINAZZI SUBITO IN PISTA CON LA FERRARI!

(31/10/2017)GIOVINAZZI ON FERRARI SOON: WHY NOT? Chiusi i giochi per l’assegnazione del titolo mondiale 2017, l’attenzione di team e piloti si sposta al campionato 2018. Ok, oggi Wolff & C. sono a Parigi per discutere dei motori ma io vorrei sapere: cosa farà l’anno prossimo Antonio Giovinazzi? Dalla Svizzera giunge notizia che la Sauber avrebbe deciso:  Leclerc affiancherà il confermato (e protetto) Ericsson mentre, come noto, la Haas per prima ha annunciato la riconferma del duo Grosjean – Magnussen. Sono le due Scuderie motorizzate Ferrari – ma il rapporto è più articolato e quindi vincolante – che rappresentano l’unica speranza di vedere il pilota pugliese stabilmente al volante di una F1. E, tra l’altro, finalmente il ritorno di un italiano – dopo Trulli e Liuzzi nel 2011! - tra i magnifici “20” della massima formula. Invece pare che le cose si stiano mettendo male, compreso il discorso di un secondo anno da terzo pilota del Cavallino perchè, per quanto prestigiosa, non è una prospettiva così allettante. Qualcuno dirà: un anno di pazienza ed il posto di Raikkonen, per il quale è veramente difficile ipotizzare un ennesimo rinnovo, sarà suo. Magari. Alle porte di Maranello bussano già in tanti: da Ricciardo a Bottas (nel 2019 alla Mercedes si parla di Ocon), a Perez (fermo restando che potrebbe approdare anche lo stesso Leclerc ). Insomma, una matassa piuttosto aggrovigliata. Per ora, Giovinazzi è sotto contratto per terminare la serie di Free Practice 1 con la Haas ma sarebbe bello se accadesse una cosa.
MARCHIONNE, GIVE A CHANCE TO GIOVINAZZI! E cioè che il Presidente Marchionne gli concedesse la chance di correre gli ultimi due gran premi con la Ferrari! Non è un gesto impossibile per uno come il capo di FCA, abituato a sparigliare le carte e, sovente, ad uscire dal seminato. Giovinazzi al posto di Raikkonen (o anche di Vettel per una gara) non è una bestemmia. La Ferrari ha consolidato le sue classifiche quale vice-Mercedes quindi ormai l’esigenza è solo quella di testare eventuali soluzioni per il 2018, cosa fattibile per…piede del pilota più esperto. Ma un pizzico di pepe in questo finale di stagione amaro per la Scuderia potrebbe darla solo Bon Jovi, voglioso di far vedere che non è da meno dei vari debuttanti Ocon, Vandoorne, Stroll . Un’occasione per attrarre attenzione anche per la F1 stessa, visto che a Interlagos e ad Abu Dhabi non ci sono più punti pesanti in palio e i piloti fino a ieri in lizza per qualcosa di importante vanno in modalità "relax". Ricordo e sottolineo che la Toro Rosso e la Renault non si sono fatte troppi scrupoli per investire subito nel futuro rinunciando (rudemente per la verità…) rispettivamente a Kvyat e Palmer in evidente apnea per saggiare le qualità di Hartley o per accaparrarsi un talento come Sainz. Braccini corti invece, come troppo spesso accaduto, alla Ferrari?

lunedì 30 ottobre 2017

F1, STRANGER THINGS


(30/10/2017)Hamilton ha vinto, evviva Hamilton. Ma in questo finale di stagione in F1 stiamo assistendo a situazioni, eventi, comportamenti che lasciano abbastanza perplessi.  Cosa succede? Cose strane. Piloti competitivi che, improvvisamente, non vedono più il traguardo o non riescono a lottare come potrebbero. Altri in situazioni involutive preoccupanti. Un mercato piloti basato su considerazioni dei Team che non sempre appaiono chiare o totalmente condivisibili. Insomma, un po’ di tutto e, tutto sommato, un po’ di pepe sulle ultime due gare del Mondiale 2017: Interlagos e Abu Dhabi. 

Ecco, intanto, qualche elucubrazione che solletica le menti di molti appassionati:


Il calo repentino di Bottas nel finale di stagione. “Non riesce ad adattarsi alla monoposto”…

Mexico GP: Vettel forsennata rimonta, Raikkonen pacioso in terza posizione.

Verstappen superiore a tutti (Mercedes compresa!), Ricciardo bersagliato da guai tecnici

La morìa dei motori Renault (tranne uno)

Perez che nel suo Messico viene surclassato dal compagno di squadra Ocon

Passi per Kubica, ma la Williams che intende rinunciare a Massa per Werlhein o Ericsson…

Alonso: ok la F1, ma il pensiero è a Le Mans (e Daytona)…

Kvyat torna, fa punti…e viene congedato alla Marko-maniera

Grosjean nervoso e inconcludente come mai

Sauber: to be or not to be un team satellite Ferrari?

KING LEWIS IV


(30/10/2017)KING LEWIS HAMILTON: FOURTH TITLE. Complimenti a Lewis Hamilton che, ancora di più, fa storia in Formula 1: il suo quarto titolo mondiale conquistato in Messico - in dieci anni di carriera nella massima formula, debutto: GP Australia 2007 – lo pone allo stesso livello quantitativo di Prost e Vettel  e, a soli 32 anni, gli consente di puntare anche allo score di Fangio (5) e al record detenuto da Schumacher (7). Come in occasione del suo primo sigillo – ricordate la pazza corsa in Brasile nel 2008? - Hamilton ha cominciato a festeggiare mentre il podio era occupato da altri piloti. Alla fine non è stata la corsa che sognava per coronare il suo quarto sogno diventato realtà ma va bene così e nessuno ha niente da recriminare. Il pilota della Mercedes ha meritato il titolo: non si è demoralizzato quando la Ferrari sembrava aver consolidato una certa supremazia ed è stato implacabile quando invece il Cavallino si è azzoppato. Le caratteristiche di un campione. Quest’anno ha ben presto ridotto le forti ambizioni del fresco compagno di squadra Bottas e, alla fine, ha ammaestrato il grande rivale della stagione, Vettel. Che tra i due non corra buon sangue, nonostante le apparenze e i tentativi di farli sembrare amici, è testimoniato dal team-radio di Hamilton dopo le gomitate al via in Messico: “Mi ha colpito deliberatamente?”. Ma ora è tempo di far festa.


LA FAVOLA DI HAMILTON - Dio, famiglia e Team: ecco le forze poco oscure del quadri-campione del mondo che non manca mai di ringraziare (sul retro del casco attualmente c’è l’effigie di Gesù). Una storia fantastica, di crescita continua e di perseveranza, quella di Lewis Carl Hamilton, figlio di Anthony e nipote di nonno Davidson che riporta alle sue origini delle Antille. A Città del Messico c’era anche mamma Carmen Larbaleistier – Lewis aveva due anni quando i genitori divorziarono – mentre sono due le sorellastre Nicole e Samantha e poi c’è Nicolas, figlio della nuova compagna di Linda. Nato a Stevenage, a Nord di Londra, dovette trasferirsi a causa di una antipatica storia: il Preside della John Henry Newman School che Lewis frequentava lo accusò di aver malmenato un allievo insieme ad altri. Falso, ma ormai la sua posizione era insostenibile. L’iscrizione al Cambridge Arts and Sciences College cambiò la sua vita (voleva diventare musicista, ammirava Phil Collins): “Fu lì che capii che volevo farcela”

Il resto è storia: il kart dall’età di 8 anni, la promessa di Ron Dennis, le vittorie in F. Renault UK, F3, GP2, F1 (nel 2008 fu il più giovane campione del mondo a 23 anni e 9 mesi). Le grandi rivalità con Alonso, Rosberg e ora Vettel. Ma, al di là della pista, Hamilton è ormai un grande personaggio, un’icona della F1. La stessa corsa di ieri verso il box tra ali di fans, le ormai consuete scene di gioia al GP di Gran Bretagna quando il suo corpo svolazza nell’aria sostenuto dai tifosi in delirio, i suoi (plurale) look resteranno nella storia al pari del cappellino, occhialoni e inseparabile moglie Helen di Jackye Stewart, dei successi di Lauda col volto segnato dalle ustioni, del carisma anche filosofico del suo idolo Senna. Hamilton, al quale in Canada la famiglia del paulista ha donato una copia del casco, non scherza neanche da questo punto di vista. Ecco, per finire, qualche chicca-pensiero del campionissimo:

“Io voglio sempre riuscire in quello che faccio”.

“Non potrei mai dire che mi ritengo migliore di chiunque altro ma sono un pilota di F1 e credo nelle mie capacità. Per arrivare occorre aver grande fiducia nei propri mezzi”.

“Guardo gli altri e voglio batterli, anche se penso siano i migliori”.

giovedì 26 ottobre 2017

FINALI MONDIALI FERRARI: IL PROGRAMMA DEL CHALLENGE ROSSO 2017

(26/10/2017) -  Inizia oggi l’edizione 2017 delle Finali Mondiali Ferrari. Fino al 29 ottobre quattro giorni di red passion in programma sul circuito del Cavallino, il Mugello, dove si disputeranno le ultime gare del Ferrari Challenge Trofeo Pirelli delle tre serie, Europa, Nordamerica e Asia-Pacifico per un totale di 101 piloti coinvolti. Domenica, un numero record di 488 Challenge si contenderà in pista l’ambito titolo di campione del mondo. Al passo d’addio le 458 Challenge Evo. A fare da eccitante corollario, il fascino inossidabile delle Formula 1 storiche e la potenza della FXX K, ultima vettura degli esclusivi Programmi XX. Non ci saranno gli uomini e piloti della Scuderia F1, impegnati in Messico, ma non mancheranno dimostrazioni di pit stop, accelerazioni da brivido e giri velocissimi sul tracciato. In pista anche le vetture impegnate nelle Competizioni GT, le 488 GTE e le 488 GT3 oltre ai piloti GT ufficiali del Cavallino Rampante tra cui i protagonisti della classe GTE-Pro del FIA World Endurance Championship, Alessandro Pier Guidi, James Calado, Sam Bird e Davide Rigon. L’evento prevede inoltre diverse attività organizzate nel paddock, tra cui quelle dedicate ai fan più piccoli. Gli spettatori potranno ammirare tutta la gamma, comprese le nuovissime 812 Superfast e Portofino, presentata solo poche settimane fa al Salone di Francoforte. Per celebrare adeguatamente i 70 del Marchio ci sarà inoltre una tenda con 70 vetture da competizione della Ferrari, da quelle nate per le competizioni GT a quelle per di Formula 1. Ecco classe per classe la situazione mentre per il programma vi rimando al link http://races.ferrari.com/it/finalimondiali2017/programma/


TROFEO PIRELLI. In pista fin dal venerdì ci saranno i protagonisti delle tre serie continentali del Ferrari Challenge, Europe, North America e Asia-Pacific (APAC) che hanno quasi tutti i titoli ancora da assegnare. Se in Europa il Trofeo Pirelli è andato a Daniele Di Amato, cui è bastato un quarto posto nella seconda gara di Imola, nella serie North America è ancora tutto da decidere: in lizza ci sono Wei Lu, Cooper MacNeil e Martin Fuentes che sono racchiusi in appena nove punti. Anche nella serie APAC la lotta è a tre, ma Philippe Prette basteranno due buoni piazzamenti per centrare un nuovo campionato.
TROFEO PIRELLI AM. Apertissimo il campo nelle tre edizioni del Trofeo Pirelli Am. In Europa sarà lotta a tre tra Jens Liebhauser, il rookie Chris Froggatt e l’esperto Martin Nelson. Anche il Challenge APAC offre un quadro simile, con Ken Seto che guida ma deve guardarsi da Tiger Wu e da Yanbin Xing. È invece un testa a testa tra Marc Muzzo e Chris Cagnazzi per il premio nella classe North America.
COPPA SHELL. Grandi duelli anche in Coppa Shell, dove in Europa la classe è stata 

LA STORIA DEL BOTTO SCHUMACHER - VILLENEUVE A JEREZ 1997


(26/10/2017) 20 YEARS AGO, JEREZ 1997: CRASH SCHUMACHER - VILLENEUVE . Vi dice niente questa data? Venti anni fa? E’ il giorno del crash Schumacher – Jacques Villeneuve, quando i piloti della Ferrari e della Williams arrivarono a giocarsi il titolo mondiale 1997 all’ultima gara, il Gran Premio d’Europa a Jerez. Staccati di un solo punto in classifica: 78 a 77 per il ferrarista. Entrambi in prima fila con lo stesso tempo! Al culmine di un week end ad alta tensione, il fattaccio: al 47° giro il tentato sorpasso del figlio di Gilles alla curva Dry Sac con una mega-staccata, la reazione sconsiderata di Schumi che rifila una ruotata all’impertinente avversario col risultato di finire impantanato nella sabbia. Lui ritirato, il canadese, seppur con qualche danno, libero di involarsi verso un terzo posto sufficiente per farlo entrare nella storia (e passi l’accusa di combine con i piloti Mc Laren Hakkinen e Coulthard che si classificarono primo e secondo). Il Cavallino, invece, dovette molto amaramente rinviare ancora una volta i propositi di interrompere il digiuno che durava dal 1979.






L'ERRORE DI SCHUMACHER - A distanza di tanto tempo, la narrazione della fenomenale carriera di Kaiser Schumi ancora si inceppa su questo sgradevole episodio che molti aggiungono al contatto che mise fuori gara Damon Hill ad Adelaide nel 1994 e addirittura a certe pratiche similari attuate ai tempi della F3 (Macao). Torniamo a quel tempo. Inizialmente, Schumacher respinse ogni addebito circa la volontarietà dell’atto. “Lo rifarei”, “Mi è venuto addosso: senza di me sarebbe finito fuori”, disse. I commissari di percorso relazionarono su un normale incidente di gara. Apriti cielo: nelle ore successive le immagini (soprattutto la camera-car) sollevarono uno tsunami di riprovazione da parte dell’opinione pubblica, dei media (anche tedeschi!) e di qualche collega. La Ferrari (leggi Montezemolo) corse ai ripari organizzando in fretta e furia una conferenza stampa a Maranello che fu l’inizio di una lunga operazione di recupero dell’immagine del suo pilota di punta, troppo arroccato sulle sue posizioni francamente insostenibili e in deficit di rapporti con la stampa italiana (continuava a parlare solo inglese). 
La FIA, allora presieduta da Max Mosley, analizzati i fatti, fu invece dura: pilota colpevole e cancellati tutti i punti conquistati da Schumacher (validi invece per la classifica costruttori) anche se venne respinta la soluzione squalifica per il 1998 riconoscendo come “istintivo e non premeditato” il gesto. Schumacher ammise “l’errore” e inoltre fu “invitato” a partecipare una campagna pubblicitaria istituzionale per la sicurezza sulle strade. Anni dopo, lo stesso Schumacher confessò: “Tornassi indietro non mi comporterei allo steso modo. Non sempre sono capace di analizzare le situazioni a caldo”. I grandi successi degli anni 2000 contribuirono poi a sfumare gli effetti dell’increscioso episodio che resterà nella storia della F1 e che ancora fa discutere i tifosi e gli appassionati.


mercoledì 25 ottobre 2017

L'ULTIMA VITTORIA DI RICCARDO PATRESE, 25 ANNI FA


(25/10/2017) LAST VICTORY OF RICCARDO PATRESE: JAPANESE GRAND PRIX 1992. L’ultima vittoria di Riccardo Patrese in F1 arrivò alla penultima gara del campionato 1992, il Gran Premio del Giappone: era il 25 ottobre. Il pilota padovano salì raggiante sul gradino più alto del podio, circondato da Berger secondo (Mc Laren) e Brundle terzo (Benetton) a coronamento di una stagione che alla fine lo vide ottimo secondo in classifica, mseppur con il rammarico di aver dovuto “capitolare” al compagno di squadra Mansell nonostante entrambi disponessero della imbattibile Williams FW14B, la monoposto dalle sospensioni attive e mille altre diavolerie elettroniche che annichilirono la concorrenza, Senna compreso. Ma Patrese, alla Williams già da quattro anni e in procinto di accasarsi alla Benetton, sapeva bene di dover svolgere il ruolo di “supporto” nei confronti del coccolato beniamino di casa Mansell, in cerca di rivincita dopo le amarezze Ferrari, e fu leale.

LA GARA - Fin dalle qualifiche le Williams dettarono come sempre legge, assicurandosi la prima fila il venerdì poichè sabato la pioggia rese inutile la seconda sessione. Dietro le due Mc Laren e l’astro emergente Schumacher (nel 1993 compagno di squadra proprio di Patrese). Alla Ferrari, Larini sostituiva Capelli appiedato da un intransigente Montezemolo. Tutto abbastanza facile anche in gara: Mansell s’invola seguito dall’italiano e ben presto sia Senna che Schumacher si ritirarano per guai tecnici. Solo dopo il pit-stop colpo di scena: Mansell si fa superare da Patrese per poi ritirarsi afflitto da problemi al motore. Infine la “passeggiata” liberatoria di Riccardo fino alla bandiera a scacchi, davanti a Berger staccato di 13 secondi. Fu la sesta vittoria del padovano che pensava di potersi togliere altre soddisfazioni alla Benetton. Ma lì trovò quel diavolo di Michael Schumacher e al termine dell’annata ’93 decise di ritirarsi.

martedì 24 ottobre 2017

F1 NERVOSA DOPO AUSTIN : SANZIONI, "CAVOLATE" E PANCHINE LUNGHE


(24/10/2017) – La carovana della F1 approda in Mexico con Lewis Hamilton più che pronto a giocare il match-ball contro la coriacea ma affaticata Ferrari di Vettel. Dopo la prestazione di Austin, con tutta probabilità l’inglese, al quale basta un quinto posto, potrà festeggiare con sombrero e tequila il suo quarto titolo mondiale (!) che lo parifica all’inviso tedesco del  Cavallino nello score complessivo. In attesa di riaccendere i motori sul circuito di Città del Messico ancora ferita dal recente terremoto c’è veramente da perdere la testa dietro alle “mattane” della Formula 1 che spesso si perde tra prospettive future o decisioni e/o reazioni poco comprensibili.
E VERSTAPPEN QUESTA VOLTA S'INCAXXA - Tiene banco, ovviamente, la sanzione che ha sottratto il terzo posto al solito, arrembante Verstappen. Giusto? Sbagliato? Certo, il regolamento parla chiaro e Max è in fallo ma, arringano  i difensori, le corse sono così e altri “correi” non sono stati puniti. Al solito: qual è la linea di tolleranza? E’ forse finita l’impunità della quale, credevano in molti, l’olandese godeva ai fini dello spettacolo (leggi audience)?  Mah. Io dico solo che non era il caso di far salire il ragazzo fin quasi sul podio per poi tirarlo giù. Una situazione oggettivamente umiliante, in diretta mondiale, da evitare. Poi, che i regolamenti vengano spiegati bene nei breafing, ogni volta. Come a degli scolaretti? Sì, altrimenti Verstappen o altri in futuro si sentiranno liberi di definire “idiota” uno dei Commissari preposti .
NERVI TESI ALLA FERRARI - Maurizio Arrivabene ribadisce: “Lotteremo fino all’ultimo GP, fino all’ultima curva”. Bene. Ma ormai non ci sono più dubbi: gli step evolutivi sulla Mercedes hanno funzionato alla grande, sulla Ferrari hanno creato problemi facendo sfumare le velleità iridate. 
Anche il proverbiale “passo gara migliore” a Austin è andato a farsi benedire.  Vettel, onestamente, lo ha riconosciuto: “Loro ne avevano di più”, punto e basta (con un Hamilton in forma strepitosa, tra l’altro). L’ambiente Ferrari, quando si perde  - nonostante un’annata comunque molto positiva - non è mai tranquillo e infatti il Presidente Marchionne sta esternando spesso a modo suo. “Sono state fatte cavolate”, la frase più antipatica (per quanto sostanzialmente veritiera) riferita alla squadra e al pilota di punta. Un avviso anche ai vertici Liberty Media per quanto riguarda i prossimi regolamenti sui motori: “Ci sarà da litigare”. Insomma, nervi tesi che potrebbero anche peggiorare se negli ultimi tre gran premi i piloti o la squadra dovessero sbagliare qualcosa  non confermandosi superiori almeno alla Red Bull che invece è in forte crescita.

KVYAT, MESTO RITORNO IN PANCHINA - Sul circuito “Hermanos Rodriguez” sulla Toro Rosso torna Gasly e viene confermato Hartley. Dopo un “turno”, tra l’altro gratificato da un punto mondiale, torna in panchina il povero Kvyat. 
A proposito di umiliazioni, cos’altro è questa? Che Marko si decida: il russo è fuori (dalle sue grazie)? Le decisioni sulla composizione della Toro Rosso, tradizionale serbatoio della ambitissima Red Bull, si stanno rivelando sempre più difficili. Il programma Young è un po’ in affanno ed è bastata una telefonata – quando si dice l’iniziativa privata – di Hartley per assicurare al neo-zelandese un volante e, chissà, un contratto per il 2018. In Texas non ci poteva aspettare un granchè da un esordiente su vetture tanto complesse ma la nuova chance in Messico dovrà essere probante per lui. Alla fine dell’anno prossimo, probabilmente, qualcuno da Faenza prenderà il posto di Ricciardo (nuovo ferrarista?) e farà compagnia al neo-confermato e idolatrato Verstappen.  Possono essere Gasly o Hartley?

venerdì 20 ottobre 2017

DA INTERLAGOS 2007 A AUSTIN 2017: DIECI ANNI SENZA MONDIALE PER LA FERRARI

(20/10/2017)FERRARI: LAST DRIVERS WORLD CHAMPIONSHIP IN 2007. Quante possibilità hanno ancora la Ferrari e Sebastian Vettel di vincere il campionato 2017? La Scuderia è partita per Austin con l’obiettivo di crederci ancora e di sfruttare tutto il potenziale della SF70H. Giusto così. D’altronde, anche 10 anni fa – era il 21 ottobre 2007 – l’ultimo titolo mondiale portato a Maranello da Kimi Raikkonen (sempre lui) fu conquistato all’ultima gara grazie a tanta concentrazione, perfezione strategica…e un po’ di fortuna per la lotta intestina tra i due avversari di allora – entrambi Mc Laren - Hamilton (sempre lui) e Alonso. Dieci anni cominciano ad essere troppi per la Ferrari che poi non è riuscita a ripetersi pur con un super-Alonso (quanto bizzoso, però)  alle sue dipendenze e quindi con un Vettel all’apice della forma. Inutile stare a ricordare le occasioni perse o sprecate che dir si voglia. L’atteggiamento migliore è quello dichiarato da Hamilton: niente calcoli, ma pensare solo alla gara della domenica e, ovviamente, vincerla. Stessa filosofia adottata con successo l’anno scorso da Nico Rosberg.

L'ULTIMO TITOLO FERRARI IN BRASILE NEL 2007 - Eh, dolci ricordi quelli di dieci anni fa. Raikkonen giunse in Brasile, ultima gara stagionale, con sette punti di svantaggio rispetto al leader della classifica Hamilton. Davanti a lui anche Alonso. In qualifica, la pole fu ottenuta dall’altro ferrarista e pilota di casa Felipe Massa, poi Hamilton, Raikkonen e Alonso. La lotta era ristretta a loro, come oggi è una partita Mercedes-Ferrari. Dicevo dei due galletti Mc Laren: ebbene, proprio un esagerata staccata di Hamilton, partito male, ai danni di Alonso tolse di mezzo un primo contendente. Infatti l’inglese arrivò lungo perdendo posizioni (in seguito ebbe problemi al cambio) e da qui il gioco di squadra Ferrari ebbe la meglio anche su Alonso. Pit-stop perfetti e infine, sia pur col magone, Massa consegnò la testa della corsa e il mondiale al compagno di squadra. Raikkonen campione con un solo punto di vantaggio sul duo Mc Laren! Morale: vinca il migliore ma la Ferrari, se non vuole capitolare subito, sia modello Interlagos 2007!

giovedì 19 ottobre 2017

ANNIVERSARY / 19 OTTOBRE 1997. L'INCREDIBILE INCIDENTE MORTALE DI TAKASHI YOKOYAMA


(19/10/2017) – YOKOYAMA FATAL CRASH. Era il 19 ottobre del 1997: la morte, trenta anni fa, del pilota giapponese Takashi Yokoyama, allora 25 anni, impegnato nella nona prova del campionato nazionale di F3 al Fuji, resta nella memoria per quel tragico quanto spettacolare incidente. Incredibile e incresciosa la dinamica del crash: a causa dei detriti lasciati sull’asfalto a seguito del contatto tra altre vetture, i commissari esposero le bandiere gialle ma sul lungo rettilineo di arrivo Yokoyama, che evidentemente non si era accorto della segnalazione, arrivò a piena velocità. L’impatto con chi lo precedeva fu talmente violento che la sua monoposto prese letteralmente il volo finendo sfortunatamente per schiantarsi contro un tabellone pubblicitario che, a cinque e passa metri di altezza, sormontava la pista. Inutile ogni soccorso.
https://www.youtube.com/watch?v=d_RyHcPsblY


DA ALONSO A GOMMENDY, ALLA CONQUISTA DI INDIANAPOLIS


(19/10/2017) FROM ALONSO TO GOMMENDY TO THE CONQUEST OF INDIANAPOLIS. La F1, con qualche fatica, sta recuperando terreno sul piano della attrattività ma è Indianapolis a non perdere mai colpi, continuando a far sognare o a rappresentare un'ossessione per generazioni di piloti. Quest’anno sullo storico catino ci ha fortissimamente provato Alonso con enorme risonanza mediatica nonostante il ritiro mentre l’indomito vincitore Takuma Sato è assurto a nuova gloria (anche finanziaria). Prima del giapponese, sono risalite le azioni di Alexander Rossi e del redivivo Montoya. A vincere la Serie 2017 è stato invece Josef Newgarden, diventato protagonista e, per un po’, anche candidato al sedile Toro Rosso ex Sainz ad Austin. Insomma, Indianapolis “tira” e infatti per l’anno prossimo - ci sarà il nuovo accattivante aerokit 2018 - si registrano nuove ambiziose adesioni (e vedremo se Alonsito tenterà ancora).


GOMMENDY E CALMELS SPORT ALLA CONQUISTA DI INDIANAPOLIS - La ciliegina sulla torta è il recente annuncio dell'operazione Indianapolis che chiamerei “vive la France” e che vedrà protagonisti il pilota Tristan Gommendy, 38 anni, indimenticabile vincitore del Gp di Macao nel 2002 (attualmente nel WEC), e Didier Calmels, storico co-fondatore del Team Larrousse-Calmels di F1 in pista nelle annate 1987-1988.
L’imprenditore, poi, uscì di scena per una drammatica vicenda personale di uxoricidio ma non ha mai perso la passione, tanto è vero che divenne patron del Team Signatech attivo nell’Endurance. Ora il sogno è quello di far sventolare la bandiera transalpina nel tempio del motorismo internazionale vincendo la 500 Miglia di Indianapolis, il prossimo 298 maggio. Ci proveranno in partnership con una Dallara-Honda del Team Schmidt Peterson numero 77 e la vettura avrà i colori della bandiera francese. Il battage promozionale e mediatico è già pronto (Vivendi): “Andiamo a Indianapolis con l'ambizione di vincere nei prossimi tre anni". Bonne chance.


WICKENS E NASR VERSO L'AMERICA - L’ultimo annuncio è quello di Robert Wickens, campione 2011 della Formula Renault 3.5 e attualmente in DTM con la Mercedes. Il canadese sbarcherà in America per unirsi alla Schmidt Peterson Motorsports. Ha dovuto decidere il da farsi, dato che dal 2019 la casa della Stella dirà ciao al DTM per concentrarsi anche sulla Formula E: in F1, ha dichiarato, erano interessati più che altro ai suoi soldi, allora... Sembra molto vicino alla Serie a stelle e strisce anche un’altra “vecchia” conoscenza: Felipe Nasr, il brasiliano ex Sauber F1 (2015-2016) che dopo aver vagliato le categorie Imsa e Formula E (un pensierino lì ce lo fanno tutti ormai) pare proprio abbia deciso di partecipare alla IndySeries (era a Watkins Glen per saggiare l’ambiente). Se ha mantenuto i suoi munifici sponsors, non sarà difficile per lui trovare un volante.


venerdì 13 ottobre 2017

SI', ARRIVA IL SUV FERRARI!

(13/10/2017) – Pare proprio che il SUV Ferrari si farà. Quando? Dalle ultime dichiarazioni del Presidente Marchionne si evince che la decisione è stata presa e che dovrà essere definito solo il percorso di sviluppo e design. Un bene? Un male? Necessario? Superfluo? Sul web circolano già rendering sul futuro SUV Ferrari che, così, scende sul terreno già calcato con grande successo dalla Porsche, con la Cayenne, e molto presto anche dalla Lamborghini con la Urus (presentazione 4 dicembre). Inimagginabile fino a poco tempo fa, ma la concorrenza e la necessità del nuovo management di conseguire maggiori profitti – effetto a volte perverso delle quotazioni in Borsa, che porterà ad aumentare la produzione di Rosse fino alla fatidica soglia delle 10mila unità - hanno reso questa che finora aveva costituto solo una lontana eventualità una certezza. Un quadro che il precedente Presidente Montezemolo – di stretto e inossidabile rito Enzoferrarista - vedeva come qualcosa di nefasto, poiché suscettibile di pregiudicare la preziosa esclusività delle supercar di Maranello.
IL POLO DEL LUSSO OBIETTIVO FINALE  - Ma ormai il dado è tratto. Non così, invece, per quanto riguarda la Ferrari elettrica. Da quest’orecchio Marchionne non ci sente in toto (qui, curiosamente, in piena sintonia con il suo predecessore), figuriamoci per la supercar del Gruppo. Sì, inevitabilmente, all’ibrido: filone tra l’altro già inaugurato nel 2013 con l’avveniristica LaFerrari che per la prima volta nella storia del Cavalino proponeva un sistema di propulsione ibrido, basato sul sistema HY-KERS sviluppato con Magneti Marelli.

C’è molto lavorìo sulle strategie future del Gruppo FCA. Ferrari si è già staccata e continua a circolare l’ipotesi dello spin-off di altri due marchi (oltre a Magneti Marelli): Maserati (a proposito, il Tridente farà da pioniere dato che qui “l’elettricità” è stata annunciata per il 2019) e Alfa Romeo. Obiettivo finale: il famoso “polo del lusso”. L’impressione è che, alla fine, Exor, la cassaforte degli Agnelli, voglia mantenere un piede nel mondo automotive solo grazie a questa succosa soluzione. I pretendenti al resto del Gruppo FCA ci sono: cinesi e tedeschi… Allora tenetevi forte: l’eventuale annuncio potrebbe arrivare l’anno prossimo in occasione delle presentazioni dei piani industriali 2018–2022. (Intanto: e la Ferrari Dino?)

martedì 10 ottobre 2017

CAMPIONI 2017, C'E' ANCHE COSIMO BARBERINI!


(10/10/2017) – Storie di campioni. Da Charles Leclerc in F2 a George Russell in GP3, fino a Harrison Scott in Euroformula o Enaam Ahmed in British F3, la stagione agonistica 2017 ha emesso già molti verdetti. Insieme a questi campioni Motor Chicche applaude anche Cosimo Barberini. Per il secondo anno consecutivo il pilota di Montaione, in provincia di Firenze, si è imposto nel Trofeo Abarth Selenia, al volante della sua Abarth 695 Assetto Corse Evoluzione, grazie a 7 vittorie. Vincitore di entrambe le gare dell’ultimo appuntamento stagionale, disputate al Mugello, Barberini in realtà ha avuto la certezza del titolo già dopo la prima delle due gare disputate, poiché il suo principale avversario, il finlandese Juuso Pajuranta, è uscito di pista nel giro di formazione e non è riuscito a prendere il via. In Gara1 Barberini ha preceduto lo svedese Joakim Darbom, che ha così superato momentaneamente  in campionato Pajuranta. In Gara 2, nuovo successo per Barberini davanti a Pajuranta che, grazie a questo risultato ha consolidato la piazza d’onore in campionato. 
Cosimo Barberini, 27 anni, imprenditore, è un appassionato dei motori a 360°: è “nato” col motocross per poi passare sui kart fino a scoprire il Trofeo Abarth Selenia dove ha debuttato nel 2014. Prime soddisfazioni già nel 2015 - secondo posto finale nel Trofeo Italia e terzo in quello Europeo - per poi affermarsi come top driver della categoria l’anno seguente e infine il trionfale bis 2017. Complimenti, campione!


JOANNE VILLENEUVE E LYN ST. JAMES A MODENA IN VISITA ALLA MASERATI


(10/10/20179)- Lo scorso fine settimana Joanne Villeneuve era a Modena. Piacevole la coincidenza: 40 anni prima – era il 9 ottobre 1977 – l'esordio a sorpresa di suo marito Gilles in F1 con la Ferrari al Gran Premio del Canada a Mosport. Con Lauda ormai mondiale e “transfuga” verso la Brabham, il Drake decise repentinamente di offrire allo sconosciuto canadese l’occasione della vita.
Ma Joanne, madre del campione del mondo 1997 Jacques, non era nella capitale dei motori per celebrare l’anniversario. Accompagnava infatti Lyn St. James, una delle poche donne ad aver gareggiato come pilota professionista in competizioni automobilistiche internazionali, in visita allo stabilimento Maserati. Lyn si è guadagnata rispetto nel mondo del motorsport: è infatti una delle nove donne ad essersi qualificata per la 500 miglia di Indianapolis, aggiudicandosi il titolo Rookie of the Year nel 1992. Nella sua carriera ha vinto per ben due volte la 24 Ore di Daytona e una volta la 12 Ore di Sebring. Inoltre ha partecipato anche alla 24 Ore di Le Mans e alla 24 Ore del Nurburgring. Si è ritirata dalle corse nel 2001 e ha scritto il libro “Ride of Your Life” rimanendo poi vicino al mondo delle corse sia come commentatrice televisiva che come collaboratrice del campionato NASCAR.
Lyn e Joanna hanno vissuto l’emozionante esperienza alla scoperta della Casa del Tridente –  sempre vivi negli USA i fasti della doppia vittoria a Indianapolis, 1939 e 1940, ad opera di Wilbur Shaw sulla 8CTF Boyle Special - soffermandosi alla linea dove vengono prodotte le sportive GranTurismo e GranCabrio. Le due ospiti hanno poi ammirato la 6CM, monoposto da competizione del 1936, esposta nello show room Maserati insieme alla MC12, alla Quattroporte GTS GranSport e alla nuova Ghibli GranLusso.

lunedì 9 ottobre 2017

FABIENNE WOHLWEND, STORICA PRIMA VITTORIA DI UNA RAGAZZA NELLA COPPA SHELL DEL FERRARI CHALLENGE

(9/10/2017) – Si chiama Fabienne Wohlwend, 19 anni, del Liechtenstein: per la prima volta una ragazza si è aggiudicata la vittoria in una gara della Coppa Shell mettendo in fila tutti i rivali. La pagina di storia del Ferrari Challenge (Europe) è stata scritta ieri a Imola e complimenti alla fanciulla da record – una rookie! - che corre al volante della 488 Challenge numero 1001 del team Octane 126 (debutto a giugno nel round di Monza). 
Fabienne era evidentemente in stato di grazia: aveva infatti centrato una fragorosa pole position staccando di quasi tre decimi il vincitore del sabato, il francese Henry Hassid. Proprio quest’ultimo è stato un duro avversario per la ragazza, attaccata con decisione nel corso dei primi due giri. Ottima, però, la sua difesa della posizione di leader. Hassid, però, non aveva nessuna intenzione di mollare la “preda” e nel finale di gara si è riavvicinato a lei provando un ultimo attacco a tre giri dal termine, ancora senza fortuna. Fabienne Wohlwend ha dunque trionfato davanti ad Hassid, scrivendo così una straordinaria pagina di storia del motorsport e della Ferrari. P.S. Le Finali Mondiali del Ferrari                                                          Challenge sono in programma dal 26 al 29 ottobre al Mugello.

POST GP GIAPPONE, LE TAPPE (E I DUBBI) DELLA CRISI FERRARI


(9/10/2017) ALL DOUBTS FERRARI'S CRISIS. E ora, cara Ferrari? Che debacle al Gp del GiapponeVettel ritirato, Hamilton vincitore: 59 punti di differenza tra i due contendenti a quattro gare dal termine. In un tweet su @MotorChicche ho scritto che il recente premio Nobel per la Letteratura Kazuo Ishiguro dovrebbe scrivere un nuovo romanzo dedicato al Cavallino, titolo: “The remains of Ferrari”. Sì perché a questo punto è scontato e giusto l’ennesimo proclama di Maurizio Arrivabene “noi non molliamo”, ma c’è da chiedersi quanto e cosa potrà veramente ancora profondere la Rossa per giocarsi le sue, ormai, residue possibilità. Sempre il Team Principal, ai microfoni RAI, cercava di minimizzare: “E’ stato solo un componente”… Tutte le monoposto sono fatte di componenti, per quanto più o meno importanti. Sulle Ferrari stanno cedendo a ripetizione, sulle Mercedes (e ora anche le Red Bull) no. Questo è il punto. Le spiegazioni sono già arrivate: “squadra giovane”, “bisogna lavorare meglio”. Esperienza, organizzazione: in questo concitato epilogo di campionato questo manca, dunque, alla Ferrari. 
LE TAPPE DELLA CRISI - A Spa si lottava gomito a gomito con Hamilton, a Monza i primi segnali di “affaticamento”, poi il crash allo start di Singapore. Da lì, il blocco, Sepang, Suzuka: punti pesanti a portata di mano buttati via. Un po’ come l’Italia del calcio. Dopo la cocente sconfitta con la Spagna è subentrato il crollo psicologico, la confusione, il nervosismo, gli errori. E’ lo sport, è la natura umana che ancora (e per fortuna) regola le nostre azioni. In vista di Austin, è l’ora delle riflessioni, anche se permangono tanti dubbi e quesiti irrisolti. Raikkonen: “Negli ultimi anni abbiamo fatto, come squadra, tanti progressi: ma adesso, per chissà quale ragione, sembra che i problemi tecnici escano dal nulla. E’ strano: le macchine vanno benissimo e poi, alla domenica, accade qualcosa di inaspettato”. Ma la Ferrari ha il dovere di insistere, di provarci con decisione fino alla fine. Lo farà. Perché le corse sono suscettibili di tanti colpi di scena e perché c’è un blasone, attualmente sotto critica, da difendere e rilanciare. Vettel, molto deluso, ha usato le parole migliori: “Ho detto anche ai ragazzi di tornare a casa e riposare perché è stata una settimana difficile, con un sacco di cambiamenti. Poi ritorneremo con un pacchetto migliore per fare bene le ultime quattro gare, e vedremo. In generale, credo che la squadra sia sulla giusta strada. Stiamo migliorando gara per gara e ci sono anche aspetti positivi. Anche se oggi è difficile vederli”.

giovedì 5 ottobre 2017

F1 MARKET DRIVERS, FIATO SOSPESO PER ALONSO

(5/10/2017) -  Oltre il duello Hamilton-Vettel – domenica il round Giappone -a tenere desta l’attenzione sulla F1 è il mercato piloti. A fine 2018 scadono molti contratti “pesanti” (vedremo) ma qualcosa di importante deve ancora essere concluso adesso, Fernando Alonso in primis. Cosa farà lo spagnolo? Ha fatto sapere che prenderà una decisione nel prossimo doppio week end Austin – Città del Messico: la fornitura del motore Renault alla Mc Laren – che ha ripudiato Honda - sarà sufficiente per trattenere il caliente ex ferrarista? Probabilmente la cosa non lo esalta più di tanto, ma quale alternativa avrebbe per “vincere o combattere per il podio”, come dice lui? Con l’ingaggio di Sainz da parte della Renault, realisticamente l’unica possibilità sarebbe alla Williams. Paddy Lowe – memore di cosa ha significato l’arrivo di Hamilton alla Mercedes - lo ha sondato illustrandogli le prospettive e le ambizioni del Team. Basterà? Il fatto di avere alle spalle un motore Mercedes sarà un incentivo decisivo, magari in vista di un “salto” nella squadra Mercedes nel 2019? Mmmhhh, ma la Williams non farebbe un investimento per un solo anno (o no?), quindi tanto vale aspettare e vedere in Mc Laren – anche se Vandoorne lo stuzzica… - come evolve la prossima stagione quando, come si diceva, andranno a scadenza i contratti di Hamilton, Bottas, Ricciardo, Raikkonen e scusate se è poco. (Occhio alle sirene Le Mans e Indy, però!)

MANOVRE RED BULL - Il nome di Ricciardo comincia a circolare pesantemente, visto che alla Red Bull pare intendano puntare con decisione su Verstappen (e si capisce) e offrire, come da loro policy, una chance ad un giovane che potrebbe essere Gasly se farà bene sulla Toro Rosso. L’australiano piace al presidente Ferrari Marchionne e indubbiamente il suo carattere e le sue origini, oltre alle sue ormai acclarate doti, fanno pensare ad accoppiata vincente e sognante col Cavallino. Vettel, fresco di rinnovo triennale a Maranello, ha però sempre puntato sull’amico Raikkonen mentre Daniel non è esattamente il suo ideale di compagno di squadra. A proposito delle strategie di Marko, c’è da regolare la questione Kvyat. Il russo serve alla F1 (come d’altronde servirebbe un americano ma non c’è…) ma da quelle parti i risultati sono tutto e per Dani il destino pare segnato. Già, ma chi a far compagnia Gasly? Sergio Sette Camara sembra ancora acerbo, allora perché non “richiamare” Luca Ghiotto “giubilato” a fine 2014 dopo la sconfitta in GP3 ad opera di Ocon? Più che un’idea è un’opportunità vista la stagione positiva del pilota di Arzignano in F2.


GIORNI DECISIVI PER KUBICA - Sulle manovre per il 2018 senza dubbio il protagonista è Robert Kubica. Sembra ieri quando Keke Rosberg – era il 2005 – riuscì ad ottenere un test alla Williams per il suo giovin rampollo Nico. Oggi è quest’ultimo, da suo manager, a perorare la causa del pilota polacco ed è riuscito ad ottenere un doppio test con la monoposto di Sir Frank che dovrebbe salutare Massa. L’11 ottobre a Silverstone (con una monoposto del 2015) e poi all’Hungaroring il 18 ottobre, quando dovrà vedersela anche con l’altro pretendente (attualmente terzo pilota), Paul Di Resta, in pista il giorno prima. In coda ci sono poi Palmer, Werlhein, Ericsson. 
I due della Sauber “fiutano” tempi difficili alla scuderia capitanata da Vasseur: il rinnovato connubio motoristico con la Ferrari potrebbe allargarsi ai piloti e il Cavallino ne ha da piazzare ben due. Leclerc pare sicuro (anche perché ora si “vuole” che il campione di F2 approdi obbligatoriamente in F1) mentre Antonio Giovinazzi – già in pista per due GP con il team svizzero – è in corsa. Per il pugliese potrebbe prospettarsi quel volante o la conferma a terzo pilota Ferrari (dove attenderebbe gli sviluppi del contratto Raikkonen) o un posto alla Haas se dovessero sorgere problemi con Grosjean o Magnussen. La cosa migliore per lui e per l’Italia sarebbe però correre, non un altro anno in panchina.

lunedì 2 ottobre 2017

40 ANNI FA L'ULTIMA GARA DI LAUDA CON LA FERRARI

(2/10/2017)WATKINS GLEN 1977: 40 YEARS AGO LAST RACE LAUDA - FERRARI. Il 2 ottobre è una data che, in qualche modo, fa parte della storia della F1. Quel giorno del  1977, 40 anni fa esatti, Niki Lauda corse l’ultima gara su una Ferrari. Si trattava del Gran Premio USA-Est, disputatosi sulla pista di Watkins Glen, e con il quarto posto l’austriaco vinse matematicamente il suo secondo titolo mondiale, dopo quello trionfale del 1975. Dopo Monza, gli bastava andare a punti con Scheckter, suo primo rivale sulla rivelazione Wolf, ormai già a distanza di sicurezza.

DIVORZIO LAUDA - FERRARI. Ma non fu un giorno di festa. Lauda covava da tempo l’intenzione di dare il benservito alla Scuderia rea, a suo modo di vedere, di averlo maltrattato l’anno prima dopo l’incidente del Nurburgring (immediatamente contattati altri piloti) e dopo il ritiro senza lottare con Hunt al Gran Premio del Giappone del Fuji. Il clamoroso divorzio si era già consumato e il gelo regnava sovrano da settimane a Maranello tra il pilota-computer e il Drake, preso in contropiede dalla inaspettata decisione. Riepilogo: dopo il vittorioso Gran Premio d’Olanda Niki si precipitò in sede per annunciare la decisione irrevocabile di lasciare il  Cavallino, destinazione Brabham-Alfa Romeo diretta da Bernie Ecclestone. Poi il Gp d’Italia e ancora punti pesanti per l’assegnazione del titolo (secondo dietro Andretti, Scheckter ritirato). Il 27 settembre, la Ferrari annunciò il sostituto: lo sconosciuto Gilles Villeneuve. Una vera scommessa. Insomma, la tensione era alle stelle con i vari dipendenti sotto osservazione da parte di Enzo Ferrari per capire ogni cedimento “sentimentale” verso le rivendicazioni del “traditore”. A fare le spese dell’ormai insanabile distacco anche il fido meccanico Cuoghi che, infatti, cadde in disgrazia e finirà per seguire in Inghilterra il suo pilota.

L'ULTIMA GARA A WATKINS GLEN - Il Gran Premio Usa-Est, terz’ultimo della stagione, poteva essere decisivo per l’assegnazione del titolo e sia pur molto controvoglia Lauda scese in pista deciso a chiudere entrambe le “pratiche”. Corse come da suo stile: settimo in qualifica, quarto in gara dove adottò, su una pista inizialmente bagnata, una tattica attendista e senza sussulti. A dare spettacolo ci pensarono Hunt e Andretti, rispettivamente primo e secondo. Col mondiale in tasca rinunciò poi alle due ultime corse, in Canada e Giappone. Dopo quattro anni intensi, gloriosi e drammatici, si chiudeva nel modo peggiore il rapporto tra Lauda, uno dei più grandi piloti della F1, e la Ferrari, la mitica Scuderia ambita da tutti. Solo molti anni dopo, Niki si pentì di quella scelta avventata e intrisa di risentimento dando ragione al monarca di Maranello, col quale ebbe modo di riconciliarsi, che gli disse: “Se fossi rimasto alla Ferrari avresti già eguagliato il record di Fangio”…

DOPO MALESIA: FORCE MAX E MISTERO FERRARI


(2/10/2017)MALAYSIA GP, FORCE VERSTAPPEN AND MISTERY FERRARI. I risultati del Gran Premio della Malesia offrono una proiezione molto attendibile sull’esito del  rush finale di campionato che resta un duello, non più così ravvicinato, tra Hamilton e Vettel. Ma cosa succede veramente alla Ferrari? Verstappen sarà la variabile "impazzita"? Nel week end dei suoi beati 20 anni, il vincitore Max ha sciolto una bustina di zucchero nella personale coppa della amara stagione 2017, finora costellata da ritiri, incidenti e “minacce” di  passare alla concorrenza. E’ lui il pilota del futuro e sarà sempre più difficile per la Red Bull trattenerlo – Ferrari e Mercedes pensano a lui per il dopo Vettel e Hamilton – a meno che il recente connubio con l’Aston Martin e quello possibile con Honda non convincano l’olandese che potrebbe fare la storia della F1 alla corte di Markko e Horner.

LE CARTE E I MISTERI FERRARI NEL RUSH FINALE - Ma preme parlare della situazione particolare nella quale la Ferrari si è andata a cacciare nel momento cruciale. Situazioni che si ripetono. Tornano in mente il calo di fine stagione di Niki Lauda nel 1976, il fattaccio Schumi-Villeneuve all’ultima gara a Jerez nel 1997, il mancato start di Schumacher a Suzuka 2008 e addio titolo o ancora il motore in fumo del tedesco del Cavallino sempre a Suzuka nel 2006 che consegnò il mondiale ad Alonso. La pausa estiva non ha portato bene e ora, a meno di una poco immaginabile debacle Hamilton-Mercedes, le cose si sono messe male. Bisogna pensare che domenica si va direttamente in Giappone, poi una settimana di pausa (viaggio di rientro compreso) e quindi di nuovo uno-due ravvicinato in America e Messico, fino all’epilogo di novembre tra Interlagos e Abu Dhabi. Poco tempo per ragionare con calma e porre rimedio agli ultimi guai. “C’è qualcosa che dobbiamo capire”, ha detto Vettel. “Dobbiamo lavorare meglio”, ha aggiunto sibillino Arrivabene. Ma, senza intoppi, la Ferrari c’è: lo ha dimostrato a Singapore (nelle prove…) e a Sepang. Anche Suzuka è pista favorevole. Il fatto è che ormai non c’è altro da fare che vincere. La solidità  psicologica assume quindi un’importanza particolare e in un team caliente e latino come la Ferrari non è cosa di poco conto (se poi ci si mette anche Vettel il tedesco, vedi Baku, start Singapore e contatto con Stroll post bandiera a scacchi a Sepang stiamo freschi…). Hamilton, se le condizioni lo richiedono, come ha fatto ieri, può perfino concedersi il lusso di controllare la situazione e vivere di rendita ma anche lui, grandissimo, sotto pressione sbaglia. Ecco allora che diventa essenziale – e sarebbe ora – che Raikkonen possa competere al massimo livello e dare a Vettel quella “protezione” sempre vagheggiata ma che ora appare decisiva, tenuto conto, tra l’altro, che le Red Bull sembrano aver trovato la competitività perduta e diventano per tutti avversarie rocciose. La stessa richiesta, però, verrà fatta anche all’altro finlandese Bottas…