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lunedì 10 luglio 2017

BOTTAS E RAIKKONEN, L’IMPORTANZA DEI SECONDI


(10/7/2017) – Complimenti a Valtteri Bottas che in Austria ha vinto il suo secondo gran premio. Una pacca sulla spalla a Kimi Raikkonen, quinto, che non è riuscito a salire sul podio pur con una Ferrari molto competitiva. Due finlandesi, due piloti partiti, anche se non ufficialmente, in subordine ai loro quotati e arrembanti compagni di squadra, Hamilton e Vettel, che invece stanno diventando decisivi nell’economia del campionato e dell’aspro duello di vertice. Per un motivo e per un altro. Ecco perché.

BOTTAS -  Il ragazzo ci sta prendendo gusto. Con una monoposto super tutto quello di buono che era stato detto di lui, fino a farlo diventare serio candidato al sedile di una Ferrari, trova puntuale realizzazione. Sbaglia poco ed è molto veloce. Il suo apprendistato all’Università Mercedes si è concluso molto rapidamente e ormai ogni gara è buona per arricchire il suo palmares. A Spielberg ha gestito ottimamente il finale di gara, come d’altronde aveva fatto a Sochi, alle prese con un rimontante Vettel. E questo aumenta la sua autostima e la carica agonistica - si sa, l’appetito vien mangiando - tanto da fargli dichiarare a fine gara: “Mi sento pienamente in corsa per il titolo mondiale”. Oihbò, Hamilton dovrà vedersela quindi anche con lui? E in che modo gestiranno Toto Wolff e Niki Lauda questa situazione? Come affermano molti addetti ai lavori una cosa è sicura: se Lewis non batte colpo, Bottas c’è. Ma gli rovinerà la festa domenica prossima a casa sua?

RAIKKONEN – Il povero Iceman, invece, a metà stagione non può essere e non ha soddisfatto. E ricomincia ad attendere notizie da Maranello riguardo il rinnovo del suo contratto. Vorrei però dire subito una cosa. In Austria il Presidente Marchionne ha detto che per lui il campionato Costruttori vale più di quello piloti. Ora, Kimi è stato finora indubbiamente autore di alcune prove scialbe ma non è certamente con strategie come quella applicata ieri alla sua gara che può portare più punti alla Scuderia. Il pit-stop molto ritardato, a differenza di quello protettivo di Vettel, è sembrato avere una sola e principale giustificazione: lasciare Kimi in testa a ritardare il più possibile il passo degli avversari di Vettel. Cosa non riuscita, visto che il finlandese ha patito altri problemini, e quindi alla fine ci ha rimesso lui. Figuriamoci se nel dopo gara poteva dire altro che: “La strategia? Non so, dal box hanno tutti i dati per una visione migliore della gara”. A Montecarlo era un po’ più arrabbiato, evidentemente ha capito come deve "girare la ruota".

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