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mercoledì 1 marzo 2017

DONNE IN F1, UNA CALDERON NON FA PRIMAVERA. See Giovanna Amati e Lella Lombardi

Giovanna Amati, in F1 nel 1992
(1/3/2017) WOMEN AND F1. L’annuncio di Tatiana Calderon nuovo pilota collaudatore della Sauber rilancia il solito tormentone sulla presenza o meno delle donne in F1. E lo fa in un periodo di anniversari sul tema: proprio in questi giorni, 25 anni fa, debuttava in Australia, da titolare di un volante Brabham, la nostra Giovanna Amati che oggi ha 56 anni. Per lei più fotografi che per Ivan Capelli che nello stesso week end coronava il sogno di guidare la Ferrari (sogno poi diventato incubo…). Sempre 25 anni fa, il 3 marzo ci lasciava invece Lella Lombardi, certamente protagonista della più consistente esperienza nella massima formula culminata con il mezzo punto conquistato – nessun’altra è riuscita in questo – nel tragico Gran Premio di Spagna del 1975, quello del volo di Stommelen tra la folla.  E’ finita così: dopo tre tentativi di qualificazione falliti, la Amati venne sostituita da Damon Hill, mentre l’exploit della Lombardi non ebbe seguito e la ragazza di Frugarolo avrebbe trovato motivi di soddisfazione con le ruote coperte. 
Lella Lombardi, scomparsa il 3 marzo 1992

La colombiana Tatiana Calderon
Ora sogna la colombiana Calderon, 23 anni, impegnata in GP3, anche se è difficile affermare che possa ricalcare le orme del connazionale Montoya… D’altronde la Sauber aveva offerto una cosiddetta chance, puntualmente senza esito, anche alla svizzera Simona de Silvestro mentre la spagnola Carmen Jorda ha atteso invano alla Lotus, per non parlare di Suzie Wolff alla Williams che ha pensato bene di appendere il casco al chiodo o del triste epilogo del tentativo di Maria De Villota… Insomma: tempi sempre cupi per il gentil sesso in F1. Secondo me, l’unica soluzione è il non so perché tanto vituperato varo di un campionato per sole donne, come avviene per tante altre discipline sportive, con auto performanti e da inserire nel format week end della F1. Solo così potranno farsi notare e convincere con i fatti qualche team principal che vale la pena puntare su di loro.

1 commento:

  1. Sono d'accordo con la questione di un campionato femminile. Magari una serie minore, ai livelli della GP3 o giù di lì.
    Aiuterebbe ad avere risonanza mediatica, quindi sponsor, e verosimilmente potrebbe aiutare proprio le migliori a farsi strada.

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