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giovedì 9 marzo 2017

HAPPY BIRTHDAY / BRIAN REDMAN 80 ANNI, VINCENTE E...SOPRAVVISSUTO

(9/3/2017) BRIAN REDMAN IS 80 TODAY: WINNING AND.... SURVIVOR. Buon compleanno al grande Brian Redman che oggi compie 80 anni. Davvero incredibile la carriera di questo leggendario pilota inglese di Burnley, nel Lancashire, protagonista dagli anni ’60 fino ad inizio anni ’80 costellati di successi indimenticabili con le Sport (Targa Florio, 24 Ore di Daytona, 1000 Km Nürburgring, 1000 Km di Spa), apparizioni in F1, terribili incidenti, ritiri e clamorosi ritorni. In totale, 358 gare, 94 vittorie, 177 podi. Enzo Ferrari lo ricorda nel suo libro “Piloti, che gente…” per due motivi: l’aver pilotato la Dino F2 – ma poi disse “no” al Drake: “Con la Ferrari mi ammazzerei” - e per aver fatto parte dello squadrone che nel 1972, dopo quattro anni di dominio Porsche, riportò a Maranello il Mondiale Marche, insieme a Ickx, Merzario, Peterson, Schenken, Pace, Munari, Regazzoni, Andretti e Marko. Come si vede, il pedigree comincia a delinearsi.
Aveva cominciato a correre (e a vincere) nella sua Inghilterra nel 1959 in maniera epica, con ogni mezzo e tra mille sacrifici (vendeva scope), fino a spingere la Ford ad affidargli una delle sue GT40. Nel 1968 arrivò il debutto in F1 al GP del Sudafrica su Cooper-Maserati. Già alla seconda gara in Spagna, ma con motore BRM, si classificò terzo. Quarta gara e primo serio incidente a Spa, il circuito che non lo faceva dormire la notte, con un braccio ridotto molto male ma salvato.  Quello del Jarama rimase il suo miglior risultato nella massima formula che, ad eccezione del 1969, lo vide calarsi nell’abitacolo di Lotus, De Tomaso, Surtees, Mc Laren e, nel biennio ’73-’74, Shadow. Ma non era il suo mondo, la dimensione nella quale riuscire ad esprimere al meglio il suo talento.

Cosa che invece gli veniva naturale con le ruote coperte ed infatti i risultati con la Gulf Porsche Mirage del Team John Wyer (compagno di squadra era Jo Siffert, che rispettava molto), e Ferrari lo confermarono. La voglia di rischiare in pista andava e veniva: nel 1971 accettò l’offerta di dedicarsi ad una concessionaria BMW in Sudafrica ma dopo pochi mesi era di nuovo in gara. Alla Targa Florio disputata al volante di una Porsche 908 del JW Automotive Engineering Team incappò nel secondo, brutto incidente: finito a muro, restò intrappolato nell’abitacolo in balìa delle fiamme che lo ustionarono al volto, mani e gambe. Nella sua memoria rimane ancora impressa la successiva allucinante esperienza all’ospedale di Palermo. Ferrari, che lo seguiva, gli offrì una chance alla fine di quell’anno, a Kyalami in coppia con Ragazzoni. Vittoria e contratto per il  Mondiale Marche 1972 che, come detto, contribuì a far conquistare.
Successivamente, la sua indole peregrina lo portò in America, a correre trionfalmente sulla Lola per Carl Haas in F.5000 poi divenuta Can-Am. Ma nel 1977 subì il terzo e gravissimo incidente a Saint Jovite: un volo impressionante, ossa frantumate e arresto cardiaco. Sopravvisse, un miracolo. Un anno dopo vinse la 12 Ore di Sebring e nel 1981 era ancora in pista affermandosi nel campionato IMSA Camel GT! Iron-Redman appese il casco al chiodo solo a 52 anni quasi incredulo di esserci ancora e provato dalla tragica scomparsa di tanti piloti amici. 

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