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martedì 14 marzo 2017

ANNIVERSARY / 14 MARZO 1957. EUGENIO CASTELLOTTI, MORTE MISTERIOSA 60 ANNI FA A MODENA

(14/3/2017)CASTELLOTTI 60 YEARS AGO, MYSTERIOUS DEATH. L’Italia intera rimase scossa dalla morte, il 14 marzo 1957, di Eugenio Castellotti, uno dei suoi eroi sportivi del momento: 60 anni fa, il pilota di Lodi rimase vittima di un fatale incidente durante dei test all’Aerautodromo di Modena. Enzo Ferrari lo aveva convocato per un test mentre si trovava a Firenze dopo che la Maserati guidata da Jean Behra aveva fatto segnare il nuovo record del circuito. Restano tuttora misteriose le cause dell’incidente. Alla famosa “S” la 801 non curvò andandosi a schiantare a 200 km/h e finendo la sua tragica carambola addirittura sulla cosiddetta Tribunetta del Circolo della Biella. Tra le ipotesi, la rottura della trasmissione, il blocco dell’acceleratore, un errore o malore del pilota. “Probabilmente la sua fine è stata provocata da una pausa di riflessi”, disse il Drake piangendo amare lacrime per la scomparsa di quel pilota che amava molto e che paragonava ad Antonio Ascari per il coraggio e la generosità che garantiva sempre, assicurandosi il sostegno entusiasta delle folle.

La popolarità di Castellotti era al massimo: con Cesare Perdisa (col quale però non legò) e Luigi Musso costituiva il fulgido trio tricolore dell’automobilismo. Nel 1956 vinse eroicamente, sotto una pioggia incessante e ad un certo punto senza occhiali, la Mille Miglia e poi anche la 12 Ore di Sebring. Giovane, benestante, aitante, era inoltre protagonista delle cronache rosa per i flirt a lui attribuiti con Edy Campagnolo, Sandra Milo e Delia Scala. Con quest’ultima celebre soubrette, la storia era seria: lei intendeva sposarlo, lui tergiversava, e questa situazione di tensione continua lo rese nervoso. La notte prima dell’incidente era Firenze da lei che si esibiva in teatro insieme a Walter Chiari.
Figlio di un ricco possidente terriero, cominciò a correre acquistando di tasca sua una Ferrari 166 MM.  Decisiva fu l’amicizia con Alberto Ascari di cui fu allievo e grazie al quale, dopo una bella prova nella Carrera Panamericana del 1953, ottenne un posto nello squadrone Lancia di F1. Nel maggio del 1955, a Monza, fu proprio Castellotti a cedergli la Ferrari che stava provando e sulla quale il due volte campione del mondo trovò la morte. Reduce dalla caduta in mare al GP di Monaco (Castellotti si classificò secondo) Ascari volle rimettersi al volante e indossò, insolitamente data la sua scaramanzia, casco, guanti e occhialini dell’amico per gli ultimi giri della sua vita. La Lancia si ritirò, cedendo tutto il materiale alla Ferrari, ma Castellotti chiese e ottenne di correre ancora per la marca torinese a Spa: centrò una magnifica pole position e poi fu terzo con la Ferrari a Monza. Nel 1956 si classificò secondo al GP di Francia a Reims e nel primo Gran Premio del fatale 1957, in Argentina, partì in prima fila. Castellotti è stato il terzo pilota di F1 a morire in un incidente, dopo Marimon (unico in gara) e Ascari. 

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