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lunedì 2 gennaio 2017

HAPPY BIRTHDAY / BEPPE GABBIANI, COMPIE 60 ANNI CAVALLO PAZZO

(2/1/2017) –Il primo buon compleanno del 2017 va a Beppe Gabbiani, da Podenzana, in provincia di Piacenza, che oggi compie 60 anni. Pilota d’assalto della seconda metà degli anni ’70, si guadagnò l’appellativo di “cavallo pazzo” per la sua condotta garibaldina ad una gara di F3 nazionale trasmessa in diretta Rai. Ma era il suo modo di intendere le corse e la vita e “Cavallo pazzo -  Una vita oltre il limite” è infatti il titolo dl libro autobiografico che ha scritto. 
CARRIERA - Di famiglia facoltosa, aveva fin da piccolo provato l’ebbrezza di stringere il volante di fiammanti Ferrari o Maserati del padre. Quasi naturale passare ai kart, risultando subito veloce e vincente: in saccoccia, tra il 1971 e il 1975, 2 titoli italiani e uno europeo a squadre. Quindi il passaggio alle monoposto, Formula Italia e successivamente F.3 anche continentale, dove vinse all’esordio in Francia. L’ascesa sembrava inarrestabile: arrivò in F2 per il team Trivellato Racing, che disponeva del motore Ferrari, e John Surtees affidò a lui la vettura lasciata vacante da Brambilla rimasto ferito nell’incidente di Monza ‘78. Ma l’esperienza non fu felice: troppi errori, troppa tensione e Beppe non riuscì a qualificarsi nei due gran premi a disposizione. 
Aver assaggiato la F1 non poteva bastargli e, dopo una nuova parentesi in F2 ufficiale March (scintille col privilegiato Surer), l’iscrizione al Gp dimostrativo di Imola nel 1979 (scintille con il proprietario Don Nichols), la partecipazione al Mondiale Marche con la Lancia, insieme a Alboreto e Ghinzani, e a tre gare del campionato BMW ProCar, l’occasione di nuovo in F2 con la Maurer dello sfortunato Hoettinger, nel 1981 giunse la nuova opportunità: la Osella dall’anno prima sbarcata in F1. Ma non era destino: fu una storia, anche polemica, di mancate qualifiche e ritiri. Gabbiani si vide ancora in pista: F2 con quattro belle vittorie, 24 Ore di Le Mans, F.3000, FIA GT, CITE, Lotus Cup Italia, ma non arrivò nessun titolo e la passione si spense. Auguri, “Cavallo pazzo”: resti un mito degli anni ruggenti.

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