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mercoledì 3 agosto 2016

ADDIO A CHRIS AMON, CAMPIONE DI TALENTO E DI COERENZA

(3/8/2016) THE DEATH OF CHRIS AMON, FERRARI DRIVER IN 1967. Di Chris Amon, morto all’età di 73 anni, ho raccontato la carriera in occasione del 70° compleanno http://motor-chicche.blogspot.it/2013/07/auguri-chris-amon-70-anni-ha-vinto-il.html. Di lui rimarranno vivi il talento precoce (a 17 anni era su una Maserati 250F, a 19 esordì in F1, in Tasman Series batteva Jim Clark), il sorriso, la sua enorme passione, le doti di collaudatore e il fatto che non sia mai riuscito a vincere un gran premio di Formula 1 in 14 anni di militanza nel massimo campionato (11 sono stati invece i podi e 5 le pole positions). Un po’ come Stirling Moss che ancora oggi viene definito “l’eterno secondo”.
Primo alla 24 Ore di Le Mans 1966
Naturalmente, per Chris resta anche il fiore all’occhiello della vittoria su Ford alla 24 Ore di Le Mans del 1966 insieme al grande amico e connazionale neozelandese Bruce Mc Laren. Poteva ottenere di più, certo, ma Amon non transigeva sulla sicurezza ed era coerente: la vita aveva un valore più alto dei successi sportivi, sebbene ci provò fino all’ultimo, perfino costruendo una monoposto che portava il suo nome ma che non si rivelò competitiva. Parliamo di stagioni, va ricordato, nei quali la morte dei piloti non era una variabile ma una certezza nell’ordine dei due-tre l’anno. Arrivò, per dire, alla Ferrari nel 1967 – sua migliore stagione, conclusa al quinto posto finale -  anno in cui accadde la tragedia di Bandini in coppia col quale aveva vinto la 24 Ore di Daytona e la 1000 Km di Monza a bordo della mitica 330 P4.
Amon Su tecno
Fortuna, sfortuna: questione di poco interesse per lui che pure perse diversi grand prix a pochi chilometri dall’agognata bandiera a scacchi da passare per primo a causa di banali defaillances meccaniche. L’incidente di Lauda al Nurburgring costituì il punto di non ritorno e si ritirò definitivamente nel 1977 per dedicarsi alla grande Azienda zootecnica di famiglia (un po’ come Clark) e divenire quindi consulente Toyota. Nel comunicare la sua scomparsa, la famiglia ha rilasciato questo comunicato che meglio non poteva descrivere l’uomo:
"Chris ha combattuto con il cancro negli ultimi anni, ma non solo ha mantenuto il suo interesse per la Formula 1, ma anche il suo meraviglioso senso dell'umorismo e la sua risata contagiosa".


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