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lunedì 30 maggio 2016

RICCIARDO COME IRVINE? Mistakes and suspicions

(30/5/2016) – A Montecarlo Daniel Ricciardo non ha potuto sfoggiare il suo proverbiale sorriso. La squadra, la perfetta Red Bull, ha fatto un errore enorme: chiamare il pit stop senza essere pronti. Perdere in quel modo una gara, e che gara, già al 99% vinta sabato “fa male”, come dice giustamente l’australiano. Ok, nello sport può succedere: ricordate la Ferrari di Irvine ferma al box del GP d’Europa 1999 in attesa infinita (30”!) che i meccanici trovassero lo pneumatico posteriore sinistro? Il problema è che ieri come 17 anni fa, c’è anche il sospetto. Come altro interpretare la frase a caldo di Ricciardo: “Sono due week end consecutivi che vengo fregato”, “Two weekends in a row I’ve been screwed now”. 
Il doppio riferimento è al GP precedente in Spagna dove il team deliberò per lui una strategia a tre soste, chiaramente penalizzante rispetto a quella confezionata per il nuovo compagno Verstappen che infatti andò a vincere. La domanda è: Marko e Horner hanno deciso di puntare sull’olandese? La domanda che ci si pose nel 1999 era: “Alla Ferrari vogliono che a vincere sia solo Schumacher”? Per la cronaca, all’epoca il tedesco era fermo con una gamba ingessata per il crash alla Stowe di Silverstone dopo che Irvine gli aveva tirato all’inverosimile la staccata. Verstappen è il nuovo fenomeno della F1, anche se a Montecarlo con due uscite di pista non l’ha dimostrato. E’ giovanissimo, sfrontato, determinato.  Tra qualche giorno una nota marca birraiola olandese dovrebbe inoltre annunciare la decisione di sponsorizzare il Circus della F1, notizia meravigliosa per Ecclestone & C. Insomma, ci sono grossi interessi sportivi e commerciali in ballo. A Milton Keynes si scusano e parlano di “frustration and pain”, ma Ricciardo per il momento non perdona: “Nulla di quello che potreste dirmi riuscirebbe a farmi stare meglio”. Senza voler fare il complottista, dico solo che l’ultima parola dovrebbe darla sempre la prestazione del pilota in pista e invece le decisioni del muretto stanno snaturando  l’essenza di questo sport che, semplicemente, è velocità, rischio e coraggio. 

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