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mercoledì 4 maggio 2016

HAPPY BIRTHDAY / JOHN WATSON E JOHN BARNARD 70 ANNI, LEGAME AL CARBONIO

(4/5/2016) – Cosa hanno in comune John Watson e John Barnard? L’ex combattivo pilota irlandese di Belfast e il geniale ma controverso progettista inglese di Wembley oggi compiono 70 anni, auguri! Ma non è solo la data di nascita a creare un legame tra loro: nel 1981 Watson vinse su Mc Laren MP4 il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone, primo storico successo di una monoposto con telaio in carbonio. L’idea, che ha fatto scuola e che rappresenta ancora la filosofia costruttiva delle attuali F1, era del progettista allora alle dipendenze di Ron Dennis. Naturalmente Barnard. 

Watson, primo al GP di Gran Bretagna 1981
JOHN WATSON - E’ stato un grande pilota? E’ stato un pilota molto forte, che ha raccolto con sagacia e determinazione tutto quello che poteva raccogliere. Insomma, quando la macchina c’era lui era lì a lottare per le piazze di vertice. Magari, un tantino sfortunato. Nel 1976, a tre anni dal debutto nella massima formula, al GP di Austria riuscì a regalare l’unica vittoria alla americana Penske. Nel 1977, sulla più competitiva Brabham-Alfa Romeo, si giocò allo start la vittoria a Montecarlo (era in pole) con una infinita slittata sulle strisce pedonali, e a Digione, dove Andretti ebbe la meglio a un giro dal termine per problemi alla benzina. Dal 1979 al 1983 la militanza alla Mc Laren (nel 1985 solo un Gp in sostituzione dell’infortunato Lauda) che pian piano tornava grande proprio per le soluzioni innovative introdotte dal geniale Barnard. Nel 1982 fu lui a vincere il GP del Belgio segnato dall’assenza delle Ferrari per la morte il giorno prima di Gilles Villeneuve e rimase in lizza per il titolo fino alla fine. Nel 1983 da ricordare la sua roboante vittoria al Gp di Long Beach con una pazzesca rimonta dalla 22^ piazza in qualifica. Da notare che in quei due anni si classificò sempre davanti al compagno di squadra Niki Lauda, tornato alle corse. Ripeto: un onesto e veloce combattente che rimane nella storia anche per la fotografia che lo ritrae mentre sostiene la testa di Lauda a terra dopo essere stato estratto gravemente ustionato dalla carcassa della Ferrari in fiamme al Nurburgring. “Com’è la mia faccia?”, gli chiese il ferrarista. “Neanche troppo male”, rispose Watson.  

Barnard e Prost alla Mc Laren
JOHN BARNARD – Certamente uno degli ingegneri storici della F1, ma quanto ha diviso! Di rilievo il curriculum vitae: a scuola dalla Lola, poi “allievo” di Patrick Head e di Gordon Coppuck, quindi esperienze americane con la Parnelli e la Chaparal (vittoria alla 500 Miglia di  Indianapolis nel 1980) e infine, dopo una parentesi col Team Rebaque che gli consentì di studiare l’effetto suolo, il fortunato sodalizio con Ron Dennis che diede avvìo al nuovo corso della Mc Laren International culminato nel dominio 1984/1986 grazie anche a campioni come Lauda e Prost.  Il suo enorme merito: l’introduzione della fibra di carbonio, leggera e resistente, per la realizzazione degli chassis. Una scoperta quasi casuale, alla British Aerospace, resa concreta  per le monoposto dalla Hercules Industries,  e un cambiamento epocale per la F1 abituata all’alluminio.  Poi, le pance a forma di bottiglia di coca-cola e il cambio semi-automatico (vedi Ferrari 640, la “papera”, subito vincente con Mansell a Rio nel 1989), anche queste tuttora di moda. 
La Ferrari "papera" 640 
A suo enorme demerito, almeno nella doppia avventura italiana alla Ferrari (1987/1989 e 1993/1995): la esasperante lentezza, il non aver saputo “fare squadra”, isolandosi nella cosiddetta “antenna tecnologica” di Guilford e di Sheffeld, creando invidie e discordie senza fine; il trattamento da seconda guida di Michele Alboreto; il pessimo rapporto con la stampa tricolore. E pensare che per lui, un anno prima della morte, Enzo Ferrari, affamato di vittoria che mancava dal 1979, aveva giubilato Forghieri e la scuola italiana e gli concesse di lavorare fuori da Maranello. Dopo, lavorò alla Benetton (qui litigò con  Briatore), alla Arrows e alla Prost e quindi si dedicò alla sua engineering B3 Technologies. Di lui, Forghieri ha detto: “Non lo ritengo un grande. Pochi hanno fatto così bene i propri interessi come lui: a giudicare dai risultati non ha fatto un granchè. Si è fatto un nome quando le macchine cui lui collaborava vincevano con grandi campioni al volante”. Montezemolo (che lo ingaggiò a fine 1992): “Barnard è un uomo certamente capace ma con un carattere impossibile. Il fatto è che considera l’Italia una terra di serie H, nemmeno di serie B”. Il compianto giornalista Carlo Marincovich: “Non voleva ricevere ordini ma non sapeva neanche darne”. Tranne quello che vietava ai meccanici di Maranello di bere Lambrusco nelle pause pranzo.

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