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giovedì 25 febbraio 2016

JOYEUX ANNIVERSAIRE / JEAN TODT 70 ANNI, LUCI (E OMBRE) DI UN VINCENTE

(25/2/2016)Buon compleanno a Jean Todt, oggi 70 anni! Il rotondo anniversario del francese di Pierrefort è stato un po’ rovinato dalle ultime dichiarazioni di Bernie Ecclestone che addita l’attuale Presidente della FIA come l’affossatore della popolarità della Formula 1: "Todt, sfortunatamente, è diventato un diplomatico, vuole che tutti siano felici, ma non funziona così. Sta facendo un ottimo lavoro sulla sicurezza stradale ma dovrebbe cedere la responsabilità relativa alla Formula Uno a qualche un altro e gliene parlerò”. Troveranno una soluzione (è subito nata l’idea delle qualifiche ad eliminazione progressiva) ma per il cosiddetto Napoleone oggi è un giorno di festa, sicuramente da trascorrere insieme alla signora malese Michelle Yoha con la quale fa coppia fissa da qualche tempo, e magari anche un momento di riflessione sul trionfale ma ispido cammino fin qui percorso. Figlio di un medico condotto, appassionato di auto fin da giovane, grande organizzatore, pignolo, testardo, astemio, amante di arte moderna, refrattario al confronto con i giornalisti, vincente: questo è Jean Todt. Ecco tre periodi della sua vita tutta dedicata all’auto, tanto da avere, in Francia, una via già intitolata a suo nome.

TODT E LE CORSE. Era Jim Clark il suo idolo da ragazzino. Dopo gli studi in Economia, Business e marketing alla Ecole des Cadres di Parigi, provò ad emulare le gesta dello scozzese nei rally ma con scarso successo. Non esitò, allora, a prendere posto al fianco del pilota. E divenne fidato navigatore di 18 campioni del volante, da Nicolas a Mikkola, a Frequelin. Esaurita con grande successo la vena agonistica puntò decisamente verso il ruolo oggi definito di Team Principal approdando, via Talbot, alla Direzione della Gestione Sportiva della Peugeot. Felice connubio: due mondiali rally, quattro Parigi-Dakar, due 24 Ore di Le Mans, una Pikes Peak, campionati Sport Prototipi. Tra metà anni ’80 e inizio anni ’90, Todt divenne un personaggio di spicco del motorsport.
TODT E LA FERRARI. Il Cavallino era nella testa di Todt. Nel 1985 diede alle stampe la sua autobiografia e indovinate a chi ebbe “l’ardire” di chiederne la prefazione? A Enzo Ferrari. Che accettò! Fu proprio Bernie Ecclestone, nel 1992, a suggerire quel francese risoluto all’allora Presidente Montezemolo che cercava di mettere ordine alla scombinata GES di allora. Ricorda: “Si presentò al primo incontro a Bologna a bordo di una Mercedes. Cominciamo bene, pensai! Ma mi piacque: mi aveva dato l’impressione di un uomo solido, competente, con i piedi per terra”. Volle onorare il contratto con la Peugeot e vincere l’ultima 24 Ore di Le Mans, poi dal 1° luglio 1993 cominciò la sua ricca avventura a Maranello, quella stagione con Berger e Alesi, dove il titolo mancava da 14 anni. Primi anni difficili, il resto è storia: 6 titoli piloti (5 con l’amatissimo Schumacher e 1 con Raikkonen) e 8 Costruttori; 98 vittorie in totale. Per riuscirci: dedizione totale alla causa, attenzione maniacale al particolare (arrivò a far serigrafare sulla carrozzeria l’emblema dello sponsor principale per risparmiare peso), sapiente costruzione del magic team. 
Viveva in un casolare a Colombaro, ai piedi dell’Appennino modenese, dove rincasava sempre molto tardi. Non si contano i pranzi e le cene al Montana di Fiorano al mitico ristorante Il Cavallino, appartato a confabulare con Montezemolo (ma quanti panini in ufficio, anche). Qualche appunto? Fu criticato, nel 1999 a Silverstone, per aver abbandonato il muretto e quindi l’altro pilota Irvine, dopo l’incidente di Schumacher. Sempre quell’anno offrì le sue dimissioni dopo la vicenda dei deflettori irregolari scoperti in prima istanza a Sepang. “Qualcuno ha fatto la spia”, affermò incautamente. Nel 2002 a Zeltweg l’ordine a Barrichello di cedere la vittoria a Schumacher fu indigeribile. Dal 2000 la striscia vincente che gli valse, nel 2004, la nomina a Direttore Generale della Ferrari e, nel 2006, di Amministratore Delegato. Vinto tutto, ritirato Schumi, nel marzo del 2008, improvvisamente, disse stop. Il ciclo si era chiuso, gli successe Stefano Domenicali. “Todt resterà per sempre nella storia della Ferrari”, fu il giusto commiato di Montezemolo.
TODT E LA FIA. Dopo gli anni ferraristi non poteva, e lo disse chiaro,....

accettare un’altra sfida sulle piste. Quell’epoca si era chiusa per sempre. Un po’ a sorpresa, proprio per il legame fortissimo con Maranello,  nell’ottobre del 2009 fu nominato Presidente della FIA, incarico rinnovato nel 2013. Fortissimo è il suo impegno sul tema della sicurezza stradale, per cui è inviato speciale dell’ONU. Obiettivo ribadito anche al Papa nel corso del recente incontro in Vaticano ma inviso al solito Ecclestone. Ha fatto bene? Male? Non mancano né i detrattori, né i complimenti. Ora sta ridisegnando la “filiera” per arrivare alla F1. E’ nata la Formula 4, è tornata la F3 europea a scapito dei campionati nazionali, sta per tornare la Formula 2. La massima formula ha invece introdotto la propulsione ibrida e gli standard di sicurezza sono al massimo (dal 2017 verrà introdotto anche il cupolino a protezione della testa dei piloti), ma effettivamente lo spettacolo latita e la lotta sembra riservata a Mercedes e Ferrari. Entro il 30 aprile dovranno essere raccolte le proposte per la nuova F1, iniziativa quanto mai necessaria.  

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