Translate

giovedì 7 gennaio 2016

F1 NEGLI STATI UNITI, DREAMING CALIFORNIA (AND NEW YORK)


(7/1/2016) – Niente da fare: la F1 non riesce ancora a trovare terreno fertile negli USA. E’ stata davvero una doccia fredda la notizia, esplosa subito dopo l’edizione 2015, secondo la quale il Gran Premio delle Americhe ad Austin, dopo 4 edizioni tra l’altro sempre gratificate da un buon successo di pubblico pagante, è già in pericolo. Lo Stato del Texas, guidato da un nuovo Governatore, avrebbe ridotto la sovvenzione a favore degli organizzatori della corsa da 25 milioni di dollari annui a 19,5. Troppo, per continuare a far fronte alle ingenti richieste di Ecclestone. Risultato: il Gp in calendario il 23 ottobre 2016 reca un inquietante asterisco che mette tutto in forse (magari i team saranno contenti di scendere da 21 a 20 trasferte…) e il “Padrino” del Circus già guarda a nuovi approdi in terra americana. L’anno scorso Leo Hindary Junior, uomo d’affari USA ed ex pilota anche vincitore di classe alla 24 Ore di Le Mans 2005, sarebbe tornato alla carica in veste di capofila del Gran Premio del New Jersey, la gara con sullo sfondo lo sky-line di New York tanto sognata da Ecclestone, che però si sarebbe raffreddato a fronte delle difficoltà finanziare emerse a più riprese. Lui guarda più alla West Coast, alla ricca California dei VIP, dove tra il 1976 e il 1984 la F1 mise buone radici con il gran premio di Long Beach all’ombra della Queen Mary attraccata. Ma non basterebbe. Come ha recentemente detto il campione Indy Ryan Hunter-Reay....

non è sufficiente solo un team americano (vedi Haas…) per sfondare in una terra già così generosa di eventi sportivi di alto livello e grandissimi campioni. Oltre un circuito di grande richiamo e solide basi finanziarie, occorrerebbe un pilota americano affermato che faccia sognare. Ma il trapianto dalla F. Indy alla F1 non è facile anche se la vedo come la via migliore per fidelizzare il grande pubblico a stelle e strisce. Poi Gene Haas potrebbe far provare la sua monoposto alla beniamina Danica Patrick o a Marco Andretti. “Nonno” Mario Andretti potrebbe altresì aumentare il suo apporto in qualità di autorevole testimonial. Può essere che vada proprio così, anche perché nessuno vuole e può rinunciare a quell’incredibile trampolino di lancio che è il Gran Premio degli Stati Uniti.

Nessun commento:

Posta un commento