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mercoledì 12 agosto 2015

ANNIVERSARY / 12 AGOSTO 1985. WINKHELOCK, MORTE D’AGOSTO

(12/8/2015) - Manfred Winkhelock era un pilota veloce e coscienzioso, nato come meccanico Sapeva che il rischio faceva parte del mestiere che si era scelto ma, come diceva lui, non era “un eroe, uno spaccone, uno spavaldo”. Nonostante ciò, quella domenica di 30 anni fa in Canada, trovò la morte durante la 1000 Km di Mosport. Correva in coppia con lo svizzero Marc Surer su una Porsche 962C del Team Kremer. Rilevato il volante dal compagno, attardato per via di un contatto, stava cercando di recuperare quando la vettura finì dritta contro le protezioni causandogli danni cerebrali immediatamente fatali (https://www.youtube.com/watch?v=nYcRIK0597w). Aveva “ripiegato” sul Campionato Endurance (aveva già vinto la 1000 Km di Monza) dopo anni di delusioni in F1 dove aveva debuttato nel 1980 su Arrows. Il 1980: quell’anno, a parte buoni risultati in F2, salì alla ribalta per l’incredibile incidente di cui fu protagonista al Nurburgring quando la sua March decollò letteralmente su un dosso al Flugplatz per poi finire rotolando nelle reti. Ne uscì scosso ma incolume, Neanche un graffio. Scriverà al settimanale Auto Motor und Sport: “Quel giorno pensai semplicemente: Ecco, ci siamo, questo è il mio ultimo istante. In momenti come quelli il coraggio serve a poco. Non ti senti forte. Tutto il contrario. Vieni sopraffatto da un sentimento di gigantesca rassegnazione. In casi come questi neanche provi a opporti al destino, visto che non ci puoi più fare niente. Da allora penso sempre e in maniera più intensa a quello che si potrebbe fare per evitare situazioni del genere”. Tornò in F1 nel 1982 sulla tedesca ATS (e nel 1984 sulla RAM-Hart) dell’irrequieto connazionale Gunter Schmidt ma neanche il motore BMW servì a migliorarne le prestazioni, soprattutto in gara. Ma quell’anno segnò ancora il carattere sensibile di Manfred, colpito dalle morti di Villeneuve, Paletti e dall’incidente di Pironi. “Dopo Zolder mi è apparso chiaro che in questo mestiere serve fortuna, sola e pura fortuna. Perché ci sono situazioni in cui è impossibile correggere e mettere a posto qualcosa”, scrisse ancora. Tre anni dopo la fortuna non fu dalla sua parte.

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