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giovedì 2 luglio 2015

ANNIVERSARY / 2 LUGLIO 1985. DAVID PURLEY, MORTE (E VITA) DEL PILOTA CON UN CUORE

(2/7/2015) Precipitò in mare 30 anni fa al largo della natìa Bognor Regis, nel Sussex inglese, mentre era alla cloche del suo biplano acrobatico Pitts Special. Così morì David Purley, ex pilota di Formula 1 che, pur non avendo mai vinto o lottato per il titolo, non verrà dimenticato. Il 29 luglio del 1973, sul circuito di Zandvoort (http://motor-chicche.blogspot.it/2013/07/anniversary-29-luglio-1973-roger.html) fu l’unico a parcheggiare la sua monoposto e ad accorrere per tentare di salvare dalle fiamme il collega Roger Williamson rimasto intrappolato nella sua March capovolta. Il generoso intervento purtroppo non ebbe successo: tutti gli altri piloti – e i cosiddetti addetti di pista - si guardarono bene dal fermarsi nonostante le invocazioni di Purley o daI fornire aiuto ai disperati quanto vani tentativi di David che quel giorno aveva 28 anni. 

GP Olanda 73: Williamson precede Purley prima dell'incidente


Immagini ben note, nella loro tragicità. Il gesto gli valse la Gorge Medal e poi il Siffert Trophy ma anche il “distacco” dai colleghi. Lui aveva dimostrato di avere un cuore, facendo apparire gli altri come freddi automi o peggio: sprezzanti egoisti. “Sono pagato per correre, non per fare il pompiere”, proferì allora Niki Lauda (poi si pentirà di questa frase). Purley probabilmente non era nato per fare il pilota automobilistico, ma quello sport soddisfaceva in pieno la sua indole coraggiosa e incline a sperimentare sensazioni forti. 
Correva non certo per arricchirsi – era benestante - ma per il gusto della competizione estrema. Era stato paracadutista nel corpo Coldstream Guard dell’Esercito Reale, poi il consiglio di provare con le corse glielo diede l’amico Derek Bell. Come detto, i soldi non gli mancavano: era figlio di Charles, proprietario della Longford Engineering Company, la LEC Refrigeration, grossa fabbrica di frigoriferi. Nel 1970 debutta in F3 e vince sull’impegnativo circuito di Chimay, anche nel ’71 e ’72. Sono anni ed è una formula nei quali si confronta e non sfigura con tipi come James Hunt, Tony Brise e Niki Lauda, tra gli altri. 
Nel 1972 compra una March ed entra in Formula 1 ma così come nel 1974 con la Token...


nella massima formula non troverà soddisfazioni. Che invece arrivano in F2 (tre brillanti secondi posti) e in F.5000, che vince nel 1976. Si sente allora di nuovo pronto per la F1, questa volta affrontata con una propria monoposto, denominata LEC, progettata dall’ex BRM Mike Pilbeam e costruita nei capannoni dell’azienda di famiglia. Due lampi: è sesto nella Corsa dei Campioni e addirittura in testa per qualche giro nel corso del Gp del Belgio, sull’acqua. Ma tutto finisce nel corso delle pre-qualifiche del Gp di Gran Bretagna a Silverstone: è protagonista di un dritto pauroso alla curva Becketts per il blocco dell’acceleratore. E’ stato calcolato che lo schianto avvenne a 178 Km/h passando a 0 in 66 centimetri: una decelerazione sovrumana dalla quale uscì vivo ma con fratture multiple a costole, bacino, gamba (una gli rimarrà più corta di alcuni centimetri), piedi. Il rottame di quell’auto è custodito nel Museo del circuito di Donington, di proprietà dell’ex manager di Williamson, Tom Wheatcroft. Purley subì con stoica sopportazione la trafila delle operazioni ma, per quanto aiutato dalle stampelle, si rimise in piedi e in auto. In Formula Aurora fu quarto a Snetterton nel 1979. Ma con le corse era finita. Tornò alla vecchia passione per gli aerei.

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