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martedì 17 marzo 2015

FELIPE NASR, IL BRASILIANO CHE MANCAVA

(17/3/2015) – E’ il momento di Felipe Nasr: l’ottimo quinto posto al debutto in F1 nel Gp di Australia con la Sauber ha fatto schizzare ai massimi la sua popolarità. I contatti sui social network dove è presente sono aumentati in modo vertiginoso – lui ringrazia – e già grande è l’attesa per vedere se riuscirà a confermarsi in Malesia. E’ stato calcolato che nessun pilota brasiliano, al debutto, ha mai fatto meglio: né Emerson Fittipaldi, né Ayrton senna, né Felipe Massa. Il migliore, Wilson Fittipaldi, nel 1972, si era classificato settimo al GP di Spagna. In effetti la sua condotta di gara è stata matura e determinata. Nato a Brasilia, ha solo 22 anni ma già un notevole excursus alle spalle: qualcuno azzarda per lui un futuro radioso, sulle orme dei più grandi suoi connazionali.  In Brasile la “torcida” aspetta finalmente di tifare un pilota carioca in lizza per il mondiale. L’ultimo titolo lo conquistò  Senna nel 1991 e Massa lo sfiorò, letteralmente, nel 2008. Ce la farà Luis Felipe de Oliveira Nasr che ha un casco simile a quello di Piquet, ama la pesca, Bob Dylan e la pista di Spa? Per ora potrà farsi notare perché la C34 elvetica è nata bene ma non è certo in grado di lottare per il vertice. 

Ha vinto la F. Bmw Europa nel 2009 e la British F3 nel 2011. Era sbarcato a 16 anni in Italia (conosce la lingua e apprezza molto il cibo italiano) e poi in Inghilterra si era affidato al team RRR di Raikkonen e Robertson  anche se ha vinto con Carlin. Vanta un terzo posto alla 24 Ore di Daytona  e un secondo posto alla gara di F3 a Macao, entrambi nel 2012, ma non è riuscito ad imporsi nei tre anni in GP2 dove, nel 2012, era compagno alla Dams del vincitore Davide Valsecchi. Ha dovuto rintuzzare spesso gli strali negativi di altri piloti che gli imputano di avere sempre avuto vita facile e la “valigia”. E’ così: il padre, di origine libanese, è il titolare insieme al fratello del team sudamericano di F3 Samir Nasr Racing  che ha lanciato tanti piloti e il Banco do Brasil campeggia sule fiancate della Sauber. Felipe pensava al calcio, ma una volta salito su un kart le cose sono cambiate. Lui comunque non si scompone e trova normale l’appoggio di uno sponsor che crede nelle qualità di un pilota. I risultati in pista potrebbero dargli ragione.

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