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venerdì 13 marzo 2015

ANNIVERSARY / 13 MARZO 1965. IL SUICIDIO DI VITTORIO JANO, padre delle grandi Alfa Romeo e amico del Drake

Ferrari con Jano e la sua famiglia
(13/3/2015) – Ad alimentare il mito di Enzo Ferrari ha senz’altro contribuito anche Vittorio Jano, torinese, classe 1891, di cui ricorre oggi il cinquantesimo anniversario della scomparsa. Il prolifico ingegnere torinese, padre delle migliori Alfa Romeo da corsa, si tolse la vita con un colpo di pistola, a 73 anni, minato da un male incurabile. Enzo Ferrari ha avuto pochi veri amici e Jano è stato tra questi. Fu il Drake in persona – è storia dell’automobilismo – a strapparlo alla Fiat nel settembre del 1923. All’epoca Enzo Ferrari era pilota Alfa Romeo dove poteva permettersi di fornire preziosi e ascoltati consigli all’ingegner Giorgio Rimini, responsabile commerciale e sportivo della Casa del Portello. Occorreva sviluppare la P1 e a tal fine Ferrari fece prima arrivare, sempre dalla Fiat, Luigi Bazzi che diventerà uomo fedelissimo e imprescindibile della futura Scuderia del Cavallino. Dopo la morte di Sivocci a Monza, mentre collaudava la macchina, su suggerimento di Bazzi, si decise di puntare a Vittorio Jano, uomo d’oro della Fiat corse. Ferrari si recò dunque personalmente in Via San Massimo a Torino, salì al terzo piano e si presentò alla moglie Rosina che aprì la porta. Alle intenzioni brevemente declinate, lei rispose: “Dubito che mio marito voglia lasciare Torino”. Destino o quant’altro volle invece che Jano non solo accettò di trasferirsi con tutta la famiglia a Milano, ma che....

al suo seguito arrivassero valenti disegnatori come Molina e Tetrazzini. Dal 1926 al 1937 divenne Direttore Tecnico, succedendo all’ingegner Merosi. Il genio, la dedizione, il piglio organizzativo quasi militaresco dell’ingegnere piemontese si sposarono alla perfezione con l’ambizione, le idee e la passione del Drake divenuto uomo di riferimento dell’Alfa Romeo. I due passavano intere giornate insieme, compresi pranzi e cene al ristorante dove le discussioni tecniche, ma anche i momenti di ilare convivialità, continuavano, anche animosamente. Nacquero l’imbattibile Alfa Romeo P2, subito vittoriosa al GP d’Europa a Lione, e poi la 6C da 1500 e 1750 che dominò la Mille Miglia del ’29 e del ’30, la 8C, fino alla portentosa P3. Tutti e tre i gradini del podio della Mille Miglia 1936 furono occupati da alfisti, poi i trionfi alla Targa Florio e alla 24 Ore di Le Mans. Si dimise nel 1937,  passando alla Lancia fino al 1955 - sue l’innovativa D50 con i serbatoi laterali e l’Aurelia -e infine alla Ferrari come consulente tecnico (discusse a lungo del motore F2 con Dino Ferrari) fino al tragico epilogo.

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