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sabato 15 novembre 2014

ANNIVERSARY / 16 NOVEMBRE 1929. LA SCUDERIA FERRARI COMPIE 85 ANNI

(15/11/2014) – Porta la data del 16 novembre 1929 l’atto costitutivo della Scuderia Ferrari. Domani compie dunque 85 anni il magico sodalizio sportivo nato dalla verve di quell’agitatore di uomini che rispondeva al nome di Enzo Ferrari. Mentre dall’altra parte dell’Oceano, negli Usa, era appena scoppiata la bolla finanziaria con la conseguente caduta della Borsa di New York e la riduzione sul lastrico di migliaia di persone, a Bologna, durante una conviviale serata per celebrare il record di velocità sui 10 Km di Baconin Borzacchini, un manipolo di ambiziosi e appassionati di motori gettava le basi di quella che sarebbe divenuta la Scuderia dei sogni, la meta di ogni pilota e che ancora oggi rappresenta, nonostante gli ultimi anni non certo al top, un’attrazione irresistibile. Chiedere a Sebastian Vettel. 
Torniamo a quel 1929: il consiglio di amministrazione della neonata società anonima era composto, oltre Enzo Ferrari allora pilota ufficiale Alfa Romeo sulla breccia (quota 50.000 lire), da Mario Tadini, proprietario di negozi di abbigliamento nonché campione delle gare di salita, e Alfredo Caniato da Ferrara, dell’industria della canapa. Il capitale sociale ammontava a 200.000 e partecipavano anche l’Alfa Romeo (10.000 lire), la Pirelli (5.000 lire), Ferruccio Testi (5.000 lire) e Augusto Caniato (fratello di Alfredo, 130.000 lire insieme). La sede nella storica Viale Trento Trieste a Modena. Cosa prevedeva l’oggetto sociale? “L’acquisto di automobili da corsa Alfa Romeo e la partecipazione colle stesse alle corse inserite nel calendario nazionale sportivo e nel calendario dell’Associazione internazionale degli Automobile Clubs”. Caniato fu nominato Presidente, Ferrari consigliere delegato e direttore. Si sarebbe dovuta chiamare.....

Scuderia Mutina, dal nome latino della città di Modena, ma Enzo Levi, legale di Ferrari, diede il consiglio giusto: “La chiami col suo nome, Ferrari!”. L'emblema del Cavallino c'era già. Presto, i Caniato e Tadini vennero meno e la carica di Presidente fu rilevata dal conte Trossi. La Scuderia, che agli albori comprendeva anche una sezione dedicata alle moto, con Giordano Aldrighetti suo centauro di punta, assunse in pieno il ruolo di reparto corse Alfa Romeo, passando ben presto all’ingaggio dei migliori di piloti.  Mentre lo stesso Ferrari prediligeva progressivamente il ruolo di patron – appenderà il volante al chiodo dopo la nascita del figlio Dino – arrivarono Varzi, Campari, Chiron e soprattutto Tazio Nuvolari. Il fascio di nervi mantovano regalò la prima vittoria alla Trieste–Opicina del 1930 con la P2 di Jano e successi leggendari come per esempio la Coppa Vanderbilt del 1936. La Scuderia Ferrari si impose internazionalmente e assicurò alla Casa del Biscione notorietà e sviluppo tecnologico. Dopo nove anni, nel 1938, la Scuderia venne liquidata – 225 gare, 144 vittorie e 171 piazzamenti - e Ferrari divenne responsabile dell’Alfa Corse. Durò poco: insanabili contrasti col Responsabile Progettazioni, lo spagnolo Wilfredo Ricart, lo riportarono nella sua Emilia. Fondò la Auto Avio Automobili – da contratto per 5 anni non poteva utilizzare il nome Ferrari - che sfornò la 815 e nel 1947 fu la volta della prima Ferrari, la 125. Da qui la storia diventa lunga…

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