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martedì 2 settembre 2014

ANNIVERSARY. 2 SETTEMBRE 1969 / MAIRESSE, SUICIDA IL PILOTA BELGA APPREZZATO DA FERRARI

(2/9/2014) Ricorre oggi l’anniversario della morte, 45 anni fa, di Willy Mairesse, pilota della rinomata tradizione belga. Nonostante le vicissitudini patite in pista, morì suicida a 40 anni, in una camera di hotel a Ostenda. E’ ricordato negli annali come pilota determinato, appassionato e buon collaudatore: doti che gli consentirono di affermarsi al Tour de France 1960 e 1961 su Ferrari, alla Targa Florio 1962 e 1966 prima su Ferrari e poi al volante di una Porsche e alla 1000 km del Nürburgring nel 1966 ancora su Ferrari in coppia John Surtees. Il Drake ne aveva intuito la genuina dedizione alla causa del motorismo e lo volle anche in F1 sulle monoposto del Cavallino (1960-62-63) dove però ebbe meno fortuna (corse anche su Lotus e BRM, per un totale di 12 GP disputati).  Una carriera potenzialmente eccezionale quella del belga che fu però bersagliata da una serie di incidenti che, da un lato, gli appiccicarono una etichetta probabilmente immeritata di pilota “pericoloso” e dall’altro ne lesero l’integrità fisica fino al forzato ritiro e all’epilogo drammatico della sua vita. 
Enzo Ferrari così lo ricorda nel libro “Piloti, che gente”: “Era un pilota dalla volontà irriducibile e dal coraggio difficilmente misurabile. Covava le sue imprese in una specie di fuoco sacro….Mairesse era un uomo che rischiava molto, un vero combattente…. Non ha ceduto nemmeno ad un destino crudelmente avversario: ormai provato, solo, ha conservato fino all’ultimo il suo spregiudicato coraggio, e l’estrema azione è stata sua”.

Vediamoli, questi incidenti nei quali fu coinvolto. Nel 1960 debuttò in F.1 con la Ferrari....

sulla pista di casa di Spa. In lotta serrata con la giovane promessa britannica  Chris Bristow su Lotus, quest’ultimo finì fuori strada al 20° giro. Morto sul colpo. Sempre sulla temibile pista di Spa, nel 1962, Mairesse fu protagonista di una battaglia acerrima per la vittoria con l’inglese Trevor Taylor. Un contatto spedì entrambi contro il guard rail e la Ferrari del belga prese anche fuoco. 
Il pilota se la cavò con un grosso spavento e ustioni di secondo grado su tutto il corpo. Con le vetture Sport la sua velocità innata trovò degna sublimazione. Per un soffio non riuscì a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro della 24 Ore di Le Mans: a causa di un rabbocco di benzina frettoloso la sua vettura prese fuoco – per lui ancora ustioni - appena uscito dai box. Drammatico, sempre nel 1963, il volo al Gran Premio di Germania al Nurburgring: la macchina falciò spettatori e addetti di servizio. Una ruota colpì mortalmente un giovane volontario della Croce Rossa e Mairesse riportò diverse fratture a gambe e braccia, con quella destra seriamente offesa. Ci volle parecchio tempo prima di poter tornare al volante ma fu incredibile quello che gli successe alla 24 Ore di le Mans del 1968. Era in pieno rettilineo al volante della Ford GT 40 di Mulsanne, a circa 300 Km/h, quando una portiera si aprì. Perso il controllo della vettura andò a sbattere con violenza e questa volta fu il capo del pilota ad essere interessato da gravi lesioni, tanto da lasciarlo in coma per due settimane. Fu l’incidente peggiore che gli occorse e che non gli permise più di riprendere il volante. 

3 commenti:

  1. Essendo tropppo giovane per averlo conosciuto di persona non posso emettere commenti in merito. Mio padre pero che lo vide puo solo confermare quanto scritto qui sopra.
    Jacques Swaters (responabile dell'Ecurie Francorchamps) gli aveva già salvato la vita una volta da una tentativa di suicidio, ma poi...

    Il libbro che si vede nell'articolo è molto ben fatto, da appassionati. Penso pero esista solo in francese.

    Saluti dal Belgio,
    Michel

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    1. Grazie Michel per la condivisione e per aver aggiunto notizie. Penso sia importante mantenere vivo il ricordo di veri piloti come Mairesse, animato da così tanta passione.

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    2. Prego. Vedo pero che mi son scordato di fare i complimenti a Motor Chicche per avere ricordato un pilota non tanto conosciuto ma di grande valore.

      Di sicuro continuero a leggervi con interesse.
      Buona continuazione,
      Michel

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