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lunedì 7 luglio 2014

ANNIVERSARY / 7 LUGLIO 1994. ADDIO A CARLO CHITI, L'INGEGNERE DELLA DIASPORA FERRARI

(7/7/2014)Venti anni fa esatti il mondo delle corse piangeva la scomparsa, all’età di 70 anni, dell’ingegner Carlo Chiti, un signor personaggio che ha lasciato il segno all’Alfa Romeo e alla Ferrari. Toscanaccio di Pistoia, laureato in Ingegneria aeronautica all’Università di Pisa, il suo nome resta legato a grandi progetti e successi delle Rosse come per esempio il mondiale del 1958 con Hawthorn, la Ferrari 156, la prima dell’era “moderna” – motore posteriore - del Cavallino che gli inglesi ribattezzarono Sharknose (muso di squalo) con la quale Phil Hill vinse il titolo piloti del 1961, i campionati mondiali Sport del ’58, ’60 e ’61, Oppure, per passare al versante Alfa, alla conduzione dell’Autodelta – il reparto corse del Biscione – e all’epico Mondiale Marche vinto con la splendida 33TT12, poi bissato nel 1977. 
In Formula 1, le prestazioni del motore montato sulla Brabham contribuirono a convincere Niki Lauda a lasciare la Ferrari anche se il connubio non si rivelò vincente se non nel 1978  in Svezia ma grazie al “ventilatore” posteriore poi vietato e a Monza grazie alla penalizzazione di Andretti e Villeneuve per partenza anticipata. Fortune alterne anche per il ritorno “globale” in F1, dal 1979, con piloti del calibro di Andretti, Giacomelli, De Cesaris. Il francese Depailler rimase vittima di un tremendo incidente durante dei test ad Hockenheim. Dal 1984 il materiale venne gestito dalla Euroracing. Nel 1985 Chiti fondò la Motori Moderni che accompagnò il debutto in F1 della Minardi (fino al 1987 e un anno anche alla AGS) ma il propulsore si rivelò pesante e assetato di benzina. Sanguigno, genuino, competente, al centro di divertenti aneddoti come l’amore per i cani che lasciava scorazzare in officina e anche orinare sulle macchine (Lauda ebbe da ridire a tal proposito…), il rapporto “estremo” con......

i giornalisti o il colpo di pistola che avrebbe sparato al soffitto durante un a riunione tecnica. Ma di Carlo Chiti ci si ricorderà quale protagonista di un evento tra i più traumatici della Scuderia Ferrari: a fine 1961 insieme ad altri valenti tecnici e quadri del Cavallino abbandonò in tronco Maranello, chi dice per insanabili dissapori di carattere tecnico con il Commendatore, chi per reazione alle reiterate ingerenze della moglie del Drake che sarebbe arrivata a schiaffeggiare il rag. Gardini. Il risultato fu la costituzione della ATS – Automobili Turismo Sport, con sede a Pontecchio Marconi. Obiettivo: la costruzione di Gran Turismo stradali e di monoposto per la partecipazione al campionato mondiale di F1. 


I finanziatori erano: l’industriale tessile fiorentino Giorgio Billi, il Conte Giovanni Volpi e il re dello stagno boliviano Jaime Ortiz Patino. La macchina – realizzata secondo i moderni dettami anglo sassoni, in particolare la sezione frontale “a sigaro” e la posizione di guida sdraiata del pilota – venne presentata al Bologna il 12 dicembre del 1962. L’avventura partì male: a seguito della morte di Ricardo Rodriguez il Conte Volpi, suo amico, abbandonò seguito da Patino. Più in là, si defilò un altro importante transfuga dalla Ferrari come Giotto Bizzarrini. Nel 1963, nonostante l’apporto di due fuoriclasse del volante come Phil Hill e Giancarlo Baghetti, anch’essi venuti via dalla Ferrari, i risultati latitarono, come pure l’anno dopo. Punto debole era il telaio, un traliccio in tubi di acciaio al cromo-molibdeno.  A Carlo Chiti è stata dedicata un’autovettura: la Montecarlo Automobiles Carlo Chiti Monza Coda Lunga (http://motor-chicche.blogspot.it/2013/09/una-super-sportiva-chiamata-carlo-chiti.html). 

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