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venerdì 9 maggio 2014

FIORIO: "VOLEVO SENNA E PATRESE"

(9/5/2014)Cesare Fiorio, ricordi e molto rammarico. Il primo maggio 1994 era al box di Imola, in qualità di Direttore Sportivo della Ligier. Come tutti, rimase profondamente colpito dalla tragedia che privava lo sport dei motori del suo principale protagonista ma lui aveva qualche motivo in più. Come noto, ai tempi della sua militanza in Ferrari tentò subito di accaparrarsi l’asso brasiliano: nel 1990 Senna non poteva liberarsi ma si rese disponibile per il 1991. L’accordo venne raggiunto nella sua casa di San Paolo ma fu a Maranello, invece, che questo autentico colpaccio che avrebbe cambiato la storia della F1 e della Ferrari non venne accolto con favore (eufemismo). “Nonostante tutto con Ayrton avevo sempre mantenuto buoni rapporti anche se quelli venuti dopo di me alla Ferrari avevano ritenuto di non portarselo a casa, secondo me commettendo un grave errore”.

Fiorio, quale fu la sua prima reazione davanti alle immagini dell’uscita di strada di Senna?

Apparve subito chiaro che si trattava di un incidente anomalo, nel senso che quella uscita di strada senza nemmeno cercare di fare la curva doveva pur avere un significato che poi emerse. Certamente si sapeva che era grave perché in quel punto era velocissimo e l’angolazione dell’impatto molto negativa.

Quell’anno, senza più elettronica, le vetture risultavano più difficili da guidare. Lehto e Alesi avevano già avuto incidenti seri. Avevate cognizione precisa della loro pericolosità?

Per chi vive il nostro mondo, queste evoluzioni della pericolosità non sono immediatamente percepibili. Effettivamente i tecnici della Federazione corrono dietro ai progettisti che cercano di far andare le macchine  sempre più forte, cercando a loro volta di frenarle. E’ un inseguimento continuo.

Torniamo al suo tentativo di portare Senna alla Ferrari. A Maranello c’era già Prost: ma il francese non aveva posto come condizione, come fece nel 1993 alla Williams, di non avere il brasiliano nella stessa squadra?

E in effetti non lo avrebbe avuto perché non avremmo fatto una riedizione della coppia in Mc Laren. La squadra sarebbe stata diversa.

Cioè? E poi: perché riteneva che questa operazione potesse rivelarsi indolore con Richelieu Prost di mezzo?

Il contratto di Prost era in scadenza e non avevamo ancora discusso del suo rinnovo, pertanto....


non c’erano difficoltà contrattuali. Eravamo due soggetti liberi di prendere le proprie decisioni e io volevo Senna e un pilota italiano, visto che sono sempre un po’ troppo trascurati da noi, al contrario di tutti gli altri Paesi del mondo che fanno carte false per portare i loro in F1. Io avevo scelto Patrese che aveva già corso con me nei prototipi e con il quale avevo un ottimo rapporto.

Patrese era libero?

Certo, libero e pronto: sarebbe stata un’operazione facile e inoltre era molto gradito a Senna.

Ovviamente è difficile fare ipotesi ma proprio dal 1991 la Ferrari subì un’involuzione tecnica che si protrasse a lungo. Cosa sarebbe successo con Senna?

Posso dire cosa sarebbe successo se io fossi rimasto alla Ferrari. Noi in quell’anno eravamo partiti prima di tutti con la progettazione delle sospensioni attive che l’anno successivo, con la Williams, si dimostrarono l’unica soluzione vincente. Noi eravamo 4-5 mesi in anticipo rispetto alla Williams e a tutta la F1 e probabilmente questa soluzione avrebbe consentito alla Ferrari e a chi la guidava di vincere il campionato mondiale negli anni a venire proprio come successo alla Williams. Purtroppo è successo che il giorno dopo che io sono andato via dalla Ferrari il programma è stato incredibilmente stoppato, lasciato perdere, non se ne è fatto più niente. La Williams, che era dietro di noi 5 mesi, si ritrovò così l’unica squadra a padroneggiare questa tecnologia vincente.

Fiorio, quanto è diversa oggi, sportivamente umanamente, questa Ferrari rispetto a quei tempi?

Io credo che ogni epoca esprima il tentativo di eccellenza. A volte riesce, a volte no. Io non penso che alla Ferrari stiano facendo un cattivo lavoro. Penso solo che oggi hanno un peso politico non adeguato alla Ferrari stessa. E’ stato approvato un regolamento con i motori ibridi sui quali la Ferrari non ha nessuna esperienza, come neppure il Gruppo Fiat, mentre è una tecnologia padroneggiata dai costruttori tedeschi e giapponesi. Pertanto la Ferrari avrebbe dovuto opporsi  strenuamente utilizzando il diritto di veto di cui dispone in seno al Patto della Concordia. Sono sorpreso che non l’abbiano fatto.

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