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martedì 25 marzo 2014

ONYX IERI F1, OGGI...




(25/3/2014) – Ricordate la Onyx? Proprio 25 anni fa, il team fondato da Mike Earle esordiva in F.1 nel week end del Gp del Brasile, che allora si disputava sul circuito Jacarepagua di Rio de Janeiro. Una bella macchina, progettata dall’ex Mc Laren Alan Jenkins, ma una storia travagliata che si esaurì in due anni: 1989 e 1990. Una storia che, all’inizio di quest’anno, è sembrata in qualche modo riprendere: Mike Earle, ancora lui, prima attivo nel Turismo come Team manager Arena Motorsport fondato nel 1999, ne aveva annunciato la rinascita e la “discesa in pista” nel Mondiale Turismo, il WTCC, con una macchina da specificare.  La possibilità sembrava concreta grazie alla partnership con la Arlington Industries Group, con interessi nel mondo della produzione auto. Sembrava. E invece è recentemente arrivato alla FIA il diniego, almeno per questa stagione. Peccato. Nella massima formula la Onyx arrivò con un ottimo pedigree. Nel 1979, Earle e il socio Greg Field cominciarono dalla Formula 2, prima autonomamente poi con telai March. Particolare e vincente fu il rapporto con i piloti italiani: Riccardo Paletti, Beppe Gabbiani, poi nella neonata F.3000 con Emanuele Pirro e soprattutto Stefano Modena che conquistò il titolo nel 1987. In F.1 lo sbarco avvenne grazie ai capitali di un finanziere belga, tal Jean-Pierre Van Rossem. Piloti: Stefan Johansson e Bertrand Gachot (poi sosituito da J.J. Letho). A quell’epoca il paddock...

traboccava di team partecipanti e le pre-qualifiche costituivano una mannaia davvero spietata. Solo da metà stagione la Onyx cominciò ad assicurare qualche performance più efficace, vedi quinto posto al Paul Ricard e soprattutto l’esaltante terzo posto sempre di Johansson al GP del Portogallo (la stessa pista dove si mise in luce agli occhi di Enzo Ferrari nel 1984). L’anno successivo occorreva un motore più potente che non arrivò e allora addio al finanziere belga che cedette tutto ai giapponesi della Middlebridge che a loro volta vendettero allo svizzero Peter Monteverde. Al posto di Johannsson prese il volante l’elvetico Gregor Foitek – il padre deteneva il 25% del Team - che colse anche un settimo posto a Montecarlo. Ma si era imboccata la strada del non ritorno e infatti a fine stagione, rubinetto dei dollari a secco, i battenti vennero chiusi definitivamente.

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