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mercoledì 5 febbraio 2014

PERCHE’ ALLA FERRARI SI PERDE IL SORRISO?

(5/2/2014)A Maranello urge una terapia del sorriso permanente. Tra i commenti di Felipe Massa, dopo le prime settimane e i primi chilometri con la casacca della sua nuova squadra, la Williams, c’è infatti una confessione di serenità: Ho ritrovato il sorriso”. Correre per la Ferrari è ovviamente un “must” e un vanto per ogni pilota ma evidentemente l’aria del Cavallino non deve giovare allo spirito. Il brasiliano è l’ultimo della lista a dichiarare con sollievo un rinnovamento interiore dopo gli anni al volante delle Rosse. Gli esempi si sprecano. Non ultimo, proprio il cavallo di ritorno Raikkonen, giubilato a fine 2009, che nel 2012 disse: “Per me andare via è stata una liberazione. Non mi manca nessuno”. Poi ha cambiato idea. E il povero Barrichello alle prese con lo strapotere del Cannibale Schumacher? La tristezza che già incombeva in lui toccò il culmine al famoso GP di Austria del 2002 quando Ross Brawn gli ordinò via radio di cedere la vittoria al tedescone quel giorno in affanno rispetto al compagno. Obbedì, obtorto collo, solo a pochi metri dal traguardo. Nel 2011, memore dei trascorsi, si profuse in un consiglio al connazionale Felipe allora ferrarista: “Non se adesso lavorano come dieci anni fa quando c’eravamo io e Schumi. Se avessi la certezza che la Ferrari è la stessa di quei tempi gli consiglierei di andarsene”. E che dire del sorriso spento di Irvine sul podio del GP del Giappone 1999, quando il terzo posto...

non bastò a coronare il suo sogno iridato nell’anno dell’incidente di Schumi a Silverstone (da molti in parte addebitato proprio alla resistenza all’attacco di Michael del riottoso irlandese)? A Suzuka, secondo molti osservatori Schumacher, partito male dalla prima fila, non insidiò come doveva il rivale Hakkinen che poi vinse gara e mondiale. Ancora oggi, si sprecano gli interrogativi relativi alla reale volontà di Todt & C. di favorire al 100% quell’anno la scalata al titolo di Irvine, l’anno dopo transfuga alla Jaguar. Si potrebbe continuare a lungo: vedi Ivan Capelli passato dalla gioia dell’ingaggio al licenziamento in tronco nel 1992, ad Alain Prost arrivato a paragonare la Rossa ad un camion e per questo allontanato, a tanti altri in epoche anche più lontane. Ma perfino un Alonso sempre più incupito l’anno scorso è arrivato a sbottare: “Siete dei scemi/geni”! 

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