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martedì 28 gennaio 2014

GIACOMO CALIRI, L’INGEGNERE DELL’ALTRA F.1

(28/1/2014) - “Per fortuna che è cambiato il regolamento, almeno così i progettisti hanno la possibilità di rendere più vivaci i gran premi”. Dopo la presentazione della Ferrari F14-T e diverse altre monoposto della nuova era turbo, è il parere di Giacomo Caliri, ingegnere catanese trapiantato a Modena, un passato d’eccellenza in Ferrari, Autodelta, Fittipaldi, Maserati, ATS. Primo progettista della Minardi. Non ne può più di gare soporifere – per la precisione dice “da cinematografo” - anche se il rischio è che “se dopo due o tre gare una macchina risulterà migliore delle altre, tutti la copieranno e si torna alla solita noia”.
Affidabilità, motore, aerodinamica: quale sarà secondo lei il tema del 2014?
Indubbiamente sarà un bel banco di prova per i motoristi ma Marmorini è molto bravo. L’aerodinamica resterà però importante per lo studio dei flussi d’aria che dovranno garantire il raffreddamento e per opporre la minore resistenza possibile. Certo, alla fine tutto sarà legato al progetto che meglio si sposerà agli pneumatici. Vedremo chi ci avrà azzeccato.
E’ l’anno del riscatto della genialità dei progettisti?
Può essere. La F1 è stata imbrigliata e l’innovazione non esiste più. Un progettista deve essere libero di fare quello che vuole. La verità è che le grandi Case non gradiscono arrivi qualche “piccolino” con un super progettista che inventa qualcosa e gli dà la paga. Adrian Newey è da apprezzare perché è un signor progettista capace di trovare idee ed escamotage come nessuno.
E che ne pensa del gruppo tecnico della Ferrari: Fry, Allison, Tombazis?
Non li conosco ma se restano degli “yes man” avranno vita lunga in Ferrari. Il mio pupillo era Aldo Costa. L’ho scovato io all’Università quando ero direttore tecnico alla Minardi. Ci sapeva fare, anche a livello umano, e poi non era uno “yes man”. Per questo è andato via da Maranello.
Allora, pace fatta con la F1?
Il GP di Australia lo vedrò, per capire. Ma è cambiato tutto. Oggi si sperimenta e collauda troppo. Ai miei tempi se avevo un’idea Enzo Ferrari mi dava l’ok per metterla subito in pratica, anche per una sola gara, e pazienza se non si fosse rivelata giusta. Era automobilismo puro. 

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