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giovedì 14 novembre 2013

NON E' UNA F.1 PER ITALIANI

(14/11/2013) – La speranza è durata poco: Davide Valsecchi, terzo pilota Lotus, non prenderà il posto di Raikkonen nelle ultime due gare della stagione ad Austin e Interlagos. Il sedile è per l’altro finlandese Heikki Kovalainen, via Catheram. Il Team principal Eric Bouillier già l’altro ieri era stato piuttosto chiaro: volevano un pilota esperto per avere la garanzia di ottenere punti e quindi lottare per la terza, preziosa piazza nella classifica Costruttori. Sarà. Ma, a questo punto, viene da chiedere (e serva da esempio per gli altri): a cosa serve il pilota di riserva? Per quale motivo Valsecchi ha sborsato poco più di un miliardo alla Lotus? Certo, gli era stato assicurato un certo chilometraggio. Ha effettuato i test di luglio a Silverstone (dietro solo a Red Bull e Toro Rosso). Ma a cosa è servito tutto questo? Per vedere affidato il volante, dopo aver sperato tutto un anno, al primo pilota rimasto alla finestra? Aveva ragione Liuzzi al Meeting di Rimini: fare il terzo pilota non serve più a niente, mi disse. Pensare che la Lotus ha a disposizione pure Nicolas Prost e Jerome D’Ambrosio. Quest’ultimo, almeno, l’anno scorso fu impiegato al GP di Monza dopo la squalifica punizione per una gara di Grosjean reo del pasticciaccio brutto di Spa. Ma poi è tornato nei ranghi, senza possibilità. Da due anni non ci sono piloti del Belpaese. Liuzzi è stato progressivamente allontanato nonostante le sue doti velocistiche. Trulli fu scalzato dai rubli di Petrov (e ai tempi Renault fu maltratto da un connazionale, Briatore). Fisichella, all’epoca su una Force India competitiva, tentò la carta Ferrari senza fortuna. La sensazione è che in F1 non ci sia trippa per gli italiani. Pagano troppo poco.  

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