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mercoledì 11 settembre 2013

CIAO FELIPE, NEL 2008 IL MONDIALE ERA TUO. L'addio di Massa alla Ferrari


(11/9/2013) - E così, il buon Felipe Massa ha anticipato tutti e, via Twitter e Instagram, si è accomiatato dalla Ferrari e dai tifosi dopo otto anni di fedele militanza (ma il rapporto è ben più datato), 11 vittorie, 36 podi, 15 pole e 184 gp disputati. Massa lascia suo malgrado il Cavallino ma non rinuncia alla Formula 1 come ben rimarcato nel suo messaggio sotto riportato.
"Dal 2014 non guiderò più per la Ferrari. Vorrei ringraziare la squadra per tutte le vittorie e tutti i momenti bellissimi trascorsi insieme. Ringrazio mia moglie e tutta la mia famiglia, tutti i miei tifosi e i miei Sponsor. Da ciascuno di loro ho sempre ricevuto un grandissimo sostegno! Ora voglio spingere al massimo con la Ferrari per queste ultime 7 gare. Per il 2014 voglio trovare una squadra che mi dia una macchina competitiva per vincere tante altre gare e conquistare un Campionato che continua ad essere il mio sogno più grande! Grazie a tutti! Felipe".
Così, anche per lui parte il tormentone mercato-piloti: chi gli darà una chance di esaudire il suo sogno? Realisticamente, in un’epoca di magra dove il posto si conquista ormai a suon di valigie piene di dollari, non sarà facile. Forse solo la Sauber, con i buoni uffici della Ferrari fornitrice di motori, potrebbe aprirgli le porte al posto di Hulkenberg destinato ad altri lidi. Ma anche lì, tra l’arrivo dei finanziatori russi con Sirotkin e la permanenza di Gutierrez (leggi soldoni Claro) è dura. Un buon sedile è quello della Lotus (Raikkonen va via), ma si tratterebbe di mettersi d’accordo sull’ingaggio, visti i capitali non certo infiniti di cui si avvale la scuderia di Bouillier.  Una cosa è certa: dopo l’incidente in Ungheria del 2009, Massa non è stato più lo stesso, per non parlare dopo l’arrivo dello straripante Alonso che lo ha relegato platealmente al ruolo di seconda guida. Però, però…resta un rammarico. Il mondiale 2008 era di Felipe: dopo un’inizio stentato il brasiliano guidò divinamente. Veloce, forte, maturo. Quell’anno vinse sei gare ma il ritiro  in Ungheria a tre giri dal termine – motore k.o. per una partita di bielle difettosa – mentre era in testa, e ancora peggio, il guaio occorsogli durante il pit-stop a Singapore – la squadra gli diede semaforo verde di ripartenza mentre il bocchettone del rifornimento era ancora inserito – con  conseguente disastro, gli resero difficile la vita. Quella volta fu tradito dalla proverbiale affidabilità della macchina e dalla concitazione dei meccanici. Vinse imperiosamente l’ultima gara, nel suo Brasile, ma all’ultimo giro un Hamilton in confusione superò sul bagnato saponetta-Glock e carpì i punti necessari per far suo il titolo. Un vero peccato. 

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