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lunedì 2 settembre 2013

50 ANNI DI MC LAREN. Ron Dennis giudica alcuni suoi grandi piloti

(2/9/2013) - Il 2 settembre del 1963, Bruce McLaren fondò il team che ancora oggi porta il suo nome: 50 anni fa. La prima gara di Formula 1 fu disputata nel 1966 e il primo Gran Premio fu vinto in Belgio nel 1968. Da allora sono stati 182 i successi solo nella massima formula, 155 le pole positions, 12 i campionati piloti e 8 quelli Costruttori. Una storia lunga mezzo secolo animata da personaggi – piloti, manager, tecnici - che hanno scritto la storia della F.1. Che continua. Nel sito della Mc Laren, Ron Dennis ne ripercorre le tappe salienti e più profonde in una bella intervista che invitiamo a leggere (http://www.mclaren.com/formula1/inside-the-mtc/ron-dennis-mclaren-50-q-and-a/). Tra le risposte, anche i giudizi, non solo di carattere sportivo, su alcuni dei suoi più rappresentativi piloti. Eccoli:

LAUDA - "Per me ciò che realmente distingueva Niki era la sua preparazione, la sua analisi, e la sua capacità di studiare ciò che aveva a disposizione e sapere come utilizzarlo al meglio e sfruttarlo a suo vantaggio. Lui era molto completo. Le sue attitudini e capacità si accordavano bene con la McLaren in quel momento perché eravamo in fase di sviluppo, vincevamo gare e campionati, e la mentalità di Niki era un richiamo costante che avevamo bisogno di massimizzare tutto per rimanere competitivi. "

SENNA E PROST - “E’ opinione comune che lavorare con Alain e Ayrton fosse come gestire il fuoco e il ghiaccio, ma non lo era. Per molti aspetti, erano molto simili : entrambi avevano insicurezze, entrambi erano incredibilmente competitivi, volevano disperatamente vincere e sapevano che il più grande avversario era nel garage accanto, il che ha portato a una certa quantità di comprensibile paranoia. Alain era molto simile a Niki in termini di preparazione. Era meticoloso e pignolo su quello che voleva dalla sua macchina, e i suoi successi derivano tanto dalla sua diligenza quanto dalla sua velocità. Può essere considerato come il più rilassato della coppia, ma in realtà faceva continuamente pressioni per ottenere un vantaggio competitivo. Ayrton aveva un diverso livello di intensità, che non era sempre facile da affrontare. Si sentiva ferito e tradito se pensava non avesse il pieno sostegno, al 100 per cento.  Sapevamo che stavamo dando loro le due auto più veloci in griglia e lo sapevano anche loro. Ma significava anche che, se uno non fosse stato vincente, ci sarebbe stato il dolore. Ed è occorsa un sacco di diplomazia per affrontare questo". (A SEGUIRE HAKKINEN E HAMILTON)

HAKKINEN - "Mika è stato un personaggio semplice. Non ha avuto problemi con qualsiasi degli oneri aggiuntivi di un pilota da corsa: non aveva un entourage, non era coinvolto nella politica, non si preoccupava dei media. Tutto quello che voleva fare era guidare un auto da corsa al limite e ha vissuto per quello. E mentre non si può mai essere veramente empirici quando si confrontano i dati o gli stili tra epoche diverse di guida, so che ci sono un certo numero di persone all'interno di McLaren che restano convinte che Mika è stato il pilota più veloce che abbiamo mai avuto. Aveva un senso dell'umorismo malizioso che non era facilmente visibile dall'esterno, e spesso ha scelto di nasconderlo. E’ stato un piacere lavorare con lui: era una persona che si sapeva ti avrebbe sempre ricompensato perché, alla fine della giornata, lui era così fantasticamente veloce ".

HAMILTON - "Lewis sa che lui è parte della famiglia McLaren e che, come un seme che è cresciuto, ha radici profonde all'interno della nostra organizzazione. L'anno scorso non ho seriamente cercato di evitare i suoi sforzi per esplorare nuovi pascoli con il team Mercedes AMG F1. Forse era una parte necessaria della sua maturazione ma ricorderò sempre con molto affetto il suo tempo con noi, e sono molto orgoglioso di essere stato amministratore delegato della McLaren e il team principal quando è diventato campione del mondo con noi nel 2008. Io credo che nessuno avrebbe potuto prevedere il suo impatto con la F1 quando è arrivato. Certamente, sapevamo quanto fosse veloce ma avevamo anticipato che la sua prima stagione sarebbe stato un apprendistato e che inevitabilmente ci sarebbero stati sbagli ed errori. Il fatto che si sia adattato così rapidamente non era solo un segno della sua fame e delle sue capacità, ma anche un omaggio alla qualità dell'istruzione e di supporto che la McLaren gli aveva fornito in tanti anni. Mentre non sarebbe giusto chiamare Lewis ‘overnight sensation - e molti lo hanno fatto - noi della McLaren sappiamo che ci sono voluti molti anni di duro lavoro per renderlo quello che è".

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