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giovedì 4 luglio 2013

TODT, 20 ANNI FA NAPOLEONE ANDAVA AL MURETTO FERRARI


(4/7/2013) –  “Tutti questi anni passati insieme, le vittorie ma anche i momenti difficili hanno creato un legame tra Jean Todt e la Ferrari che resterà per sempre": così Luca Cordero di Montezemolo salutava nel marzo del 2008 il francese che, un po’ all’improvviso, rassegnò le dimissioni da AD del Cavallino. La sua storia, al muretto della Scuderia di Maranello, era cominciata il 4 luglio del 1993, GP di Francia, piloti Alesi e Berger. Sono passati dunque 20 anni dall’inizio di quel formidabile sodalizio che ha significato 6 titoli piloti, 7 Costruttori e 98 gran premi vinti e un rapporto eccezionale, sportivo e umano, padre-figlio, con Schumacher.
Segnalato a Montezemolo da Ecclestone, l’ex navigatore di Mikkola si recò per la prima volta a Bologna dal Presidente del Cavallino a bordo di una Mercedes…  Ma interessavano le doti organizzative del Napoleone di Pierrefort che proveniva dall’esperienza perfetta a capo del Reparto Corse Peugeot dove aveva vinto tutto nei rally, raid e in pista con i prototipi. Seguì un altro incontro a Parigi, dove custodiva gelosamente una suo libro autobiografico per il quale chiese e ottenne – segno del destino? – la prefazione di Enzo Ferrari in persona. Stabilito che avrebbe onorato fino in fondo il contratto che lo legava alla casa del Leone, ultima Le Mans compresa, Todt varcò quindi la Senna destinazione Maranello. Non fu affatto facile rimettere in sesto la Notre Dame padana dell’automobilismo. Montezemolo era arrivato a fine 1991…

L’ambiente del dopo-Drake era ancora squassato da invidie, incomprensioni e i risultati non arrivavano. Il Direttore tecnico Barnard, dal suo eremo di Shalford, andava a rilento e non legava, anzi. Giorno dopo giorno, Todt prese decisioni, affinò l’organizzazione, ricreò spirito di squadra, “una famiglia”. Vivendo praticamente in fabbrica, tra un pranzo e una cena fugace (non è mai stato una grande forchetta) al ristorante Montana di Fiorano o al Cavallino di Maranello. Spesso panini, poi a dormire nella sua casa di Colombaro, visitata anche dai ladri. La sua grande forza: averci creduto, sempre. Nel 1996 arriva Schumi e poi Brawn e Byrne, cambia il vento. Certo, non sono mancati i momenti difficili e le polemiche: l’iniziale avversione di parte dell’ambiente Ferrari, le liti con il focoso Alesi, il tamponamento Schumi-Villeneuve nel ’97, l’incidente del tedesco a Silverstone nel ’99, la contemporanea difficile situazione con Irvine, lo scandalo deviatori a Sepang sempre nel ’99 (Todt rassegnò le dimissioni, respinte), l’ordine box a Barrichello per far passare Schumacher a Zeltweg nel 2002. Per non parlare dei passaggi epocali tecnici: dal leggendario 12 cilindri Ferrari al 10 cilindri, dalle gomme lisce a quelle scanalate, dalle Good Year alle Bridgestone. Ma la Ferrari tornò stabilmente dove le competeva: ai vertici. Passato Schumacher, ottenuto un ultimo titolo con Raikkonen con Domenicali già in rampa di lancio, per Todt venne il momento dell’addio. Verso nuovi prestigiosi incarichi, nella sua Parigi.

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