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venerdì 14 giugno 2013

IL NUOVO PRESIDENTE DEL CLUB MECCANICI VETERANI F.1. Anselmo Menabue si racconta

(14/6/2013) – Da circa un  mese Anselmo Menabue è il nuovo Presidente del Club Meccanici Veterani F.1. Succede a Giulio Borsari – recentemente scomparso – ma non è stato difficile trovare la nuova guida del sodalizio (a fine maggio si è tenuta la cena del 25°) delle ex tute blu: era lui l’erede designato dallo stesso Borsari. Proprio quest’anno Menabue “festeggia” i 50 anni della sua entrata in Ferrari, alla organizzazione telai: “Nato, cresciuto e infine uscito dalla Gestione Sportiva!”, riassume orgogliosamente. Era giovanissimo nei box di Monza nel 1964: “Praticamente la mascotte”, ricorda. Con la Ferrari e per la Ferrari si partiva spesso per l’America e ben presto il Commendatore lo volle con il passaporto tanto da mandarlo ad espletare la pratica direttamente all’Ambasciata americana. Dopo i telai, i motori dal Maestro Borsari. “Quanta gavetta, lavai tante ma tante teste!”. E notti insonni: si correva in F1, Sport, Can-Am, Coppa Tasmania con Amon e il materiale da preparare era tanto. Anni fantastici, comunque. Ormai formato, ecco arrivare l’occasione al montaggio motori per il dopo Bussi, l’ingegnere poi rapito e mai più ritrovato. Il Drake, ormai, si fidava ciecamente di lui che a fine anni ’70 divenne il diretto riferimento di reparto. “Aveva un stima particolare di me e io gli ho sempre detto come andavano realmente le cose”. Piloti: Menabue ne ha visti tanti da vicino. “Avevo un ottimo rapporto con Bandini, un vero pilota. Lo ricordo con la sua 850 Abarth a Siracusa e poi trasferirsi da lì direttamente alla Targa Florio. Poi Scarfiotti, un gentleman, bravo sui Prototipi. E Ickx, seguito da Borsari”. A interrompere il digiuno mondiale che durava dal 1964 con Surtees  ci pensò Niki Lauda. “Tutti lo odiavano e tutti lo amavano per la sua severità teutonica. Era preciso, voleva controllare tutto. Ma durante i suoi anni arrivarono gli sponsors e il miglioramento si notò”. Dopo la scomparsa del Drake, lo smarrimento fu naturale e la “discesa in campo” della Fiat assestò all’ambiente vere e proprie scosse telluriche. “L’organizzazione Fiat prese possesso della situazione – ricorda Menabue – e questo pesò parecchio soprattutto ai livelli alti più che per noi operativi. Molti tecnici erano tecnicamente a digiuno di competizioni e molti, il venerdì, ripartivano già per Torino. L’eccezione fu Cesare Fiorio, che dava anche una certa immagine. Peccato per Forghieri che fu progressivamente messo da parte”. Un’altra eccezione Menabue la fa per...


il francese Jean Jacques His, ex Renault, che disegnò il motore a 5 valvole (cita comunque anche Govoni, Caruso, Massai) e per il Centro Ricerche Fiat che “ci aiutò tantissimo per esempio in fatto di pre-accensione, detonazione, accelerometro”. E venne l’era Schumacher. “Ha cambiato tutti in Gestione Sportiva. Serietà, professionalità: era un trascinatore. Se si doveva provare alle otto, potete star certi che l’orario veniva rispettato con precisione. Si fermava anche a dormire a Fiorano, lo ricordo lì col cane e il suo manager”. A fine luglio 2002 la meritata pensione e nel 2004 la nomina presidenziale a Maestro del Lavoro. I meccanici di oggi? “Eh, ai miei tempi si arrivava a montare 12 motori per ogni gara! Ora sono contingentati e poi c’è il parco chiuso. Lavorano di più i tecnici col computer”. Il turbo dal 2014? “A noi, negli anni ’80, ci fece soffrire tantissimo. In fatto di evoluzione sarà un passaggio positivo, non credo dal punto di vista della riduzione dei costi. Il kers, poi, è una cosa bellissima, regala tanta prestazione”. Le cene del Club si susseguono e Stefano Domenicali tiene ben presenti questi autentici eroi medagliati del Cavallino. In più, Menabue si reca saltuariamente a Parigi: è il prezioso manutentore del parco macchine – tra le tante una F2004, la Sauber di Raikkonen, una Talbot - di proprietà di un certo Jean Todt!

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