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martedì 21 maggio 2013

ANNIVERSARY / 21 MAGGIO 2003. ALEJANDRO DE TOMASO, UNA STORIA CHE NON MUORE

1970: Alejandro De Tomaso "assiste" la sua F.1 con Courage alla guida

(21/5/2013) - Dieci anni dalla scomparsa di Alejandro De Tomaso. E’ spontaneo e triste pensare in questo anniversario alla recente sentenza del Tribunale di Livorno che ha dichiarato fallita l’azienda rilevata dall’imprenditore Rossignolo, addirittura finito agli arresti. I programmi industriali erano ben altri (a regime, 8.000 vetture divise in 3 modelli: 3.000 crossover, 3.000 limousine e 2.000 coupè) ma dopo la presentazione al Salone di Ginevra 2011 della Deauville, la situazione è evidentemente e ingloriosamente precipitata. Qualche anno prima era arrivato un altro fulmine a ciel sereno con la prima messa liquidazione dell’azienda storicamente allocata a Modena – oggi lo stabilimento nei pressi della Fiera è in abbandono – mentre sembrava possibile un rilancio grazie ad una joint-venture con la russa Uaz. De Tomaso, facoltoso argentino, uomo scaltro e appassionato, resta nella storia dell’automobile. Sbarcato in Italia a metà anni ’50 e soggiogato dalla fama del connazionale Fangio, abbracciò la “causa” del motorismo. Corse per Maserati e Osca ma il piglio imprenditoriale lo portò ben presto a voler costruire da sé le auto: fondò nella capitale dei motori, Modena, l’omonima azienda. Nacquero la Vallelunga (motorizzata Ford), la Mangusta (disegnata da Giugiaro), la mitica Pantera. Ma l’ardore delle competizioni non lo aveva abbandonato. Nel 1970, la De Tomaso sbarcò in Formula 1, affidata all’ingegno di Gian Paolo Dallara e alla sagacia manageriale di Frank Williams ma l’incidente mortale (il 21 giugno a Zandvoort) del pilota Piers Courage abortì il lodevole intento. De Tomaso è stato proprietario delle carrozzerie Ghia e Vignale e poi di Benelli, Moto Guzzi, Innocenti e Maserati. L’ictus che lo colpì nel 1993 costituì il deciso colpo di freno alla proverbiale imprevedibilità dell’imprenditore. Da lì, il lento declino.

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