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martedì 23 aprile 2013

ADDIO A FRANCO GOZZI

(23/4/2013) - La notizia è davvero di pochi minuti fa: è morto Franco Gozzi, storico e fidatissimo braccio destro di Enzo Ferrari. Aveva 80 anni. Dopo la recente scomparsa del capo meccanico Giulio Borsari è un altro pezzo, preziosissimo, della storia Ferrari che consegna ai posteri le sue gesta e la sua figura. L'avevo personalmente sentito appena un mese fa, all'indomani del Gran Premio di Malesia, per chiedere lumi sulla strategia del muretto box Ferrari che aveva lasciato in pista col musetto danneggiato Alonso, poi finito fuori. Come sempre disponibilissimo, effettuò una disamina precisa degli eventi, senza indulgenze ma anche con un'ampia giustificazione dovuta alla concitazione del momento. Nè gli sfuggì il parallelismo tra il podio di Sepang, con Vettel e Webber vicini ma lontanissimi per la vicenda degli ordini box non rispettati, e quello di Imola 1982, con Villeneuve e Pironi ai ferri corti per un analogo episodio. Sono andato a trovarlo diverse volte, nella sua casa di Via Nardi a Modena. Per un giornalista ed un appassionato, era un imperdibile ed imprescindibile scrigno di ricordi, oltre che persona amabilissima. Custodiva foto, disegni, documenti e tanti ricordi che centellinava sapientemente. Era il più accreditato latore del Drake-pensiero. Un vero amico di tanti piloti. Rappresentava un mondo dei motori che non c'è più. Ci ha lasciato una figura fondamentale nella storia della Ferrari.lo ricorda il Presidente Luca di MontezemoloDi lui ricordo soprattutto le tante ore trascorse insieme a parlare di piloti ed automobili e gli sono grato per essermi stato vicino quando ero un giovane direttore sportivo della Scuderia”. Toccante anche il pensiero di Piero Ferrari: "Ho passato con Franco tanti anni insieme. Dal 1965, anno in cui entrai a lavorare in azienda, fino a quando lui non ne è uscito. Un periodo lungo quasi una vita, che mi ha permesso di conoscerlo ed apprezzarlo in profondità, sotto ogni punto di vista, umano e professionale. La sua dote più grande era quella di riuscire a non arrabbiarsi mai: aveva sempre la battuta pronta, anche dopo qualche proverbiale strigliata di mio padre”.




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