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martedì 16 ottobre 2018

HAPPY BIRTHDAY / CHARLES LECLERC, 21 ANNI: TUTTO FERRARI E FIDANZATA



 

(16/10/2018) – Probabilmente oggi Charles Leclerc riceverà molti auguri di buon compleanno in più rispetto al solito perché fa parte della storia che conta. Nato a Montecarlo, compie 21 anni ma questa volta in veste di pilota di F1 edlla Ferrari in pectore: non più solo membro della grande famiglia del Cavallino via Driver Academy, bensì titolare di un volante 2019 al posto di Raikkonen, scelto dalla nuova triade al comando a Maranello: John Elkan, Louis Camilleri, Maurizio Arrivabene. Il compito che lo attende è di quelli da alta tensione: dovrà confermare, e subito, al mondo di aver meritato tale chance agognata da tutti i piloti, dovrà assumere nel contempo il miglior atteggiamento nei confronti del nuovo compagno di squadra, il blasonato (ma nervoso) Sebastian Vettel. Né troppa reverenza, né troppa arroganza sportiva se vuole “quagliare” qualcosa. Infine, dovrà dimostrare di saper reggere la pressione inevitabilmente superiore a quella fin qui subita in team non di primo piano.

Campione GP3 2016 con la ART Grand Prix, campione F2 2017 con la Prema Powerteam, Charles così giovane è già all’apice della carriera ma il bello viene adesso. Il talento è innegabile ma c’è chi dice non sia ancora maturo, pronto per un impegno di simile portata. Alla Sauber ha patito un inizio di stagione, quella del debutto in F1, difficile ma poi ha saputo adattare il suo stile alla monoposto e i risultati si sono visti. Ora gli verrà richiesto di essere stabilmente in zona podio, cosa non riuscita a Kimi Raikkonen, e dovrà darne conto. La Ferrari vuole competere anche per il campionato costruttori.
La sfida è tutta qui, e scusate se è poco. Arrivabene stravede per lui, tanto da averlo paragonato a Senna, e se lo tiene stretto “almeno fino al 2022, ha precisato.
Nato a Montecarlo, viso pulito da bravo ragazzo, a quattro anni già sui kart, esperto di PlayStation (Montreal il suo circuito simulato preferito), parla perfettamente italiano, appassionato da sempre della Rossa, il papà che tanto credeva in lui perso a 54 anni, grande amico di Jules Bianchi, seguito dal manager Nicolas Todt, fidanzato con la bella italiana Giada Gianni. In sintesi, questo è il buon Charles che ha accettato la sfida e ora si apre al mondo.

lunedì 15 ottobre 2018

GP SUDAFRICA 1983, 35 ANNI FA IL SECONDO TITOLO DI NELSON PIQUET


(15/10/2018) – Nel 1983, si dovette attendere l’esito dell’ultima gara per conoscere il nome del campione del mondo di F1. Il teatro della sfida finale, 35 anni fa esatti, fu il Gran Premio del Sudafrica (si corse di sabato) e il vincitore Nelson Piquet. Il brasiliano di Rio de Janeiro, su Brabham-BMW, bruciò sul filo di lana gli altri contendenti che erano Alain Prost su Renault – solo due punti il distacco in classifica finale - e Rene Arnoux, alla prima stagione in Ferrari (10 punti indietro). Alla vigilia della gara decisiva, Prost comandava la classifica con 57 punti, seguito da Piquet con 55 e Arnoux 49. Piquet e Prost avevano duellato duramente lungo tutto l’arco della stagione, compreso il tamponamento alla curva Tarzan a Zandvoort da parte del francese, mentre Arnoux era invece venuto fuori alla distanza, ma troppo tardi, dopo un inizio non proprio felice. L’esito finale, che consegnò il secondo alloro iridato allo scanzonato brasileiro dopo quello del 1981, ebbe però uno strascico polemico per il sospetto che la Brabham avesse utilizzato una benzina speciale non conforme al regolamento. Prost, successivamente, si rammaricò del fatto che la Renault non avesse inteso avanzare formale reclamo e la cosa finì lì.





LA GARA – Prost si presentò in Sudafrica con un sia pur risicato vantaggio. La pole andò a Patrick Tambay, alla sua ultima gara in Ferrari, seguito dalle due Brabham, quarto Arnoux e quinto Prost. Piquet impostò allora una gara molto aggressiva e infatti, con la monoposto piuttosto scarica di benzina, schizzò subito in testa, imprimendo un ritmo davvero esasperato e guadagnando quasi un secondo al giro! L’obiettivo era quello di costringere gli avversari a mettere a repentaglio l’affidabilità delle proprie monoposto. L’operazione, complice anche una azzeccata sosta per i rifornimento anticipata, riuscì alla perfezione, forte anche dello scudo fornito dal compagno di squadra Patrese installatosi al secondo posto. Da Arnoux  si ritirò per problemi al motore, stessa sorte alla Renault di Prost il cui turbo smise di funzionare a dovere. A Piquet non restò che diminuire prudentemente il ritmo – arriverà terzo al traguardo – a beneficio di Patrese che tornò alla vittoria dopo Montecarlo 1982, seguito dal connazionale Andrea De Cesaris su Alfa Romeo, di nuovo splendido secondo dopo l’analogo podio di Hockenheim.

venerdì 12 ottobre 2018

FLASHBACK / 15 ANNI FA KENNY BRACK COME WICKENS: CHE CRASH!




(12/10/2018) – Kenny Brack è uno che sa molto bene cosa ha passato Robert Wickens, recente protagonista in Indy Car di un terrificante incidente a Pocono dal quale è uscito, letteralmente, vivo ma con le ossa rotte. Il pilota svedese 15 anni fa, questa volta in Indy Racing League sul Texas Motor Speedway di Fort Worth, rimase vittima, anche lui con molta fortuna dato che è ancora tra noi, di uno spettacolare, cruento, pazzesco incidente che gli procurò fratture multiple (anche allo sterno) e una seria lesione alla colonna vertebrale. Lo schianto della sua Dallara-Honda è passato alla storia anche perché a causa dell’impatto si verificò una forza G mai sopportata prima da un essere umano.



L’incidente fu innescato dall’aggancio con la GForce-Toyota guidata da Tomas Scheckter, rampollo del campione del mondo ferrarista Jody, che fece da autentica rampa di lancio per il povero Kenny. La sua monoposto, carambolando impazzita e con violenza sulla rete di protezione, si ridusse ad un moncherino per poi piombare pesantemente sulla pista, col pilota privo di sensi. Il calvario ospedaliero di Brack durò due anni e il pilota svedese – vincitore della 500 Miglia di Indianapolis nel 1999 e della IRL 1998 - ebbe la forza anche mentale di affrontare ancora le corse, fino al 2005.
Dal mese di maggio, Brack, 52 anni, è tornato ancora in auge grazie alla nomina di collaudatore capo delle supercar stradali Mc Laren.

giovedì 11 ottobre 2018

VESPA ELETTRICA, TECNICA E STILE PER I TEMPI NUOVI




(11/10/2018) – Doveva succedere perché questo è il futuro: anche la mitica Vespa diventa Elettrica. La commercializzazione su larga scala attraverso la rete dei concessionari Piaggio - il prezzo nei principali Paesi dell’area Euro è di € 6.390 - sarà avviata in concomitanza col salone di Milano EICMA 2018 (8-11 novembre), ma la campagna di booking on-line è già partita. Dal sito www.vespa.com o da quello dedicato https://elettrica.vespa.com è infatti possibile assicurarsi il privilegio di essere uno dei primissimi possessori della versione green dell’iconico scooter del Gruppo Piaggio.


Ma com’è questa Vespa Elettrica che rispetta l’ambiente? Al passo con la tradizione e con i tempi nuovi: è spinta da una Power Unit in grado di erogare una potenza massima di 4 kW, per ottenere prestazioni superiori a quelle di un tradizionale scooter 50 cc, soprattutto per quanto riguarda l’accelerazione e lo spunto in salita che beneficia della tipica erogazione brillante dei motori elettrici. Il tutto nel più assoluto silenzio e senza vibrazioni. Inoltre, vanta un’autonomia massima fino a 100 km, valore che non subisce significative variazioni tra circuito extraurbano e urbano grazie a una moderna batteria agli ioni di litio e a un efficiente sistema di recupero dell’energia cinetica (KERS, Kinetic Energy Recovery System), che ricarica la batteria nelle fasi di decelerazione. Per ricaricarla è sufficiente collegare la spina del cavo situato nel vano sottosella a una normalissima presa elettrica a muro oppure a una delle colonnine di ricarica, sempre più diffuse nelle grandi città. Il tempo standard necessario per una ricarica completa è pari a 4 ore.



Si può acquistare, in alternativa, con una nuova soluzione che prevede comode rate mensili di € 99*. Integrando un anticipo è possibile includere nella rata anche Vespa Care, il pacchetto di servizi che comprende interventi di manutenzione programmata (36 mesi o 10.000 km), l’estensione della garanzia di ulteriori 12 mesi, il check periodico della batteria e la road assistance arricchita di servizi dedicati.

mercoledì 10 ottobre 2018

PARCO VALENTINO DI TORINO E’ LA FORMULA GIUSTA, IL MOTOR SHOW SI ADEGUA





(10/10/2018) – “Alla luce delle conferme che abbiamo già ricevuto posso anticipare che Parco Valentino 2019 sarà da record per modelli esposti e per numero di visitatori”: lo ha detto in conferenza stampa Andrea Levy, presidente di Parco Valentino, il Salone dell’Auto di Torino in programma dal 19 al 23 giugno 2019. Quasi contemporaneamente, da Milano, il direttore generale di Bologna Fiere, Antonio Bruzzone, rendeva noto che l’edizione 2018 del Motor Show saltava. Al suo posto, dal 16 al 19 maggio a Modena subentra Motor Show Festival - Terra di Motori, un – testualmente – “grande evento diffuso sul territorio che avrà diverse anime, tutte espresse al massimo delle potenzialità”. Quindi, da un lato, vedi Torino, si può già parlare di nuovo successo annunciato, dall’altro, vedi Bologna, si alza bandiera bianca e si avvia una marcia per la sopravvivenza puntando tutto sulla capitale della Motor Valley e sul modello Torino.

Assodato che i tradizionali saloni dell’auto, con qualche prestigiosa eccezione, ormai arrancano bisogna dare atto che a Torino hanno azzeccato la formula giusta. Chiunque ha frequentato il Motor Show negli ultimi anni ha potuto rendersi conto dell’agonìa della kermesse felsinea. Nei momenti migliori non bastava una intera giornata per visitare a dovere gli stand, ultimamente era sufficiente una mezza giornata. Si chiude un’epoca ma peccato che non sia stata esplorata l’ipotesi un tempo vagheggiata di un Motor Show itinerante. Ci vuole passione e quella si trova ancora, ma anche i numeri hanno la loro importanza. L’anno scorso a Torino si sono contati oltre 700.000 visitatori durante i 5 giorni di manifestazione, 1000 supercar protagoniste dei 30 eventi dinamici in programma, 45 brand espositori tra costruttori e designer, eventi, raduni e meeting di club. Il format che prevede l’esposizione plein-air, gratuita, fino a tarda ora e il coinvolgimento di tutta la città e dintorni funziona e alle Case piace. Allora nel 2019 si replica e, anzi, si promette di meglio: con il ritorno della Supercar Night Parade (il 19 giugno), la parata di supercar, prototipi, hypercar, concept car, vetture a guida autonoma e con motori a propulsione elettrica, protagoniste del motorsport e auto classiche che sfileranno in un circuito cittadino lungo le vie e le piazze più belle di Torino con l’aggiunta di un suggestivo passaggio tra le strade della collina torinese, per un evento che vedrà la partecipazione di presidenti e amministratori delle case automobilistiche, designer e carrozzieri, giornalisti, collezionisti e appassionati di tutta Italia.

Fino al 19 ottobre, intanto, al cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco di Milano è in programma la tappa milanese della mostra fotografica “Un percorso nella storia delle Case automobilistiche”, l’esposizione dei pannelli dedicati al primo e all’ultimo modello di ciascun brand che ne ripercorrono l’evoluzione sia per quanto riguarda gli aspetti tecnologici che di design.

lunedì 8 ottobre 2018

POST JAPANESE GP / VETTEL, TROPPI INCIDENTI? O UN PILOTA DEVE ESSERE COSI'? (SENNA DOCET)




(8/10/2018) – VETTEL, TOO MANY CRASHES OR A REAL DRIVER MUST BE LIKE THAT? Incidente Vettel – Verstappen: in Giappone le velleità del tedesco della Ferrari si sono infrante contro la roccia olandese alla curva Spoon. In una famosa intervista del novembre 1990, rilanciata nel bellissimo docu-film “Senna”, Sir Jacky Stewart “accusò” Ayrton, fresco di tamponamento ad Alain Prost a Suzuka, di essersi reso protagonista del maggior numero di incidenti rispetto agli altri campioni del mondo. Il brasiliano rigettò sdegnato l’imputazione in quanto “non veritiera”. Cosa risponderebbe oggi Sebastian Vettel?

Premessa: per me il tentato sorpasso di ieri è stato rischioso ma efficace. Poteva, insomma, andare a buon fine. Solo che con Max bisogna pensarci tre volte prima di prendere un azzardo ed infatti anche in questa occasione l’alfiere della Red Bull, reo oppure no, ha comunque compromesso la gara di una Rossa (anzi due, vedi Raikkonen accompagnato fuori pista alla chicane con tanto di penalizzazione di 5”). Il problema è proprio il numero di contatti e scontri che Vettel sta accumulando e che ovviamente diventano ostacoli decisivi nella rincorsa al titolo. Non è un caso – e non è bello - che il pilota conosciuto come infallibile, freddo e metodico dei tempi Red Bull venga ora dipinto come nervoso, impreciso, quasi scapestrato. Basta riferirsi ad eventi abbastanza recenti (ad esclusione del fuori pista di Hockenheim): l’altro mini-crash con Verstappen in Cina, il tamponamento di Bottas a Le Castellet, la sportellata di Monza con Hamilton, la ruotata voluta di Baku sempre al rivale inglese l’anno scorso, lo scontro suicida con Kimi allo start del GP Singapore 2017. Per inquadrare il momento-no, ricordo perfino il tamponamento a Stroll nel giro di raffreddamento del GP di Malesia 2017 e mettiamoci pure la picchiata alla Darsena di Milano nella esibizione pre-GP d’Italia!



Ok, ma sia chiaro: Seb non è improvvisamente “imbrocchito”. Ho già ricordato in altre occasioni che Helmut Marko, nel decantarne l’indubbio talento, individuò una pecca nella necessità di avere tra le mani una macchina perfettamente a posto per dare il meglio di sè. A Maranello, ambiente latino, capita che si perda un po’ la bussola e proprio a Suzuka Maurizio Arrivabene ha dovuto infatti alzare per la prima volta pubblicamente la voce per stigmatizzare alcuni eccessi da ansia di prestazione (vedi gomme intermedie su pista ancora asciutta…). Vettel sta risentendo di questo clima ma sarebbe davvero troppo ingeneroso buttargli la croce addosso. Per dirne una, grazie ad un difficile quanto prodigioso sorpasso a Bottas ha vinto a Silverstone e ieri a Suzuka, nonostante tutto, ha dimostrato di essere in grande forma. E qui concludo tornando all’intervista di Senna che al malizioso Stewart replicò così: “Se uno vede un varco e non prova a sorpassare non è più un pilota”. O no?

VILLENEUVE, 40 ANNI FA LA PRIMA VITTORIA IN F1 CON LA FERRARI


(8/10/2018) – Ecco una data–nostalgia: 40 anni fa, era l’8 ottobre 1978, Gilles Villeneuve ruppe il ghiaccio e conquistò la prima vittoria in Formula 1, con la Ferrari T3, tra l’altro sul circuito di casa a Montreal per il Gran Premio del Canada. Solo un anno prima, il pilota ingaggiato a sorpresa da Enzo Ferrari per sostituire Niki Lauda, era stato protagonista del drammatico volo tra il pubblico dopo il contatto con Peterson al Fuji, con tutte le polemiche che ne scaturirono per quella scelta così apparentemente avventata. Nel 1978, prima stagione completa del canadesino, era però cresciuto molto in fretta. A Long Beach poteva vincere se una incomprensione in fase di doppiaggio con Regazzoni non l’avesse mandato ruote all’aria. In Belgio conquistò i primi punti iridati (quarto) e in Austria salì per la prima volta sul podio (terzo); un punto anche in Olanda e poi la penalizzazione di Monza per partenza anticipata che lo privò di una possibile vittoria. Certo, il compagno di squadra Reutemann lottò per il titolo iridato con l’imprendibile Lotus 79 di Andretti ma Gilles si faceva comunque amare per il suo stile indomito e battagliero e l’atteggiamento sincero e genuino. Caratteristiche che l’avrebbero presto reso vero idolo delle folle ferrariste.

 


 

LA GARA - Nell’ultimo gran premio della stagione 1978, purtroppo funestata dalla tragedia di Peterson (in Canada il sostituto Jarier esordì con una pole), Villeneuve piazzò la zampata che gli conferì forza e autorevolezza decisive nel prosieguo della carriera. Il week end di Montreal si caratterizzò per la pioggia e il freddo pungente, condizioni al limite per le F1, ma fin dalle prove libere le Michelin della Ferrari dimostrarono di lavorare bene e Gilles denotò un chiaro surplus prestazionale davanti al suo pubblico. In qualifica si classificò ottimo terzo e affrontò la gara con grande sagacia. Jarier schizzò subito in testa e la lotta alle sue spalle fu appassionante con Gilles, Alan Jones guastatore e Jody Scheckter – l’anno seguente in rosso – a contendersi le posizioni con vari sorpassi. Alla fine la spuntò Villeneuve che, secondo, poteva sperare solo in un defaillance del pilota Lotus che si verificò a 20 giri dalla fine (senza freni) regalando al canadese un commovente trionfo. L’immagine di Villeneuve sul gradino più alto del podio, infreddolito con tanto di giaccone e quasi stranito, festeggiato dai compagni di podio, resta nella memoria di un tempo magnifico che fu.