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lunedì 21 gennaio 2019

GP ARGENTINA 1979: 40 ANNI FA, LE DOUCE JANVIER DI LAFFITE E IL DEBUTTO DI DE ANGELIS






(21/1/2019)Gran Premio d’Argentina, 21 gennaio 1979: ricordiamo insieme due note liete nella gara inaugurale del campionato mondiale di F1 di 40 anni fa e cioè la vittoria di Jacques Laffite, la seconda in carriera per il francese, e il debutto nella massima formula di Elio De Angelis, all’età di appena 20 anni. Altri tempi, a quell’epoca le “danze” cominciavano già a gennaio, e altri piloti, di grande classe e umanità, che mancano molto nell’attuale panorama. 
Per LAFFITE il 1979 è stato un anno d’oro e il buongiorno si è visto dalla prima gara argentina, letteralmente dominata al volante della nuova Ligier JS11 (pole, giro più veloce e vittoria). Non fu un caso: Ducarouge & C. lavoravano su quella monoposto fin dalla primavera precedente, da quando cioè la Matra aveva annunciato il ritiro. Guy Ligier perdeva così la motorizzazione storica in dotazione fin dall’esordio della voiture bleu nel 1976 ma la cosa non fece altro che accelerare i tempi di preparazione della nuova macchina per la prima volta spinta dal classico ma affidabilissimo 8 cilindri Ford Cosworth. Anzi, Guy Ligier raddoppiò anche i piloti con l’ingaggio, oltre al confermato Jacquot, dell’altro galletto Patrick Depailler. In sostanza, all’alba del nuovo campionato 1979 il team francese era praticamente l’unico insieme alla Tyrrell a mettere in pista qualcosa di completamente nuovo (Ferrari e Lotus partivano con le “vecchie” T3 e mod. 79) e il risultato si vide bene: monopolizzata la prima fila e poi regolata la gara, con qualche patema d’animo dopo la partenza-caos e un piccolo problema tecnico che relegò Depailler al quarto posto. Per Laffite, l’inizio della lunga rincorsa al titolo mondiale, sfumata solo a Monza…

DE ANGELIS, per il suo debutto in F1, aveva sperato molto nell’ingaggio da parte della Brabham. L’anno prima aveva vinto il Gp di Montecarlo di F3 e i buoni rapporti con la Parmalat sembravano poter agevolare un simile ipotesi che l’avrebbe portato ad affiancare Niki Lauda in seno al team di Ecclestone. In realtà, per gli interessi prevalenti della Casa parmense in Sudamerica, venne scelto Nelson Piquet ed Elio, già tester Ferrari, dovette “accontentarsi” della ben più modesta Shadow, senza decals di sponsor sulla carrozzeria nera. Poco male: la sua bravura ebbe così ancora maggior risalto al volante di una monoposto molto carente di sviluppi per la cronica mancanza di capitali necessari per un adeguato sviluppo. “Da noi ogni volta che si rompe qualcosa sono dolori…”, rilevava il buon Elio senza però abbattersi. Anzi, a Buenos Aires, De Angelis dimostrò tutta il suo cristallino talento: si qualificò in ottava fila (il compagno di squadra Jan Lammers in 11a) e alla fine si classificò settimo, già ad un passo dalla zona punti. Davvero bravo. A fine campionato riuscì addirittura a portare la DN9 al quarto posto nel Gran Premio Usa Est al Glen. Colin Chapman aveva già messo gli occhi addosso a questo fuoriclasse italiano.

venerdì 18 gennaio 2019

LA NOVITA': GRAND ROAD 2019 VENEZIA - MONTECARLO


(18/1/2019) – Nel folto panorama delle grandi “cavalcate” di regolarità auto, quest’anno si inserisce una novità internazionale: la prima edizione del Grand Road 2019 Venezia – Montecarlo. Come distinguersi? Così: il nuovo evento di regolarità turistica moderna, in programma dal 31 maggio al 2 giugno, è riservato alle Supercars – possono partecipare tutti i brand – costruite dal 1991 ad oggi. Wow: largo dunque a Ferrari, Lamborghini, Mc Laren e via dicendo! Il progetto si avvale dell’apparato organizzativo della Scuderia Mantova Corse, ben rodato da 30 anni di esperienza con il settembrino Gran Premio Nuvolari, e promette una sfida appassionante e passaggi adrenalinici da circuiti storici come l’Autodromo Nazionale di Monza. In questo genere di appuntamenti, la componente paesaggistica è fondamentale e la direttrice Venezia – Montecarlo ne corrobora il successo, grazie ad un tragitto lacustre e montano con scenari da sogno e il passaggio attraverso città emblematiche come Como e Torino, fino alla regale Montecarlo. Neanche a dirlo, l’ospitalità alberghiera e l’offerta di ristorazione viene annunciata di primissimo livello. Ai possessori delle Super sportive, la scelta: le richieste di registrazione, aperte fino al 30 aprile, possono essere effettuate esclusivamente sul sito www.grandroad.it (posti limitati).

lunedì 14 gennaio 2019

E-PRIX MARRAKECH, DOPPIO TRIONFO ITALO-BELGA






(14/1/2019) - L’E-Prix di Marrakech ha due vincitori: il primo è Jérôme D’Ambrosio, il secondo è Alessandro Melone, entrambi belgi di origine italiana! In Marocco il pilota della Mahindra di Formula E, ex test driver Lotus in F1 (sostituì lo squalificato Grosjean al GP d’Italia 2012) ha posto il suo personale terzo suggello nel campionato full electric al termine di una gara caratterizzata da una bella rimonta dalla decima posizione e decisa poi dalla auto-eliminazione delle due Bmw-Andretti, con il belga prontissimo a sfruttare l’occasione. Melone è invece un fan italo-belga che ha vinto il concorso DrivenByDesign indetto da Mahindra per il disegno del casco di D’Ambrosio, aggiudicandosi inoltre la possibilità di assistere all’E-Prix. Con la vittoria nel secondo round del campionato 2018/2019, D’Ambrosio si è portato al comando della classifica piloti con la Mahindra M5Electro in seconda posizione in quella Costruttori.

A proposito di Belgio e di Mahindra, ieri è stata la volta di Sam Dejonghe, 27 anni, collaudatore di sviluppo al simulatore da novembre 2017, impegnato sempre a Marrakech nel programmato rookie-test post gara. Il pilota di Essen, che aveva già fatto effettuare i primi chilometri alla nuova Gen2 indiana nello shake down di agosto a Silverstone, continua così la sua esperienza nella nuova categoria, abituato negli ultimi tempi alle ruote coperte (GT, TCR). Insomma, un fine settimana all’insegna delle bandiere dell’India e del Belgio.

venerdì 11 gennaio 2019

HAPPY BIRTHDAY / THIERRY TASSIN, I 60 ANNI DI UN RE DELLA 24 ORE DI SPA


(11/1/2019) – Auguri di buon compleanno a Thierry Tassin, oggi 60 anni, uno dei grandi piloti della tradizione belga, quattro volte vincitore della 24 Ore di Spa tutte al volante di una BMW.

Per un appassionato di motori, nato a Bruxelles, i trionfi nella maratona endurance di Spa valgono doppio, triplo e, tra l’altro, era proprio il sogno di Thierry ragazzo che assisteva tra il pubblico a questa grande classica internazionale.

Alle vittorie, in 19 partecipazioni,  vanno aggiunti 8 podi e solo il connazionale Eric Van de Poele gli ha “scippato” il record di vittorie, con cinque centri.



Attualmente, Tassin è Direttore Sportivo Audi Club Team Belgio WRT nel Blancpain GT Series ma è l’epilogo di una lunga carriera che decollò con il secondo posto nel British F3 del 1981.

Il percorso proseguì con le  monoposto di F2 – grande crash proprio a Spa, fortunatamente senza conseguenze - e F.3000, dove gareggiò anche per l’Eddie Jordan Racing Team, per poi dedicarsi alle vetture Turismo con le quali, come detto, si dimostrò grande interprete (con una puntata Nascar!) per poi dare un’impronta di vincente serietà anche al Team da lui ora diretto.


martedì 8 gennaio 2019

L'ADDIO DI ARRIVABENE, LE SPINE DI BINOTTO: RIVOLUZIONE FERRARI


(8/1/2019) – Parte dunque l’era Mattia Binotto nuovo Team Principal Ferrari. Maurizio Arrivabene “lascia” la testa della Gestione Sportiva allo svizzero-reggiano o, come preferite, il reggiano-elvetico, elevato due anni fa da Sergio Marchionne dalle sale motori – è stato allievo di Martinelli e Marmorini - a Direttore Tecnico. Assume un compito molto ingrato negli ultimi tempi a Maranello, auguri davvero, ne ha bisogno. Dopo Jean Todt, l’incarico sembra infatti non regalare pace e ne sanno qualcosa il bistrattato e rimpianto Stefano Domenicali e poi il vituperato Marco Mattiacci, fino al quadriennio zero tituli – Mourinho docet - del bresciano di scuola Philip Morris. Quella che stava diventando la strana coppia, nel senso che la visione strategica dei due era ormai nettamente differente e l’ambizione quanto mai simile, è scoppiata e ha vinto l’hombre orizzontale voluto dal manager italo-canadese deciso, in ottica non più verticistica, a pescare dalla squadra a disposizione piuttosto che a puntare sui grandi nomi stranieri.


Ecco il comunicato ufficiale Ferrari:
Maranello (Italia), 7 gennaio 2019 – Dopo quattro anni di impegno e instancabile dedizione Maurizio Arrivabene lascia la Scuderia. La decisone è stata presa di comune accordo con i vertici dell’azienda dopo una profonda riflessione in relazione alle esigenze personali di Maurizio e a quelle della Scuderia.
A Maurizio vanno i ringraziamenti da parte di tutta la Ferrari per il lavoro svolto e per aver contributo a riportare la squadra a livelli estremamente competitivi. A lui vanno migliori auguri per il suo futuro e le prossime sfide professionali.
A  far data da oggi Mattia Binotto assume il ruolo di Team Principal della Scuderia Ferrari. A Mattia continueranno a rispondere tutte le funzioni tecniche.



Ma pare che da quelle parti i fuochi d’artificio, a poco più di due mesi dall’inizio del campionato e quasi uno dalla presentazione della nuova monoposto 2019 (il 15 febbraio) e dei primi test collettivi a Barcellona, non siano finiti: anche la carica di CEO, affidata nei giorni febbrili post scomparsa di Marchionne all’enigmatico Louis Camilleri, richieda qualche aggiustamento. Vedremo. Saranno assorbite in questo lasso di tempo simili scosse di terremoto? Come reagiranno, anche psicologicamente, tecnici e piloti? Lo tsunami, devastante, sarebbe rappresentato da una stagione difficile, tutta dietro le solite Mercedes (e ora con l’incognita Red Bull – Honda). Ma diamo tempo (poco) al tempo: l’anno scorso la SF71H si è dimostrata più competitiva per molto tempo per poi naufragare neanche tanto dolcemente nel mare delle improvvise carenze tecniche, delle incomprensioni e degli errori. 




ERRORI E/O OMISSIONI, LE VERITA' DI BURTI - Arrivabene paga forse anche quelli di Vettel ma indubbiamente qualche grossa pecca l’ha commessa anche lui. Forse a metterle in evidenza è stato l’ex pilota collaudatore brasiliano della Ferrari Luciano Burti (a suo tempo consigliato a Maranello dall’amico Barrichello). Da attuale commentatore di TV Globo ha analizzato la situazione Ferrari dopo il noto errore di Vettel ad Hockenheim che ha destabilizzato l’ambiente, oltre ad aver aperto le porte della vittoria al grande rivale Hamilton. Ebbene, per Burti la situazione fu gestita malamente. Sentite: Credo che Seb si sia sentito solo dopo quello sbaglio. In un’occasione del genere qualcuno come Todt lo avrebbe aiutato nella maniera migliore e riportato sulla strada della fiducia. Una volta che hai addosso la pressione, se sei un pilota e pensi: ‘Non posso fare un errore il prossimo giro o alla prossima curva’ , di sicuro lo fai. Se lo pensi, succederà. Anche se è un grande campione, è molto sensibile e quando hai quelle sensazioni non può venirne nulla di buono, ma non è normale vedere un quattro volte iridato sbagliare così tanto“. Poi la stilettata più profonda e dolorosa: Conosco un po’ Arrivabene perché era con Phillip Morris e, a mio avviso, non era un buon leader, perché non era solidale e comprensivo, né simpatico. Era molto distante da noi e non ho mai capito perché“. Sorbole, direbbero a Bologna! Infine un’ultima sua notazione: “Ho lavorato con Domenicali ed era davvero un bravo uomo. Pur non conoscendo il livello della squadra di  allora, posso dire che a Maranello dal suo abbandono non hanno più avuto il ritmo precedente“.


https://motor-chicche.blogspot.com/2018/09/un-direttore-sportivo-per-la-ferrari.html
Che dire. Con il suo stile e le sue competenze Arrivabene ce l’ha messa senza dubbio tutta. Motor Chicche aveva però già dopo Monza evidenziato – VEDI LINK SOPRA - che al timone della Ferrari mancava l’ esperienza racing come c’è per esempio alla Mercedes con Wolff e Lauda, alla Red Bull con Horner e Marko e ora alla Mc Laren (De Ferran). Binotto è un tecnico ma viene facile il possibile parallelismo con Ross Brown che ha saputo gestire alla grande la BrownGp, ha gettato le basi dell’attuale grandezza Mercedes e ora è dirigente Liberty Media. I ranghi Ferrari sono di ottimo livello: vanno incentivati e motivati a dovere; Binotto dovrà rendere vincente il mix tra la sua nota brillantezza ingegneristica e il freddo raziocinio di chi ha il compito di decidere tutto e bene. Ri-auguri!


P.S.: Arrivabene, grande amico di Andrea Agnelli, andrà a ricoprire un ruolo operativo alla Juventus?
          Stefania Bocchi, moglie di Arrivabene e portavoce Ferrari, resterà a Maranello?

lunedì 7 gennaio 2019

HAPPY BIRTHDAY / HAMILTON 34 ANNI, IL PRIMO AVVERSARIO E' HAMILTON STESSO



(7/1/2019) – Buon compleanno a Lewis Hamilton, oggi 34 anni. Già cinque volte campione del mondo di F1, come Fangio, è il pilota che più di tutti può insidiare i record assoluti detenuti da Michael Schumacher. Può assolutamente riuscirci, il suo più grande avversario è infatti Hamilton stesso. Certo, vedremo se la Ferrari riuscirà a mettere in pista, come chiede Vettel, una monoposto buona anche nella seconda parte della stagione ma l’impressione è che la Mercedes continuerà comunque a restare…freccia d’argento e che Lewis possa evolversi ulteriormente dopo un’annata, quella appena trascorsa, nella quale a detta di tutti ha raggiunto la più alta vetta di maturità (e di furbizia). Allora, il vero rischio sulla strada della supremazia è costituito da Hamilton stesso.

 


Il talento c’è, si sa, ma per effettuare il successivo passo evolutivo l’inglese ha altresì bisogno di stimoli. E’ stato così un po’ in tutta la sua vita: da quando frequentava le scuole, alle prese con i bulli o con le materie più ostiche, alle prime armi sui kart, ambiente dove il colore della sua pelle non passava inosservato. Dalle affollate formule propedeutiche alla contrapposizione in F1 con blasonati avversari, compagni di squadra e non, ai quali ha portato rispetto ma mai reverenza (Alonso, Rosberg, Vettel). E’ nella sua indole più profonda la capacità di reagire, la determinazione ad arrivare, l’ambizione (la certezza?) di primeggiare. Ma per fare questo, nel migliore modo possibile, gli occorre la “spinta”, l’evento contrario, l’obbiettivo della risalita. Lo ha sempre detto: “Le avversità mi rendono più forte”. Insomma, il “ricrearsi” costantemente e nella maniera più gloriosa è la sua grande forza che, d’altronde, pervade anche la sua vita privata. Non ha ancora deciso cosa fare dopo le corse (Ferrari nel mirino, intanto) e non ha ancora concesso definitivamente il suo cuore ad una donna, ma intanto vince e se la spassa. Alla grande, come sempre. Auguri!

giovedì 3 gennaio 2019

SCHUMACHER 50, NEVER GIVE UP



(3/1/2019) – Al Museo Ferrari di Maranello c’è la calca dei momenti importanti: l’inaugurazione della mostra “Michael 50”, allestita in occasione del compleanno del campione tedesco, ha richiamato tantissimi tifosi e rappresentanti degli Scuderia Ferrari Club di tutta Europa. L’omaggio al sette volte campione del mondo di F1, organizzato in collaborazione con la Fondazione Keep Fighting, è un racconto della sua carriera, dei suoi record (91 vittorie, 155 podi), delle monoposto Ferrari più importanti tra quelle guidate nei suoi undici anni con la Scuderia.
Nella testa di tutti, le ultime “esternazioni” che, finalmente, danno l’immagine di un uomo in ripresa dopo l’incidente sugli sci di 5 anni fa. Dalla famiglia abbiamo appreso che il ferreo riserbo sulle sue condizioni è una volontà espressa proprio da Michael, per il quale si sta facendo “tutto ciò che è umanamente possibile”; nel contempo parole di speranza sono arrivate da Jean Todt, che è la persona più presente nella sua vita dopo i familiari, e da Luca Cordero di Montezemolo. I visitatori avranno modo di scoprire anche un lato meno conosciuto di Schumacher, quello di sviluppatore. Dopo avere lasciato la Formula 1, infatti, il campione di Kerpen rimase in Ferrari non solo per aiutare la Scuderia ma anche per contribuire alla messa a punto di alcune vetture stradali, come la 430 Scuderia del 2007 e la Ferrari California del 2008.




E’ dunque un giorno lieto e di speranza. Per ricordare Schumacher, e anche il suo eterno dualismo con Senna, riporto le considerazioni dei suoi primi tre compagni di squadra: da Andrea De Cesaris che se lo vide affiancare all’improvviso in Jordan al GP del Belgio 1991 in sostituzione di Ghacot a Nelson Piquet, a sua volta affiancato dopo il blitz di Briatore che lo portò immediatamente alla Benetton defenestrando senza tanti complimenti Moreno, infine A Martin Brundle che nel 1992 è stato il primo team mate di una stagione completa, sempre alla Benetton.

ANDREA DE CESARIS – “Ho impresso il ricordo di quando esordì con la Jordan F1 al mio fianco. Il mio ingegnere elettronico mi venne vicino e mi chiese perché non facevo in pieno “l’Eau Rouge”, una delle curve più difficili di tutto il Mondiale. Io gli chiesi perché mi facesse quella domanda dopo solo una sessione di prove libere, perché volevo prendere più confidenza con quella curva micidiale, e la risposta fu: “Michael la fa piena”! Questo fu il suo esordio in Formula 1….”.

NELSON PIQUET - “Schumacher ha avuto la capacità di vincere con la Benetton e poi il coraggio di passare alla Ferrari che nel 1996 non era competitiva. E lui l'ha riportata alla conquista del mondiale vincendone poi tre in fila. Senna invece ha sempre corso con le migliori macchine e quando decise di lasciare la McLaren firmò per la Williams che già era al top”.

MARTIN BRUNDLE - “Ho visto molti piloti talentuosi anche se diversi fra loro. Ma non ho ancora visto un altro Ayrton. Probabilmente Michael Schumacher è stato uno di quelli che si è avvicinato di più a lui. Ma Schumacher guidava con la testa, Senna con il cuore. Schumacher è stato uno dei piloti più completi, Senna era più naturale. Stiamo parlando sempre di piccoli particolari. Entrambi sono stati due dei migliori piloti visti in F1”.