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venerdì 7 dicembre 2018

24 ORE DAYTONA 2019: ROBA DA TOP DRIVERS




(7/12/2018) – La 24 Ore di Daytona rappresenta il primo, grande evento della stagione entrante del

motorsport: nel 2019 l’appuntamento inaugurale del campionato IMSA è fissato per il 26-27 gennaio. Ma quello che renderà ancora più elettrizzante la prossima classica endurance della Florida è l’incredibile platea di top driver che sarà della partita. L’ultimo nome iscritto è quello di Rubens Barrichello, ex ferrarista e ora star della Stock Car Brasil, che correrà su una delle due Cadillac DPR V.R. della JDC Miller Motorsports. La notizia precede di pochi giorni quella che riguarda un altro sudamericano, un altro ex F1 come Pastor Maldonado che affronterà per la prima volta la maratona americana al volante di una Oreca-Gibson 07 LMP2 del team DragonSpeed, la stessa con la quale disputa il mondiale endurance WEC.
E’ nota da tempo la partecipazione “pesante” di Fernando Alonso che, dopo l’annuncio del ritiro, per la prima volta non avrà in agenda la F1 e quindi focalizzerà la stagione sull’obiettivo Triple Crown con la 500 Miglia di Indianapolis in primis, ma anche la vittoria a Daytona, dopo l’esperienza già maturata nel 2018 con la United Autosport di Zak Brown, lo alletta molto. Nel 2019 proverà il colpaccio questa volta su una Cadillac classe Dpi del Wayne Taylor Racing: “Spero di lottare per la vittoria, la 24 Ore di Daytona è senza dubbio una delle più grandi gare del motorsport in America e nel mondo”, il suo proclama. Altro motivo di grande interesse sta nella partecipazione dell’inesauribile Alex Zanardi che a Miramas ha recentemente rifinito l’approccio alla BMW M8 GTE appositamente allestita per lui, tipo la frenata azionata a mano e palette del cambio al volante. Particolare attenzione è stata riposta nella procedura di cambio-pilota.
Insomma, che dire: in attesa di altre novità il count-down scorre inesorabile come la passione di questi grandi e coraggiosi piloti.

martedì 4 dicembre 2018

F1 NEW BRITISH WAVE, TROPPO TARDI PER WILL STEVENS



(4/12/2018) – TOO LATE FOR WILL STEVENS. La stella Lewis Hamilton e poi le nuove leve George Russell, Lando Norris e, in extremis, Alexander Albon. L’Inghilterra torna a far la parte del leone in F1 con quattro piloti della terra d’Albione che faranno parte del…parterre de roi 2019. Me ne ero già occupato nel 2016.

https://motor-chicche.blogspot.com/2016/02/la-difficiile-eredita-di-lewis-hamilton.html

A questo punto, quasi dispiace per Will Stevens che, evidentemente, non ha colto l’onda buona. Lo ricordate? Nel 2014 il pilota di Rochford proveniente dalla WS 3.5 by Renault, riuscì a debuttare in F1 al volante della Catheram, dopo esserne stato tester, nell’ultimo gran premio di quella stagione. Il team navigava davvero in brutte acque, tanto è vero che prese parte alla gara dopo un doppio stop e solo grazie ad una ardita ma riuscita operazione di crowfunding alla quale contribuì anche l’ambizioso inglesino. Messo il piede dentro, arrivò la possibilità Manor per il 2015. Ma buttava male anche in seno a questa scuderia che non riuscì neanche a mettere le due monoposto in pista nell’appuntamento inaugurale di Melbourne. Il resto della stagione fu, sostanzialmente, un calvario e fu già molto portare la vettura al traguardo ma sempre nelle retrovie. La battaglia, per Stevens, consistette nel far meglio del compagno di squadra spagnolo Mheri poi sostituito dallo yenkee Alexander Rossi che, per la verità, si dimostrò più veloce dell’inglese.

Da allora Stevens, che oggi ha 27 anni, si è buttato anima e corpo nelle ruote coperte dove si è tolto molte soddisfazioni a dimostrazione delle sue buone qualità: WEC 2016 (secondo alla 24 Ore di Le Mans in classe LMP2), Blancpain GT Series 2017 (primo di classe a Le Mans con una Ferrari 488 del JMW Motorsport) e infine ELMS dove corre nel team dell’ex pilota di F1 francese Panis e dell’ex portiere della nazionale transalpina (e poi buon pilota) Barthez. Condivide la Ligier JS217-Gibson con Timothe Buret e Julien Canal con i quali è salito spesso sul podio. Un’esperienza che lo gratifica molto: “Ho capito quanto sia eccitante guidare una vettura prototipi in endurance”. Panis lo coccola: “Ha un grande talento”. Ricordo che un collega blogger inglese lo definì l’erede di Hamilton. La domanda, dunque, è: dove sarebbe arrivato in F1 Will  Stevens con una monoposto sufficientemente competitiva?


sabato 1 dicembre 2018

WAITING SCHUMACHER. MICHAEL VERSO I 50 ANNI


(1/12/2018) – E’ un buon segno il fatto che, a cinque anni dal suo disgraziato incidente con sulle nevi francesi di Meribel (29 dicembre 2013), si torni a parlare molto di Michael Schumacher? Ovviamente si spera proprio di sì perché, se per molto tempo la moglie Corinna ha completamente azzerato ogni news che lo riguardava, negli ultimi tempi le cose sembrano essere cambiate. La figura del grande ex ferrarista, sette volte campione del mondo, è infatti tornata di nuovo a far frequente parte delle cronache dei motori e non solo per l’inevitabile collegamento con le gesta vittoriose del figlio Mick, neo campione europeo di F3 e prossimo pilota di F2 con vista già sulla F1 (porte aperte alla Ferrari, è stato già dichiarato…). No, si torna finalmente a parlare proprio di lui ed è una buona cosa perché, pur rispettando il volere della famiglia, i tifosi – sempre tantissimi – è questo che vogliono: sentirlo vicino, presente.
Prima ha cominciato Corinna stessa che, secondo quanto riportato dalla rivista tedesca Bunte, in una lettera inviata al musicista tedesco Sascha Hercenbach, autore di un inno dedicato a Michael intitolato “Born to fight, avrebbe aggiunto in una lettera di ringraziamento “Michael è un combattente e non si arrende”. Tanto è bastato per rincuorare migliaia di fans e appassionati.
Poi, sempre la famiglia, ha diffuso un bel video girato poco tempo prima dell’incidente nel quale il grande campione tedesco riassume le sue emozioni e considerazioni sugli anni in F1: dalla felicità per la conquista del primo titolo con la Ferrari nel 2000, alla celebrazione della rispettosa amicizia con Mika Hakkinen e della importanza di un tecnico come Ross Brawn, fino al tifo giovanile per il calciatore Toni Schumacher. Poi i dogmi della sua grandezza: la ferrea tendenza al costante miglioramento, il riconoscimento del valore del lavoro di squadra, la valenza dei primi anni sui kart.
Infine, le recenti dichiarazioni dell’arcivescovo tedesco Padre Georg, sempre al giornale Bunte che, per la prima volta, svelano l’attuale aspetto di Schumacher, incontrato nell’estate 2016: “Il viso resta quello che conosciamo, solo un po’ più pieno”. Poi altre parole cariche di speranza: “Sente l’amore delle persone che gli sono intorno e si prendono cura di lui. Una persona malata ha bisogno di discrezione e comprensione”.
Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per arrivare con maggiore serenità ad una data nella quale si parlerà ancora di più di lui e cioè il 3 gennaio 2019 quando cioè Schumacher compirà 50 anni. Nel ritirare un premio della rivista Auto Bild, Jean Todt ha avuto nuove parole di grande affetto nei suoi confronti (che va a trovare due volte al mese): "Il tempo passato con lui è il migliore della mia vita". La storia sportiva e umana che i due hanno vissuto e scritto è un legame eterno che ora…si rinnova: pare infatti che la carriera del figlio Mick possa essere gestita dalla società di management di Nicolas Todt, il figlio di Jean.

martedì 27 novembre 2018

PNEUMATICI F1: VINCE PIRELLI MA HANKOOK FA SUL SERIO NEL MOTORSPORT


(27/11/2018) – Oggi e domani i test Pirelli 2019 ad Abu Dhabi. Il produttore milanese ha battuto la concorrenza della Hankook e continuerà dunque la fornitura esclusiva degli pneumatici per le F1 nel quadriennio 2020-2023, assumendo così anche l’incarico del traghettamento dai 13 ai 18 pollici a partire dal 2021. Un impegno rinnovato e soprattutto una nuova sfida all’orizzonte che però è già nelle corde della Pirelli: nel 2014 a Silverstone il tester Lotus di allora, Charles Pic, effettuò 14 giri sulla E22 con i nuovi pneumatici più stretti e alti. E’ chiaro che la guida delle monoposto cambierà abbastanza radicalmente con l’adozione del nuovo formato – Pic riferì di comportamenti più “nervosi” e più “immediati” della vettura - ma c’è tempo per calibrare il tutto.
Ma torniamo alla Hankook che si era abbastanza coraggiosamente candidata per calcare anche il palcoscenico della F1 oltre ai diversi impegni che la Casa sud-coreana già persegue nel motorsport. Probabilmente, la massima formula automobilistica sarebbe stata confacente agli annunciati programmi che prevedono il rafforzamento della posizione di marca premium dell’azienda. Hankook è una realtà industriale consolidata: i risultati finanziari per il terzo trimestre 2018 evidenziano vendite globali consolidate pari a 1,76 bilioni di KRW (1,35 miliardi di euro) e un profitto operativo di 184,6 miliardi di KRW (141,5 milioni di euro) con una crescita del 4,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

HANKOOK NEL MOTORSPORT - Hankook e il motorsport, si diceva: un impegno che forse non tutti conoscono bene. Intanto è partner esclusivo del DTM dal 2011 ma l’impegno e gli orizzonti sono più ampi. “In Europa – dice Han-Jun Kim, presidente di Hankook Tire Europa - gli sport motoristici sono di casa in molti mercati chiave di Hankook e costituiscono una parte importante del DNA del nostro brand. Pertanto cerchiamo sempre nuovi modi per sviluppare serie e formati interessanti in Europa con i nostri prodotti di alto livello. Il DTM è particolarmente importante per noi, anche se nella stagione abbiamo dovuto separarci da Mercedes-Benz; nella prossima stagione, tuttavia, grazie ad Aston Martin, potremo accogliere un nuovo costruttore premium. Anche la continuità nel sostegno alle nuove leve è una delle nostre priorità, in quanto permette di sviluppare i piloti vincenti di domani”. Ciò avviene grazie al supporto riservato a FIA Formula 4 Spain, SMP Formula 4, F4 British Championships certified by FIA e campionato europeo FIA Formula 3. Con orgoglio Hankook ricorda che molti piloti attualmente vincenti, come Max Verstappen, Lance Stroll, Esteban Ocon o Carlos Sainz, hanno affinato in F3 la loro tecnica con gli pneumatici da corsa Hankook. C’è il parere del nuovo campione europeo FIA Formula 3 Mick Schumacher: “Mi sono trovato molto bene con gli pneumatici da corsa Hankook. La costanza è sempre presente; il loro punto di forza è che durano per molti giri sulla maggior parte dei circuiti”.

Per le squadre ha un grande valore anche il Best Pit Stop Award di Hankook. Dal suo debutto nel DTM, il produttore di pneumatici premium assegna questo riconoscimento per onorare l’importantissimo lavoro degli uomini ai box. La squadra con il punteggio migliore, che nel corso della stagione è stata più veloce nel cambio degli pneumatici, viene premiata con un trofeo messo in palio quale coppa challenge. Inoltre, organizza ogni anno un evento esclusivo per la squadra vincitrice. In questa stagione, l’Audi Sport Team Phoenix, oltre ad aver difeso il titolo conquistato lo scorso anno, ha anche conquistato per la terza volta l’ambito premio.
Si guarda sempre avanti: all’inizio del 2018 è stato siglato un nuovo partenariato con la casa automobilistica britannica Radical. Da allora, il produttore premium equipaggia le auto da corsa e sportive di Radical tanto con la dotazione di pneumatici stradali Hankook Ventus quanto con il Ventus Race in versione slick (F200) e in variante da pioggia (Z217), impiegati con successo nelle serie di corse Radical di tutto il mondo, come ad esempio la North American Masters, l’European Masters o le serie Cup Middle East, Canada, Australia e Scandinavia.
Anche quest’anno, poi, Hankook è nuovamente sponsor del titolo e partner per gli pneumatici della 24H GT e Proto Series powered by Hankook, la più grande serie di endurance del mondo con quattro gare di 24 ore e quattro gare di 12 ore in occasione di otto tappe su tre continenti. Hankook, in questa stagione, è stata per la prima volta partner esclusivo per gli pneumatici della Rundstrecken Challenge Nürburgring (RCN), una delle più antiche serie racing di massa d’Europa. Inoltre, anche quest’anno Hankook ha equipaggiato in esclusiva con i suoi pneumatici da corsa le classi SRO/GT4 e TCR nel quadro del campionato endurance VLN e della 24 Ore ADAC Zürich. Una novità nel calendario degli sport motoristici è stata in questa stagione l’Audi Sport Seyffarth R8 LMS Cup: la coppa monomarca si è svolta in sei tappe parallelamente al DTM e ha offerto a professionisti, Gentlemen e Under 21, l’opportunità di avvicinarsi al mondo GT4 Sport.


lunedì 26 novembre 2018

POST ABU DHABI GP / F1: CIAO 2018, AVANTI 2019. SORRISI E LACRIME



(26/11/2018)F1 2018 / 2019: SMILES AND TEARS. Con il Gran Premio di Abu Dhabi, 100° dell’era ibrida, e la 73^ vittoria di Hamilton, già campione del mondo per la quinta volta, va in archivio la stagione 2018 di F1 e si apre ufficialmente quella 2019. La Ferrari si deve inchinare allo strapotere Mercedes e conquista entrambe le piazze d’onore con Vettel e Raikkonen mentre la Red Bull si conferma insidioso incomodo con un Verstappen sempre stellare. Il tempo di cambiarsi le tute e di rimettere in sesto le monoposto – soprattutto la Renault di Hulkenberg… – e già domani e dopodomani inizia il 2019 con i test Pirelli e l’entrata ufficiale in scena dei piloti 2018 sulle loro prossime monoposto. Ma facciamo un sintetico e prospettico bilancio dell’annata, in base a sorrisi e lacrime

 

SORRISI/SMILES – Sorride alla grande Hamilton, sempre più stella on track e off track (negli Emirati ieri per lui c’era l’attore americano Will Smith). Nulla sembra frenare gli sviluppi delle Frecce d’Argento, che lui non manca di accarezzare e osannare, e quindi può dormire sonni tranquilli con un chiaro obiettivo ormai già in vista: i 7 titoli mondiali, attuale record by Michael Schumacher.

Sorride anche Max Verstappen che, finalmente, ha fatto segnare più punti complessivi del compagno di squadra Ricciardo. E’ maturato e si è tolto altre soddisfazioni. Il suo atteggiamento può piacere o non piacere ma il valore aggiunto a questa F1 lo porta lui e nel 2019 sarà il N° 1 incontrastato della Red Bull motorizzata Honda alla quale, ad oggi, tutti concedono ampia range di sviluppo. Quindi, occhio all’olandesino terribile!

Poi c’è un trio che, finalmente terminata la stagione, sorride perché ora tocca a loro e non vedevano l’ora. Prendi per esempio Lance Stroll: il canadese conta i secondi che lo separano dal calarsi nella agognata ex Force India ora Racing Point acquistata da papà. Tutta un’altra cosa rispetto a quella Williams che, a sentir lui, ha azzoppato ogni sua velleità. Poi Pierre Gasly che ha un’occasione d’oro per riportare con una certa regolarità un pilota francese sul podio: il passaggio dalla Toro Rosso alla Red Bull è pura gioia anche se il futuro compagno Verstappen e il motore Honda sono fonti di una certa apprensione. Ma la progressione del bravo pilota di Rouen prosegue e fa piacere. Infine, il sorriso più grande è certamente quello di Charles Leclerc che a 21 anni, da domani, entra a far parte della STORIA della F1 vestendo la tuta rossa della Ferrari. Complimenti e auguri a lui, sperando che il sorriso permanga intatto per tutto il 2019.





LACRIME/TEARS – Lacrime virtuali per l’enigmatico Sebastian Vettel che, statene certi, al di là delle parole di prammatica non ha assolutamente digerito l’esito del campionato che sembrava davvero poter essere suo. Ha compiuto errori, anche marchiani, ma ha chiarito che anche senza quelli la Ferrari non avrebbe vinto. Insomma, anche quest’anno la Rossa non è stata all’altezza delle sue ambizioni. Il tempo passa e la frustrazione aumenta: sindrome Alonso?

A proposito, lacrime per Fernando Alonso che lascia la F1. Un ritiro incredibile, quello dello spagnolo che non ha azzeccato i tempi del suo ritorno alla Mc Laren né ha trovato un altro team di pari lignaggio intenzionato ad ingaggiarlo. Peccato perché, come tutto l’ambiente sa bene, la sua forza è intatta. Per questo il suo addio sa di obbligatorietà, un po’ quello che accadde nel 2006 a Schumacher che avrebbe volentieri continuato con la Ferrari ma l’ingaggio non rinviabile di Raikkonen e il possibile sacrificio dell’amico Massa lo indusse alla decisione di attaccare il volante al chiodo (tre anni dopo, infatti, tornò con mucho gusto alla Mercedes).

Piange lacrime amare Valtteri Bottas, sì proprio lui. Lo ha detto: è stata la sua annata più brutta, confermata infatti dalla deludente quinta piazza finale in classifica, dopo aver sognato ben altro. La mancata vittoria di Baku per una foratura ma soprattutto l’aver dovuto sottostare agli ordini di scuderia pro-Hamilton lo hanno proiettato in un cono d’ombra dal quale potrebbe non uscirne più. Per l’incupito finlandese si mette male: non solo è stato marchiato col ruolo di “secondo” ma Toto Wolff, per il 2019, gli ha giocato un brutto scherzetto psicologico ingaggiando quale terzo pilota quell’Esteban Ocon che già da tempo grida ai quattro venti di essere predestinato a guidare una Mercedes!

venerdì 23 novembre 2018

DOCTOR STRANGE VETTEL AD ABU DHABI


(23/11/2018) – Cosa succede a Sebastian Vettel? Il pilota della Ferrari chiude questa stagione che ha premiato il suo arci-rivale Hamilton con il sorriso tirato. Anzi, sembra proprio triste. Che differenza rispetto a cinque anni fa, il 24 novembre 2013, Gran premio del Brasile: con la Red Bull Seb vinse la sua ultima gara con l’imbattibile monoposto – era la RB9 - dell’imbattibile Adrian Newey. Sfuriata iniziale di Rosberg su Mercedes, poi il facile sorpasso e il dominio: 13^ vittoria stagionale, nona consecutiva, quarto titolo mondiale in bacheca. Che bellezza. L'orizzonte, oggi, è nuvoloso. La frase proferita ieri ad Abu Dhabi è piuttosto esemplificativa: “Non ho ancora pensato al futuro, a come ripartire dopo una stagione così difficile. L’importante sarà farlo con felicità, questa è la cosa più importante”. Felicità che, evidentemente, ora non c’è. Qualche osservatore sottolinea come, negli ultimi tempi, il campione tedesco sia stato visto molto spesso in compagnia dei suoi vecchi amici della Red Bull, quasi a cercare di ritrovare un calore umano che forse gli manca.

Eh, tempi magnifici, quelli a Milton Keynes. Poi, nel 2014, l’avvento dei motori turbo sovvertì gerarchie e certezze. Le vittorie non arrivarono più, a differenza di quanto seppe però fare il più brillante compagno di squadra Ricciardo. Anche in quel periodo, il sorriso si spense, i modi diventarono scorbutici, la mente vagava verso altre direzioni. Alla Ferrari, dove è approdato da ormai quattro anni, non sono certo mancati momenti di gloria, di intima ed enorme soddisfazione. Ma qualcosa, soprattutto in questo finale di stagione 2018, non ha convinto il pilota di Heppenheim. Lo ha disturbato. “Abbiamo avuto una buona macchina, ma non dominante come la Mercedes”, sottolinea. Il titolo che questa volta sembrava nelle sue mani è invece sfuggito (anche grazie a suoi errori clamorosi, non sempre riconosciuti), la stampa bacchetta lui e glorifica Hamilton che macina record e ha eguagliato Fangio, la Scuderia di Maranello soffre il dopo-Marchionne e, nonostante il suo endorsement pro Raikkonen, per il 2019 gli ha affiancato il rampante monegasco Leclerc.

Riuscirà, come dice lui, a ripartire con ottimismo? E’ un bel dilemma: cosa succederà se la nuova monoposto Ferrari non sarà più competitiva della Mercedes? Se anche la Red Bull disturbasse stabilmente i nuovi sogni di gloria? Se Leclerc dovesse rivelarsi più veloce di Seb? A quel punto, Vettel potrebbe diventare ingestibile e imprevedibile. Nel 2019 compirà 32 anni, ha moglie (Hanna Prater) e due figlie piccole, Emilie e Matilda, rispettivamente 4 e 3 anni. E’ in pista dal 1995, con i kart, e in F1 dal 2006. E’ l’unico pilota del Circus assente dai social. Ora c’è Abu Dhabi, poi verrà il tempo del riposo e della riflessione, la Race of Champions in coppia con Mick Schumacher. Quello che pensa oggi e che si aspetta domani è riassunto in questa dichiarazione: “Penso che dovremo rinforzare il pacchetto, visto che quest’anno in alcune occasioni ci è mancata un po’ di velocità; ma stiamo lavorando intensamente per quel passo avanti che farà la differenza. Chiunque lavora alla Ferrari ama quello che fa e si sente privilegiato di fare parte di questo team”.

giovedì 22 novembre 2018

KUBICA - WILLIAMS F1 2019: NOTHING IS IMPOSSIBLE




(22/11/2018) – La notizia del ritorno in F1 di Robert Kubica è una buona notizia. Per molti motivi. Innanzi tutto per Robert stesso che ha dedicato la sua vita ai motori. Poi per la Williams 2019 che, francamente, non poteva affidarsi ancora a due piloti a corto di esperienza e che ha colmato quindi un vuoto. Infine per il Circus della F1 che ritrova non solo un pilota di solido talento ma anche un personaggio umano, simpatico, amato dagli appassionati, seguito da tantissimi fans personali. Salutiamo quindi con piena soddisfazione questa decisione del team inglese e del pilota polacco che, si badi bene, ha rinunciato a far parte della Scuderia Ferrari declinando l’offerta di prendere il posto di Kvyat e Giovinazzi al simulatore. Un diniego non da poco, per un amante della Rossa come Kubica che, prima dell’incidente, era davanti al portone principale d’ingresso a Maranello richiuso dal destino… Vicino, il 7 dicembre, a compiere 34 anni ha scelto di fare quello che sente di poter ancora fare, e fare bene: il pilota della massima formula. Nel corso del 2018, vissuto in veste di fremente terzo pilota Williams, ha almeno avuto il tempo e relativa tranquillità per valutare le sue condizioni, ponderare le sue risposte a tutti i livelli, ricalibrare la sua gestualità al volante di una moderna monoposto F1. Alla fine ha avuto la risposta che cercava: “Capisco che probabilmente a questo ritorno non avrebbe creduto nessuno e probabilmente sono stato il solo a non arrendersi mai, ma se non fossi in grado di pilotare in maniera competitiva non sarei qui. Negli ultimi 16 mesi ho visto che sono in grado di riuscirci”.

Dopo l’incidente al rally ronde di Andora, il 6 febbraio 2011, e il grave infortunio al braccio destro molti, al posto suo, non avrebbero avuto la forza di reagire. Intendiamoci, probabilmente anche lui deve aver passato momenti in cui l’idea di alzare bandiera bianca deve essergli balenata per la testa. Ma l’affetto della famiglia e dei tifosi, unito alla sua forza interiore, hanno avuto la meglio. Il percorso, lungo e bellissimo, iniziato all’età di 4 anni con i kart non poteva essere interrotto senza una nuova chance. Una sfida personale, prima ancora che sportiva. Ricca di insidie, certamente, ma non per questo da schivare. E’ stato protagonista sia di momenti indimenticabili in pista – vedi la prima vittoria Canada 2008 ma anche Monza 2006 - di brutti incidenti, si è cimentato con coraggio nei rally, si è riavvicinato con umiltà alle piste, senza nascondere dubbi e debolezze, ma infine il sacro fuoco della F1 si è ravvivato. Non si era affatto spento, anzi covava possente nelle sue più intime pieghe. Kubica sa essere duro in pista, non può essere altrimenti, ma possiede e conserva un’anima buona, genuina. Bellissime infatti le  parole con le quali ha autocelebrato questo incredibile ritorno: “Spero di essere da esempio per il team e di poter guidare la rinascita. Non vedo l’ora di tornare a correre. Questo ritorno in F1 resterà come uno dei più grandi traguardi della mia vita”.