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martedì 19 giugno 2018

ORGOGLIO MINARDI: 30 ANNI FA A DETROIT IL PRIMO PUNTO IN F1

(19/6/2018) – GP USA-EST 1988: FIRST SCORE FOR MINARDI F1. Sono passati 30 anni - era il 19 giugno 1988 - da quando, alla quarta stagione in F1, la Minardi riuscì a conquistare i primi punti: al Gran Premio degli Stati Uniti di Detroit Pierluigi Martini si classificò sesto al volante della M188 da quell’anno motorizzata Ford e non più Motori Moderni by Carlo Chiti. La grande avventura nella massima formula del Team romagnolo cominciò così a dare frutti e anche per il forte pilota di Lugo quella gara segnò il debutto nello score dei gran premi. Tra l’altro, Martini, che nel 1985 aveva condiviso l’ebrezza del debutto assoluto della Minardi, tornò al volante di una F1 proprio in quella occasione rimpiazzando lo spagnolo Adrian Campos il cui rapporto con il Team “esplose” dopo tre mancate qualifiche consecutive. Sia in prova che poi in gara, fu subito più rapido del compagno di squadra, l’altro spagnolo Luis Perez Sala.


LA GARA - Dopo una fiammata iniziale delle Ferrari di Berger e Alboreto, fu un affare privato tra le due imprendibili Mc Laren-Honda di Senna e Prost, alla fine primo e secondo. Scattato dalla ottava fila col 16° tempo in qualifica su 26 partenti, in quella assolata domenica Martini sulla nera e gialla monoposto di Faenza numero 23 si disimpegnò alla grande tra gli infidi muretti del circuito cittadino del Michigan “approfittando” dei tantissimi ritiri (ben 17!) per incidenti e guai meccanici ma anche rinunciando strategicamente al cambio gomme. L’insperato piazzamento - nel 1988 il sesto posto dava un punto - costituì una vera boccata d’ossigena per la Minardi che da allora potè evitare la cosiddetta tagliola delle pre-qualifiche e guardare al prosieguo del campionato con maggiore serenità e tanto, tanto orgoglio tricolore. 

CENTENARIO DELLA MORTE DI FRANCESCO BARACCA. LA STORIA DEL CAVALLINO RAMPANTE


(19/6/2018) – Oggi è il Centenario della morte di Francesco Baracca, eroe dell’aviazione militare italiana ai tempi della prima Guerra Mondiale ma non solo. Il suo nome, infatti, si ricollega automaticamente alla storia della Ferrari. Perché? L’asso dei combattimenti aerei aveva, come tutti i piloti, un’insegna personale ben impressa sulla fusoliera del suo aereo: un cavallino rampante

Quello che, dalla 24 Ore di Spa del 1932, appare sulle vetture da competizione messe in pista da Enzo Ferrari – anche se non era presente sulla prima vera Ferrari, la 125 del 1947 - e che a tutt’oggi contraddistingue anche le formidabili auto GT di Maranello! Questa leggendaria lieson nacque grazie alla iniziativa della madre di Baracca, contessa Paolina Biancoli, che offrì all’intraprendente Enzo Ferrari la possibilità di utilizzare quella effigie. “Le porterà fortuna”, disse, e così è stato. Il futuro Drake aveva conosciuto il padre, Conte Enrico Baracca, a Bologna, presso l’agenzia Alfa Romeo che dirigeva. L’amicizia si rinsaldò in occasione della partecipazione del Ferrari-pilota al Circuito del Savio (Ravenna) negli anni 1923 e 1924, quando fu anche ospite presso le abitazioni dei Baracca a Lugo di Romagna e a San Potito.


EROE DELL'AVIAZIONE ITALIANA - Francesco Baracca nacque a Lugo il 9 maggio 1888 e ha con Modena un altro legame: nella città ducale e poi “capitale dei motori” frequentò l’Accademia Militare. La scelta del Cavallino Rampante avvenne però ai tempi della scuola di cavalleria presso il 2° Reggimento “Piemonte Reale” che aveva quale stemma araldico proprio quell’emblema. Intrapresa quindi la carriera militare nell’aviazione e scoppiata la Grande Guerra, si distinse nei combattimenti contro i temibili velivoli austro-ungarici per precisione, ardimento ma anche cavalleresco rispetto nei confronti dei piloti nemici. Le statistiche contano 34 abbattimenti che gli valsero tre medaglie d’argento al valor militare, l’ultima delle quali convertita in medaglia d’oro. Il 19 giugno 1918, a Nervesa della Battaglia, sui cieli del Montello, la sua ultima missione, l’abbattimento, la morte. Al leggendario emblema del Cavallino, inserito in uno scudetto o anche in un rettangolo, Enzo Ferrari aggiunse lo sfondo giallo, il colore dell’amata città di Modena, e tre righe tricolori. Oggi a Lugo, dove c'è un Museo dedicato, le celebrazioni. Sfrecceranno anche le Frecce Tricolori.


domenica 17 giugno 2018

ENZO FERRARI PILOTA: 95 ANNI FA LA VITTORIA AL PRIMO CIRCUITO DEL SAVIO


(17/6/2018) - Nel trentennale della scomparsa di Enzo Ferrari, risalta un’altra ricorrenza che riguarda questo Titano dell’automobilismo: il 17 giugno 1923, giusto 95 anni fa, il Ferrari pilota vinse il primo Circuito del Savio, in quel di Ravenna (quest’anno la rievocazione). La carriera di pilota, iniziata nel 1919 su CMN, sembrava dunque arridere l’aitante e molto determinato giovanotto modenese, sei anni prima la posa del primo mattone di un impero delle corse: la costituzione della Scuderia Ferrari. Tra l’altro, proprio in occasione della gara romagnola, il futuro Drake ebbe modo di cementare l’amicizia con la famiglia dell’eroe dell’aviazione italiana Francesco Baracca – già conosciuta a Bologna – da cui l’iniziativa, proposta dalla madre, Contessa Biancoli, di utilizzare sulle sue vetture l’effigie del famoso cavallino rampante che il figlio portava sulla carlinga dell’aereo.

FERRARI PILOTA - Come detto, la carriera di Enzo Ferrari pilota ebbe inizio nel 1919 con un quarto posto sui polverosi tornanti della Parma-Poggio di Berceto, esperienza ripetuta l’anno successivo allorchè si classificò secondo. Stessa posizione, ma in una competizione ben più importante, la colse sempre nel 1920 alla Targa Florio affrontata al volante di un’Alfa 20-40 quattro litri e mezzo. Nel 1921, ormai alfista, arrivarono le prime vittorie di categoria al Mugello e alla Aosta-Gran San Bernardo (che vincerà in seguito ma occasionalmente al volante di una Steyr). Ferrari ha sempre ricordato con piacere la vittoria del 1923 al Circuito del Savio – i box erano sistemati di fronte alla chiesa di Sant’Apollinare in Classe - dove corse insieme al meccanico Giulio Ramponi e dove ottenne anche il giro più veloce. Si ripetè nel 1924, il suo anno migliore: primo al circuito del Polesine e soprattutto primo alla Coppa Acerbo a Pescara, battendo la Mercedes fresca di trionfo alla Targa Florio. Vinse anche il Chilometro lanciato di Ginevra per vetture Sport. Nel frattempo, Ferrari vide crescere in lui il senso dell’organizzazione, il desiderio di “costruire” qualcosa nell’ambito dell’automobilismo, e le ultime corse le disputò nel 1931, la Bobbio-Monte Penice e il Circuito delle tre provincie (secondo). Nel 1932 il figlio Dino era in arrivo e, con lui, si doveva compiere la promessa: smettere di correre. Ma non di diventare magnifico protagonista delle quattro ruote.

FLASHBACK / GP SVEZIA 1978. LAUDA, PRIMA VITTORIA CON LA BRABHAM…VENTILATORE


(17/6/2018) – Gran Premio di Svezia, Anderstorp, 17 giugno 1978, 40 anni fa: e finalmente Niki Lauda riuscì a vincere, con la Brabham BT46 B munita di …ventilatore, la sua prima gara dopo il traumatico divorzio, l’anno prima, dalla Ferrari. Passato al Team di Ecclestone, l’austriaco aveva naturalmente in animo di dimostrare subito di poter rendere vincente la monoposto inglese e di dare così uno schiaffo “morale” al Cavallino. Ma a metà campionato, le Lotus di Andretti e Peterson dominavano, la Ferrari di Reutemann aveva già vinto due gran premi (Brasile e Long Beach) e lui era salito sul podio tre volte (Argentina, Brasile e Montecarlo). Per sovvertire le gerarchie, quel genialaccio del DT Gordon Murray pensò di adottare un sistema lanciato dalla Chaparal 2J nella Can-Am e cioè di dotare la vettura di una grossa ventola posteriore che, azionandosi, garantiva un effetto suolo mostruoso senza bisogno delle fiancate laterali sigillate a terra dalle famose minigonne. Fin dalle qualifiche, Murray & C. si resero conto della tremenda efficacia della soluzione – la vettura, ricorda il capo-meccanico Cuoghi che aveva seguito Lauda, si incollava all’asfalto anche da ferma e fu necessario ricorrere a molle più robuste- tanto da consigliare i piloti di non spingere troppo e di girare addirittura col pieno per non impressionare la concorrenza che però già seminava dubbi e proteste su quella trovata apparentemente bizzarra. La pole fu di Andretti, seguito da Watson e Lauda su Brabham e quindi da Peterson.

LA GARA – Pronti-via, e Andretti come al solito schizzò in testa. Ma questa volta il siluro nero progettato da Chapman non fece il vuoto: Lauda riusciva infatti a tenere il ritmo dell’asso italo-americano e, anzi, appariva sempre più chiaro che questa volta poteva insidiarlo. E così fu: il campione del mondo in carica percorreva le piatte curve dell’autodromo scandinavo ad una velocità superiore a tutti e presto fu in grado di sferrare l’attacco ad Andretti. Da quel momento divenne imprendibile – Mario si ritirò per la rottura del motore – e vinse (la Brabham non ci riusciva da tre anni) davanti a Patrese su Arrows (primo podio per l’italiano) e a Peterson. Il clamoroso successo moltiplicò però le proteste degli avversari e alla fine la Federazione emanò il salomonico verdetto: vittoria confermata ma soluzione vietata (in un primo tempo si era pensato di concedere la facoltà di utilizzare la ventola per tre GP) poiché non conforme al regolamento che non prevedeva parti mobili. I piloti delle altre squadre, inoltre, si erano lamentati poiché dal posteriore della Brabham schizzavano pietre e quant’altro di potenzialmente pericoloso per chi seguiva quella insolita monoposto, vincente ma…troppo oltre.

venerdì 15 giugno 2018

F1 NOSTALGIA: GONZALES, HUNT, PALETTI

(15/6/2018) – La F1 sta cercando (disperatamente?) di recuperare il fascino perduto: l’aumentata sicurezza di circuiti e monoposto, l’assenza di più piloti carismatici, format a spiccato vantaggio delle televisioni hanno via via snaturato l’essenza della massima formula automobilistica. Per ritrovarla basta far riferimento a tre anniversari che cadono oggi 15 giugno e che riguardano Froilan Gonzales, James Hunt e Riccardo Paletti.

FROILAN GONZALES – Cinque anni fa, il 15 giugno 2013, nella natìa Arrecifes, la morte di “El Cabezon” o “Toro della Pampa” come veniva soprannominato, il pilota argentino classe 1922 che lega indissolubilmente il suo nome ad un evento fondante della F1 e della storia del motorsport. Fu lui, come ben noto, a portare alla prima vittoria una Ferrari sul circuito di Silverstone: era il 14 luglio 1951 e per il Drake, oltre alla intima soddisfazione di aver battuto l’Alfa Romeo, fu l’inizio di un’epopea inarrestabile. Froilan, anche pilota Maserati, fu dunque assoluto protagonista negli anni ruggenti, personaggio a suo modo insieme ai vari Fangio, Farina, Ascari e tanti altri cosiddetti “cavalieri del rischio”. Da non dimenticare la sua affermazione, in coppia con maurice Trintignant, alla 24 Ore di Le Mans del 1954.

JAMES HUNT – Un vero peccato la morte prematura, il 15 giugno 1993, a 45 anni, del campione inglese. Abbandonata la F1 nel corso del campionato 1979, si era dedicato ai commenti TV e…ai suoi amati pappagallini. Resta un’icona della F1 anni ’70 suggellati dalla conquista del titolo mondiale nel 1976, al culmine dell’acerrima sfida con l’amico-nemico Niki Lauda che tanta, decisiva notorietà regalò alla F1. Guascone, irriverente, insofferente alle regole, grande “consumatore” di donne nonché driver aggressivo e sprezzante di tutto ciò che riduceva l’essenzialità del pilota per guidare quei mostri di potenza: questo era Hunt. Al giorno d’oggi, uno come lui non avrebbe alcuna voglia di guidare le attuali monoposto…


RICCARDO PALETTI – Mancavano solo due giorni al suo 24° compleanno ma il terribile incidente alla partenza del Gran Premio del Canada 1982 spezzò la vita di questo pilota italiano tanto giovane e altrettanto promettente che oggi avrebbe compiuto 60 anni essendo nato il 15 giugno 1958 a Milano. Di famiglia benestante, forse arrivò troppo presto alla guida di una F1 ma aveva dimostrato di saper crescere e alla Osella poteva fare profittevole esperienza nonostante la scarsa competitività della monoposto torinese. Ragazzo mite, educato ma anche appassionato e molto determinato non ha avuto tempo di lasciare un segno ma il suo ricordo non sbiadisce e sempre grande è il rammarico per la tragica fatalità dell’incidente che lo coinvolse.

martedì 12 giugno 2018

FLASHBACK / GP CANADA 1983. LA PRIMA VITTORIA DI ARNOUX CON LA FERRARI

(12/6/2018) – CANADIAN GP 1983, FIRST VICTORY OF ARNOUX WITH FERRARI. Canada, dolce Canada per la Ferrari. Domenica scorsa la vittoria numero 50 di Sebastian Vettel, 35 anni fa – il 12 giugno 1983 – la prima vittoria di Rene Arnoux al volante della Rossa. Approdato a Maranello dopo l’annus horribilis segnato dalla morte di Villenueve e dall’incidente di Pironi, il francese coltivava la legittima aspettativa di puntare decisamente al titolo mondiale ma ci vollero otto gare per coronare il primo sogno e cioè di vincere per la prima volta con l’amata Ferrari (il compagno di squadra Tambay era già riuscito ad imporsi a Imola). Quel successo canadese, in effetti, rilanciò l’ex pilota Renault che poi si affermò a Hockenheim e a Zandvoort restando in lizza per la vittoria finale fino all’ultimo Gran Premio in Sudafrica. La lotta a tre con Prost (Renault) e Piquet (Brabham-Bmw) si risolse col successo del brasiliano e con Arnoux purtroppo penalizzato da qualche problema di troppo con la gestione degli pneumatici.

LA GARA – Sul circuito di Montreal intitolato a Gilles Villeneuve, le due Ferrai 126 C2 – modello alla sua ultima apparizione – si dimostrarono in palla fin dalle prove libere e infatti il sabato Arnoux siglò la pole position davanti a Prost, Piquet e Tambay. La supremazia fu confermata in gara, con Arnoux sempre in testa, con ritmo davvero elevato e impossibile per gli altri,  tranne pochi giri ad appannaggio di Riccardo Patrese sull’altra Brabham-Bmw, in occasione del pit-stop per il rifornimento.  Come detto, il ritiro di Piquet e la deludente quinta posizione di Prost in difficoltà, rilanciarono le azioni del ferrarista felicissimo sul podio davanti a Cheever su Renault e al connazionale Tambay. L’anno dopo avrebbe fatto coppia con Alboreto e nel 1985 fu improvvisamente giubilato dal Drake ma Arnoux era e resta un grande, sincero appassionato Ferrari.

lunedì 11 giugno 2018

40 ANNI FA L’UNICA VITTORIA RENAULT ALLA 24 ORE DI LE MANS


(11/6/2018) – La Renault celebra oggi il 40° anniversario della sua unica, storica vittoria alla 24 Ore di Le Mans: a passare per primi sotto la bandiera a scacchi, l'11 giugno 1978, furono Didier Pironi e Jean-Pierre Jaussaud al volante della Renault-Aida A442 numero 2. Un lungo percorso e un traguardo assolutamente ricercato da parte della Regie che a Le Mans schierò quattro prototipi Renault-Alpine e che da quel giorno concentrò le sue attenzioni sulla F1 dove era già sperimentalmente sbarcata carica di portentose innovazioni per la categoria: motore turbo e pneumatici radiali Michelin.




Ma torniamo alla maratona endurance: come detto, un progetto a lungo gestito, accarezzato, pervicacemente perseguito. Nel 1973 Alpine decise di tornare alle gare: a “ordire” l’organizzazione, due personaggi di spicco Jean Terramossi e Gérard Larousse. Poi la tecnica: motore 2000 V6 opera di Bernard Dudot, telaio in alluminio, quindi il supporto Elf, il coinvolgimento di Renault Sport e infine l’ingaggio di piloti francesi di sicuro talento e affidamento come Jabouille, Jaussaud, Jarier e Pironi. Primo tentativo nel 1977 che però risultò deludente, col ritiro di tutte le vetture impegnate. Un anno dopo, o la va o la spacca prima della F1 totalitaria. In pista tre diverse versioni della vettura: due A442, una A442 B e una A443. La prima era apparsa competitiva nelle precedenti stagioni, ma gli altri due prototipi erano stati sviluppati appositamente per la 24 Ore di Le Mans del 1978. Ebbene, dal mazzo venne fuori la carta vincente: la N°1 Renault-Alpine A443 di Jabouille-Depailler rimase in testa fino alla 18^ ora prima di essere superata dalla N°2 A442 Renault-Aida di Didier Pironi-Jean-Pierre Jaussaud, che difese con successo il proprio vantaggio per il restante quarto della corsa. Gloria, grandeur, apoteosi e il giorno dopo… sfilata sugli Champs Elysee!