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giovedì 22 giugno 2017

HAMILTON - KUBICA, ANDATA E RITORNO

(22/6/2017) – La Formula 1, a volte, è davvero strana. C’è un campione sulla breccia come Lewis Hamilton che parla di possibile ritiro e c’è invece chi, come Robert Kubica, pensa ardentemente al ritorno. L’inglese ha già in paniere tre titoli mondiali e vari record, corre per un top team, detiene un conto in banca in continua espansione. Il polacco ha dovuto abbandonare il sogno accarezzato da bambino e una carriera promettente (compreso il più che possibile approdo alla Ferrari) a seguito del noto e grave incidente rally del 6 febbraio 2011 che lo ha costretto a molte sofferenze e a diventare mancino. E allora? Perché questi pensieri?
HAMILTON, potrebbe non sembrare, è un tipo profondo. Corre da una vita. La corrosiva F1 la vive dal 2007, dieci anni. Successi e tensioni enormi. Giusto quando dice: “La mia eredità sarebbe minore se continuassi per altri cinque anni? Chi lo decide?”. Poi però prevale la sua indole competitiva e dice: “Guardo la macchina e mi dico: penso che resterò qui. Sono ancora affamato di vittorie e sto ancora guidando al massimo delle mie possibilità”. E’ combattuto e infatti aggiunge: “Posso capire perfettamente il desiderio di fermarsi, di fare altre cose”. Il riferimento è all’ex compagno di squadra Nico Rosberg, la cui decisione è stata probabilmente un colpo forte e destabilizzante, anche se ben dissimulato. Ad un tratto viene meno il tuo obiettivo, il rivale di sempre (si conoscono fin da ragazzini), il principale stimolo. L’approccio mentale stenta a rifocalizzarsi. Un po’ quello che successe a Senna ad inizio 1994 che lo portò addirittura a gridare via radio “Alain I miss you!” al grande “nemico” Prost appena ritiratosi. Allora c’era Schumacher ma il duello rivitalizzante si interruppe il 1 maggio, oggi c’è Vettel e la Ferrari a insidiare il suo predominio. Battere la Rossa e magari un giorno passare al Cavallino. “In tutto quello che faccio ricerco la grandezza”. Appunto.

KUBICA, curiosamente, ha ritrovato la prepotente voglia di tornare in F1 a dieci anni esatti di distanza dal terribile incidente del quale fu protagonista al Gran premio del Canada 1997. Ne sono trascorsi invece 6 dall’incidente che a momenti gli recise il braccio destro. Era tra i top driver del momento. Dolore. Sofferenza. Ripetute operazioni. La triste consapevolezza che non poteva essere più proprio come prima. Fisicamente e forse ancor più psicologicamente, una mazzata. Il tempo ha lenito queste ferite. La passione ha ripreso quota. Sedute al simulatore, ha testato auto DTM, è coraggiosamente tornato ai rallies, ha guidato kart e auto Turismo. Non sempre il cronometro ha dato responsi entusiasmanti ma evidentemente Robert deve essersi progressivamente reso conto che la testa era in grado di trasferire al piede i giusti impulsi. E’ quel che serve. Il segnale che attendeva. Il test a Valencia con la Renault E20 del 2012 – la stessa che guiderà al prossimo Festival of Speed di Goodwood - è da considerarsi un rientro ufficiale sulla scena. “L’ho fatto per me stesso, per essere pronto in caso arrivi un’opportunità per guidare ancora una F1. Ora ho nuovi obiettivi”. Il suo ex DT Alan Permane: “E’ un pilota di F1”. Come prima, in attesa che qualcuno si faccia avanti (Liberty Media contentissima…)

mercoledì 21 giugno 2017

IL FESTIVAL OF SPEED DI GOODWOOD CELEBRA ECCLESTONE

(21/6/2017) – Il Festival of Speed di Goodwood, dal 29 giugno al 2 luglio, si accinge a celebrare per la prima volta la vita di un protagonista del motorsport: Bernie Ecclestone. Un pubblico omaggio al cosiddetto “Padrino”, da quest’anno non più al comando della F1, che resta e resterà una figura di rilievo del mondo racing. Venerato o detestato, considerato spietato o segretamente umano, Ecclestone ha trascorso grande parte della sua vita tra auto, moto, box, piloti, manager, esalazioni di benzina, aerei, camere di albergo, studi legali, contratti da firmare e far firmare. E’ storia delle corse e della F1. Non per niente, l’esposizione a lui dedicata ha il titolo “Le cinque ere di Ecclestone” che saranno rappresentate da altrettante iconiche vetture. Cinque perché è stato:
1)    pilota e centauro tra la fine del 1940 e l’inizio degli anni ’50 con una Cooper F3 fino     alla disputa del Gran Premio di Monaco del 1958 alla guida di una Connaught;
2)    manager di piloti come Stuart Lewis-Evans e soprattutto Jochen Rindt;
3)    titolare della gloriosa Brabham acquistata a fine 1971 e poi portata al titolo           mondiale con Piquet (nel 1978 vi attrasse Niki Lauda dalla Ferrari);
4)    a capo della FOCA, la potente Associazione Costruttori di F1
5)    a capo della FOM (Formula One Management) attraverso la quale ha reso ricco     e globale il “prodotto” F1

Ecclestone nel 1958
Ecclestone parteciperà all’evento portando alcuni pezzi pregiati della sua enorme collezione di auto storiche e ritroverà un buon numero di persone – ingegneri, meccanici, team manager - che hanno avuto modo di condividere con lui questi lunghi anni. L’appuntamento clou domenica 2 luglio alle ore 15.00 per il giusto tributo. Come dice Lord March, fondatore del Festival of Speed: “E’ la celebrazione di un racer che ha avuto un'influenza enorme sullo sport che noi tutti amiamo”. 

lunedì 19 giugno 2017

FESTA FRANCESE AL GP DI SVEZIA 1977: LIGIER - MATRA - LAFFITE, PRIMA VITTORIA!

(19/6/2017) – Una giornata indimenticabile per la Francia sportiva: 19 giugno 1977. A vincere 40 anni fa il Gran Premio di Svezia di F1 fu Jacques Laffite su Ligier motorizzata Matra. Un trionfo interamente transalpino, auto-pilota-motore, mai verificatosi prima. Per tutti, inoltre, si trattò della prima vittoria (tra l’altro l’ultimo francese a vincere un Gp era stato cinque anni prima Beltoise a Montecarlo ma su BRM). Laffite era alla sua seconda stagione piena in F1 dopo il debutto a stagione inoltrata nel 1974 con la Iso, “sposo” ideale del progetto Ligier che, dopo tre podi e una pole position a Monza nel 1976, anno del debutto, colse finalmente l’agognato successo. Con un pizzico di fortuna.

LA GARA - Ad Anderstorp, ottava prova di campionato, Laffite (che allora aveva 33 anni) arrivò ancora a secco di punti in classifica. Piazzò la sua azzurra JS7 in quarta fila con l’ottavo tempo, al fianco dell’idolo di casa Gunnar Nilsson su Lotus. Ma fu il compagno di squadra di quest’ultimo, Mario Andretti, partito dalla pole, a monopolizzare la gara. Bruciato allo start da Watson su Brabham e Scheckter su Wolf, in due giri l’italo-americano riprese il comando e il volo. Il successivo contatto, alle sue spalle, tra il coriaceo irlandese e il sudafricano mise fuori corsa entrambi a vantaggio del drappello formato da Hunt, Depailler, Mass, Laffite e Reutemann alle prese con la gestione dell’usura pneumatici. Laffite, autore di una condotta accorta, fu capace di superare d’impeto chi aveva davanti, arrendendosi solo all’inarrivabile Andretti. Ma la sorte volle che quello doveva essere il giorno del “fantino” francese: a tre giri dal termine Mario fu costretto ad uno splash-and-go (“un solo gallone”, preciserà amaramente poi) per un consumo eccessivo dovuto ad un’anomalia nel pescaggio della benzina. Laffite vinse davanti a Mass e Reutemann senza nemmeno accorgersene se non quando, rientrato al box, tutto il Team in festa lo informò!

venerdì 16 giugno 2017

MEMORIAL SCARFIOTTI, DEDICATO A ELIO DE ANGELIS

(16/6/2017) – A Potenza Picena, nelle Marche, oggi e domani è di scena la terza edizione del Memorial Lodovico Scarfiotti 2017, quest’anno con un sentito tributo a Elio De Angelis (sarà presente il fratello Roberto). Una due giorni dedicati ai motori tutti da vivere, che unisce il fascino del collezionismo storico ad un momento di incontro tra addetti ai lavori e tanti appassionati. Gli organizzatori dell’Associazione Scuderia Scarfiotti – ricordo che la famiglia del pilota vincitore del GP d’Italia 1966 era residente a Potenza Picena, in provincia di Macerata – annunciano la presenza di grandi ospiti in grado di rimarcare il senso del Memorial, cioè in primis di dare spazio alla figura umana ed eroica dei piloti. Ci sarà Jean Alesi, come noto grande fans di De Angelis tanto da aver utilizzato un casco con la stessa livrea del pilota romano. L’ex ferrarista guiderà la Lotus sponsorizzata Essex del 1980. L’altra guest star Emanuele Pirro si esibirà invece al volante della Lotus 91 con la quale Elio De Angelis battè in volata Keke Rosberg al GP di Austria 1982. Le nere monoposto sono rese disponibili da Clive Chapman, figlio del geniale progettista e Presidente del Classic Team Lotus. In esposizione anche la Ralt di Formula 3 vittoriosa nel Gran Premio Lotteria di Monza del 1977 e la Chevron B38 con la quale Elio trionfò a Montecarlo del 1978.

IL PROGRAMMA avrà inizio oggi alle 15.30 al Terranova Golf. Le auto partecipanti al Memorial saranno esposte dalle ore 18.15 in Piazza Matteotti mentre al Teatro Mugellini, alle 18.30, verrà presentato il libro dedicato a Scarfiotti “Un nome, un destino”. Domenica 18 giugno, via dalle ore 9.00 e start della carovana alle 11.30 verso Montelupone e Villa Buonaccorsi, poi Parco del Conero, Sirolo, le terre care a Leopardi. Alle 15.45 l’esibizione di Alesi e Pirro tra la Statale e Viale Regina Margherita. Alle 16.45 le auto in Piazza Douhet e alle 19.00 il convegno “Elio De Angelis, la velocità nel sangue, l’arte e lo stile nell’anima”. Chiusura con la proiezione del docu-film dedicato all’indimenticabile campione romano.

giovedì 15 giugno 2017

FERRARI 312 B DA CINEMA!


(15/6/2017)FERRARI 312B IS A MOVIE! Una Ferrari bellissima, innovativa, simbolo di anni ruggenti. Una Ferrari da cinema. La 312B progettata da Mauro Forghieri diventa un film distribuito in 50 Paesi del mondo, nelle sale italiane in anteprima solo il 9 – 10 – 11 ottobre prossimi! Firmata da Andrea Marini, la pellicola è  prodotta da Tarpini Production,  distribuita al cinema da Nexo Digital con i media partner Radio DEEJAY e MYmovies.it. Ancora i motori, dunque, sul grande schermo e questo incantesimo si unisce a quello che solo la Rossa riesce ad evocare. Più che mai per la famosa e rivoluzionaria 312B, presentata come “la Rossa che ha rappresentato un’intera epoca” o "la monoposto che ha cambiato la storia della F1". Nel 1970 ad equipaggiare questo modello fu un propulsore piatto che doveva diventare caratterizzante ed iconico della produzione racing di Maranello: un 12 cilindri boxer (da cui la lettera B della sigla), a V di 180° di 3000cc e 450 CV. Un gioiello che permise di spingere le monoposto affidate quell’anno (e nel 1971) a Ickx e Regazzoni fino alle soglie del titolo mondiale, poi andato postumo a Jochen Rindt.



Il film racconta dunque una storia di uomini e di passioni forti,  la determinazione dell’ex pilota di F1 Paolo Barilla che, a distanza di 46 anni dal debutto, ha riportato la 312B in pista a Montecarlo nella competizione storica che si tiene con cadenza biennale. Per fare questo ha affidato l’auto allo stesso uomo che nel 1970 l’aveva concepita, l’ingegner Forghieri, e a un indomito team di meccanici che, pezzo per pezzo, l’hanno riportata alla vita per il grande ritorno. Ingegno, spirito di squadra, sfida, coraggio: un viaggio magnifico nella F1 della Golden Age che si avvale delle testimonianze di piloti come Niki LaudaJacky IckxJackie StewartGerhard BergerDamon Hill.
IL TRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=8mJ-KePsMW

IN & OUT / GP CANADA 1997. IL DEBUTTO DI WURZ, IL CRASH DI PANIS

(15/6/2017) – Un Gran Premio del Canada, quello del 15 giugno 1997, carico di tensione e agonisticamente convulso, vinto da Michael Schumacher (Ferrari) davanti ad Alesi (Benetton). Tra le note di 20 anni fa, il debutto di Alexander Wurz e il brutto incidente di Olivier Panis.
WURZ - Il promettente pilota austriaco di 23 anni, allora collaudatore Benetton-Renault, ebbe l’occasione in virtù dell’assenza del titolare Gerard Berger alle prese con i postumi di un’operazione. L’anno prima aveva vinto la 24 Ore di Le Mans con una Porsche Joest e nel 1997 aveva continuato con le ruote coperte nel FIA GT (Mercedes). Senza infamia e senza lode la gara: Wurz si qualificò 11° ma dovette ritirarsi al 35° giro per noie alla trasmissione. Il suo talento venne  fuori  alla grande già due gare dopo:  in Inghilterra si classificò terzo! Restò alla Benetton fino al 2000 ma la blasonata Scuderia era in fase discendente, quindi un anno alla Mc Laren e infine (2006-2007) alla Williams. La sensazione è che avrebbe potuto fare molto di più.

PANIS - Nel 1997 Olivier Pansis era in grande spolvero. La prima vittoria, l’anno precedente, lo aveva gasato e dopo sei gare – la Ligier nel frattempo era diventata Prost motorizzata Mugen Honda -  si trovava addirittura terzo in classifica grazie al terzo posto in Brasile e al secondo in Spagna. A Montreal si qualificò con il decimo tempo  e tra i vari incidenti e contatti, ci fu quello iniziale proprio del francese con Hakkinen. Cruenti fuori pista di Katayama (Minardi ) e Ralf Schumacher (Jordan). A pochi giri dal termine Panis era sesto, quando a causa del cedimento della sospensione posteriore destra, fini frontalmente contro le barriere, sollevando le protezioni. Purtroppo il risultato fu molto duro: frattura di entrambe le gambe. Rientrò a fine stagione, ma aveva perso l’attimo fatato.

martedì 13 giugno 2017

LUCA DE MEO 50 ANNI, L’EX "MARCHIONNE BOY" ALLA SFIDA SEAT

(13/6/2017) – Doppi auguri a Luca De Meo: buon compleanno per i suoi primi 50 anni e buona fortuna per il rilancio della Seat, il marchio latino della galassia Volkswagen di cui è Presidente dal 2015. Due “imprese” affascinanti. Ops, qualcuno – ma ritengo pochi – non lo conosce? Nel mondo automotive è un leader, qualcuno dice un Re Mida talvolta abbigliato in gessato, talvolta casual. Dove è passato lui, le sorti di una Casa automobilistica hanno conosciuto impennate positive. 
CARRIERA - Renault (Clio) appena laureato alla Bocconi di Milano, Toyota  (Yaris e Lexus), quindi Fiat. E’ stato un “Marchionne boys” e il suo contributo alla letterale rinascita della Casa torinese, ad inizio anni 2000 sull’orlo del baratro, è stato fattivo e massivo. Ramo marketing, al quale il manager dal golfino blu attribuiva e attribuisce un’importanza decisiva. In pochi anni diventò responsabile del marketing di tutti i marchi del Gruppo, oltre ad ottenere una poltrona nel board, e quindi a dirigere Abarth e Alfa Romeo. Grande Punto e soprattutto Fiat 500 due capolavori rinascimentali (nel senso di ossigeno puro alla asmatica Fiat). 
Con la piccola della Casa, suo vero fiore all’occhiello, ha saputo far ritrovare agli italiani il gusto e l’orgoglio si sentirsi protagonisti di una storia e alla Fiat il bandolo della matassa. Torino ne gode i frutti ancora oggi. Ma per De Meo è stata la fine dell’avventura per concedersi alle potenti sirene di Wolfsburg, dove – anche lì – ha rapidamente salito parecchi gradini. Perché quell’addio che a momenti provocò una sincope a Marchionne? Non lo ha mai detto. Chissà, è nel suo DNA: originario di Locorotondo (la Valle d’Itria di Giovinazzi), diploma a Pescara, laurea a Milano, poi Parigi, Bruxelles. E’ uno che pensa moderno, cambiare è crescere. Il senso della sfida, forte del proprio sapere. La decisione di dedicarsi al mondo delle automobili che amava fin da bambino la prese quando viveva in Costa d’Avorio, mentre l’ex pilota ufficiale Lancia Arnaldo Cavallari gli fece vivere l’ebbrezza di un giro sulla Fulvia HF con la quale avrebbe disputato il Rally Bandama. Forse basta anche solo il desiderio di seguire un’emozione.